Cassazione Penale, Sentenza n. 21193/2023 del 18/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per cassazione della sentenza di appello che aveva dichiarato prescritti i fatti relativi al 2013 e rideterminato la pena per il 2014; il ricorso deduceva: (1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla prova dell'elemento oggettivo (contestata l'efficacia probatoria dei modelli DM10 e invocate le dichiarazioni a discarico); (2) vizio di motivazione sull'elemento soggettivo e mancato riconoscimento della forza maggiore per eventi alluvionali; (3) censura per mancata valutazione della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1-bis, d.l. 463/1983 (presunta disparità di trattamento rispetto ai reati tributari e accesso a rateizzazione); (4) violazione dell'art. 131-bis c.p. per mancato riconoscimento della causa di non punibilità per tenuità (contestata l'interpretazione dell'abitualità); (5) carenza di motivazione sul diniego delle attenuanti generiche e violazione del divieto di reformatio in peius nella rideterminazione della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. Ha confermato che i modelli DM10 (sistema UNIEMENS) possono essere valutati come piena prova della corresponsione delle retribuzioni in assenza di elementi contrari non allegati; ha ritenuto inammissibili le censure sul dolo e sulla forza maggiore perché chiedevano mera rivalutazione del fatto (stabilità della valutazione di merito: l'insolvenza per cattiva gestione non esclude il dolo, salvo impossibilità assoluta); ha considerato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale per mancanza di irragionevolezza della diversa disciplina tra debito tributario e previdenziale; ha escluso l'applicabilità dell'art. 131-bis c.p. alla luce dell'importo complessivo e della reiterazione delle omissioni; ha ritenuto infondata la censura sul divieto di reformatio in peius. Per effetto della declaratoria di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 2, comma 1-bis, d.l. n. 463/1983 conv. in l. n. 638/1983
Norma che incrimina l'omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali; la Corte ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata circa la parità di trattamento rispetto ai reati tributari
modelli DM10 / sistema UNIEMENS
I modelli DM10, se prodotti dal datore di lavoro tramite il sistema UNIEMENS, possono costituire piena prova della effettiva corresponsione delle retribuzioni in assenza di elementi contrari specifici
art. 45 c.p. (forza maggiore)
La forza maggiore può escludere il dolo solo se ricorre l'impossibilità assoluta dell'adempimento non imputabile al soggetto; la semplice difficoltà o l'insolvenza dovuta alla gestione o a eventi con incidenza non assoluta non integra l'esimente
art. 131-bis c.p.
La causa di non punibilità per particolare tenuità si applica solo se l'ammontare omesso è di poco superiore alla soglia; importi complessivi significativi o reiterazione delle omissioni escludono l'agevolazione
art. 606 c.p.p. e art. 125 c.p.p.
Regole procedurali richiamate in relazione ai motivi di cassazione e alla specificità delle censure di diritto rispetto a mere questioni di fatto; la Corte ha ritenuto inammissibili censure che chiedevano la rivalutazione del materiale probatorio
art. 616 c.p.p.
Prevede l'onere delle spese e il versamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso per colpa non grave; la Corte ha disposto l'equazione delle spese e il versamento
art. 129 c.p.p.
Richiamato in merito all'impossibilità di dichiarare cause di estinzione (es. prescrizione) quando il ricorso per cassazione è inammissibile per vizio formale
artt. 13 e 13-bis d.lgs. 74/2000
Norme sulla rateizzazione e sulle misure alternative nel settore tributario; il ricorrente auspicava estensione alla disciplina previdenziale, ma la Corte ha ritenuto non irragionevole la diversa disciplina
art. 3 e art. 24 Cost.
Richiamati nella prospettata questione di legittimità costituzionale (uguaglianza e diritto di difesa); la Corte ha ritenuto il contrasto manifestamente infondato
Massime di principio
- I modelli DM10/UNIEMENS inviati dal datore di lavoro possono essere valutati come piena prova della corresponsione delle retribuzioni se non vengono prodotti elementi contrari specifici: in assenza di tali elementi, il giudice non deve prescindere dall'efficacia probatoria delle denunce aziendali
- Il reato di omesso versamento delle ritenute richiede dolo generico: l'insolvenza o difficoltà finanziaria dovuta a cattiva gestione non esclude il dolo; la forza maggiore esime solo in caso di impossibilità assoluta non imputabile al soggetto
- Per l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. (tenuità) occorre considerare l'ammontare complessivo delle somme omesse e la misura del superamento della soglia: omissioni reiterate e importi non marginali precludono l'agevolazione
- Le questioni di legittimità costituzionale che pongano mera disparità normativa difficilmente avranno successo se il legislatore può giustificare differenze di trattamento rilevanti sotto il profilo funzionale (es. debito tributario vs debito previdenziale)
- In cassazione è essenziale la specificità delle censure: non sono ammessi motivi che si limitino a chiedere la rivalutazione del merito o del compendio probatorio già esaminato dai giudici di merito
- La corte d'appello, anche se chiamata a decidere in presenza di impugnazione del solo imputato, può modificare la determinazione della pena (anche in diminuzione) quando estingue per prescrizione taluni reati, senza violare il divieto di reformatio in peius
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