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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35126/2025 del 28/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Napoli che, in sede di rinvio dalla Cassazione, aveva revocato la confisca dei veicoli ma confermato la confisca di 33 orologi marca Rolex e di 10.880 euro in contanti ai sensi dell'art. 240-bis cod. pen. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per l'applicazione della confisca cd. allargata (art. 240-bis): in particolare contestava che la Corte di appello avesse illegittimamente richiesto la prova certa della data di acquisto dei singoli orologi, invece dell'onere di allegazione che renda credibile la provenienza lecita; rilevava inoltre la sproporzione tra il profitto dei reati c.d. spia e il valore dei beni confiscati; e sosteneva che alcuni orologi fossero intestati a un trust e uno a una società, circostanze che avrebbero dovuto escludere la riconducibilità diretta al ricorrente. Infine contestava la mancata valorizzazione dei contratti di locazione come giustificazione della provenienza del contante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: ha confermato la valutazione della Corte d'appello che aveva riscontrato una rilevante sproporzione tra i modesti redditi dichiarati e l'elevato tenore di vita del periodo 2012-2018, ritenendo insufficiente la documentazione difensiva a provare la lecita provenienza di molti orologi (in particolare non risultava dimostrata la data di acquisto; le certificazioni allegate erano fotocopie non attestate dalla casa madre; alcuni orologi erano stati acquisiti in periodo coevo o successivo ai delitti e dunque ricollegabili ai proventi illeciti). La Cassazione ha ritenuto legittima l'applicazione della presunzione iuris tantum di origine illecita prevista per la confisca allargata e ha ritenuto corretta la ricostruzione circa la riconducibilità dei beni anche per interposta persona giuridica o trust, alla luce di intercettazioni e del ruolo del ricorrente nel trust e nella società. Sul denaro contante è stata confermata la mancata prova della lecita origine, posto che i contratti di locazione prodotti avevano efficacia successiva al sequestro. Quindi il rigetto del ricorso comporta il mantenimento della confisca sui 33 orologi e sulla somma di 10.880 euro e la conferma, in linea con la decisione di gravame, della revoca della confisca soltanto per i veicoli. Il ricorrente è stato altresì condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma sulla confisca cd. allargata: ove sia provata una sproporzione rilevante tra redditi dichiarati e valore dei beni, scatta una presunzione iuris tantum di origine illecita dei beni che può essere confutata mediante specifiche e verificabili allegazioni che dimostrino la provenienza lecita.

  • art. 319-ter cod. pen.

    Reato di corruzione in atti giudiziari, indiziato nel capo d'imputazione e richiamato nella valutazione complessiva della disponibilità di proventi illeciti connessi all'attività criminosa.

  • art. 12-sexies d.l. 8 giugno 1992 n. 306 (ora art. 240-bis cod. pen.)

    Giurisprudenza richiamata per indicare il meccanismo presuntivo: dall'accertata sproporzione scatta la presunzione relativa di accumulazione illecita, con onere di allegazione a carico dell'interessato per dimostrare la lecita provenienza.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 33 del 2018

    Conferma che la presunzione di origine illecita insorge quando sia dimostrata la sproporzione e resta relativa, esigendo un onere di allegazione del condannato per provare la liceità della provenienza dei beni.

Massime di principio

  • Per la confisca cd. allargata è decisivo l'accertamento di una sproporzione rilevante tra redditi dichiarati e valore dei beni; una volta provata la sproporzione la presunzione di illiceità è iuris tantum e può essere superata solo con allegazioni specifiche e documentate sulla provenienza lecita dei singoli beni.
  • L'onere a carico dell'imputato non è di fornire la prova 'assoluta' dell'origine lecita ma di allegare elementi concreti e verificabili che rendano credibile la provenienza lecita; tuttavia tale onere varia in relazione alla tipologia di bene e al contesto probatorio e può richiedere indicazioni sulla data e modalità di acquisto per beni di elevato valore.
  • Documentazione generica, fotocopie non certificate, o attestazioni non rilasciate da fonti primarie (es. produttore o venditore ufficiale) possono essere ritenute insufficienti per superare la presunzione di illiceità, specie se l'acquisto avviene in periodo coevo a quello delle attività illecite.
  • L'intestazione di beni a trust o a società non annulla automaticamente la possibilità di confisca se emergono elementi che dimostrano il controllo effettivo o l'utilizzo del bene da parte del ricorrente; la relazione economica e le intercettazioni possono giustificare la riconducibilità.
  • La tempistica è cruciale: acquisti effettuati nel periodo di commissione dei reati o immediatamente successivi sono particolarmente sospetti e richiedono giustificazioni più solide.
  • Per il denaro contante trovato in epoca coeva rispetto ai reati, occorre fornire giustificazioni che dimostrino la provenienza lecita anteriorità al sequestro; contratti o entrate che producono effetti dopo il sequestro non suffi ciscono a giustificare la disponibilità al momento del rinvenimento.

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