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Sentenza

Sentenza n. 1085/2026 - Lecce, Sezione 1

per l'annullamento Per quanto riguarda il ricorso introduttivo: - della nota protocollo n. 0004868 del 31 marzo 2025, avente ad oggetto: “Ditta D’Alba Fabio - comunicazione di rimontaggio struttura precaria acquisita al protocollo comunale in data 25/3/2025 con n. 4544. Dichiarazione di inefficacia e divieto esecuzione lavori”, con cui il Comune di Salve ha disposto il divieto di esecuzione dei lavori di rimontaggio di una struttura precaria comunicati con SCIA del 25 marzo 2025 prot. n. 4544, relativi all’area in località Torre Pali – foglio 24, p.lla 2581; - di ogni altro atto sopravvenuto e/o presupposto, connesso e comunque consequenziale. Per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati in data 15 luglio 2025: - del provvedimento prot. n. 0010902 dell’11.07.2025, con cui è stata rigettata l’istanza di autorizzazione all’uso del manufatto stagionale sito in località Torre Pali, foglio 24, particella 2581; - della nota protocollo n. 9940 del 27.6.2025, con la quale è stata richiesta ai fini del rimontaggio della struttura precaria “comunicazione di inizio attività corredata di valido documento attestante la concessione d’uso, a valido titolo, da parte dei comproprietari del terreno interessato”; - della nota protocollo n. 10173 del’1.7.2025 con cui si reitera la richiesta di titolo negoziale da parte dei comproprietari; - del provvedimento protocollo n. 10445 del 4.7.2025 di annullamento della SCIA di inizio attività; - di ogni altro atto comunque presupposto, connesso o conseguente.

Giustizia amministrativa202500684

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Lecce, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Divieto di esecuzione dei lavori di rimontaggio di una struttura precaria comunicati mediante SCIA, nonché, con motivi aggiunti, rigetto dell'autorizzazione all'uso del manufatto, richieste di titolo negoziale dei comproprietari e annullamento della SCIA

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato gli atti con cui il Comune di Salve ha esercitato poteri inibitori e successivamente annullato la SCIA del 25 marzo 2025, relativa al rimontaggio di strutture stagionali funzionali all'esercizio di un chiosco-bar e alla posa di ombrelloni e sdraio presso un'area privata in locazione. Con motivi aggiunti sono stati impugnati anche il rigetto dell'istanza di autorizzazione all'uso del manufatto stagionale e le richieste comunali di produrre un valido titolo negoziale all'uso del terreno rilasciato dai comproprietari. Gli atti comunali muovevano dall'asserita insussistenza di validi titoli edilizi idonei a consentire il rimontaggio delle strutture e la prosecuzione dell'attività. Il TAR aveva sospeso in via cautelare gli effetti degli atti impugnati. Nelle more, il Consiglio di Stato ha accolto l'appello del ricorrente e annullato i provvedimenti comunali di decadenza e ritiro in autotutela dei titoli edilizi sui quali si fondava l'intervento inibitorio.

La decisione

Il TAR ha dichiarato improcedibili il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a. In primo luogo, gli effetti degli atti impugnati erano riferiti alla stagione balneare 2025 e si erano ormai esauriti; i titoli edilizi avevano infatti carattere precario e richiedevano una nuova comunicazione e un nuovo vaglio dell'amministrazione per il rimontaggio e la riattivazione dell'attività in ciascun anno. In secondo luogo, erano venuti meno i presupposti giuridico-fattuali degli atti impugnati, poiché la sopravvenuta sentenza del Consiglio di Stato n. 4875 del 17 giugno 2026 aveva annullato i provvedimenti comunali di decadenza e ritiro dei titoli edilizi. Il giudice non ha quindi esaminato nel merito le censure dedotte. Le spese di lite sono state compensate in ragione della natura formale della decisione e della sua dipendenza da vicende sopravvenute all'introduzione del giudizio.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a.

    improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse

    Il ricorso è improcedibile quando, per fatti sopravvenuti, viene meno l'interesse concreto e attuale alla decisione.

  • art. 56 c.p.a.

    Richiamato in relazione ai decreti monocratici con i quali era stata disposta la sospensione degli effetti degli atti impugnati.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Il Collegio ha dato alle parti avviso della possibile improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse prima di decidere.

Massime di principio

  • Il ricorso avverso atti destinati a produrre effetti limitati a una singola stagione o periodo temporale diviene improcedibile quando tali effetti si sono esauriti e non residua un interesse concreto e attuale alla pronuncia.
  • La sopravvenuta eliminazione, da parte del giudice, dei provvedimenti presupposti dell'atto impugnato può determinare il venir meno dell'interesse alla decisione quando risultano superati i presupposti giuridico-fattuali dell'atto contestato.
  • Quando il giudice intende rilevare d'ufficio una causa di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse, deve previamente avvisare le parti ai sensi dell'art. 73, comma 3, c.p.a.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziSCIA e liberalizzazioniEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseSilenzio della pubblica amministrazioneEfficacia ed esecutorietà

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