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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35811/2025 del 31/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello del 20/11/2024: Stanelli formulava sette motivi tra cui vizi di motivazione sulla distrazione di specifici automezzi e somme (es. €21.907,58 e €40.000), contestazione del dolo per alcune distrazioni, censura sul valore e rilevanza di escavatori usurati, qualificazione come bancarotta fraudolenta di crediti per SIM Vodafone (€35.378,40), mancanza di motivazione circa la sottrazione/trasmissione delle scritture contabili e mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 219 comma 3 L. Fall.; Alessi deduceva l'assenza di prova della sua consapevolezza nel concorso nelle distrazioni e il mancato pieno riconoscimento delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi di entrambi i ricorrenti: ha ritenuto congrua la motivazione della Corte territoriale sulla prova della distrazione di beni e somme (anche alla luce del principio che l'amministratore deve dimostrare la destinazione di beni non rinvenuti), sulla qualificazione come bancarotta patrimoniale/dissipazione (es. trasferimento di €40.000 a società riconducibile alla famiglia, acquisto sproporzionato di SIM intestate a familiari) e sull'idoneità di beni di modesto valore a costituire pregiudizio per i creditori. Tuttavia il ricorso di Stanelli è stato accolto limitatamente al capo relativo alla bancarotta documentale: la Corte d'appello non ha risposto alle censure sulla utilizzabilità delle dichiarazioni rese al curatore e sulla eventuale consegna delle scritture contabili al nuovo amministratore; su questo profilo la sentenza è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Torino. Per il resto i ricorsi sono stati respinti; Alessi è condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 219 L. Fallimentare

    comma 1 lett. f) e comma 3

    L'art. 219 è invocato in relazione alle attenuanti e alla valutazione della responsabilità per bancarotta; la Corte ha ritenuto corretta la valutazione discrezionale sul riconoscimento delle attenuanti (comma 3) e ha richiamato la norma nella comparazione con l'aggravante richiamata

  • art. 8 comma 3 L. Fallimentare

    Richiamato per l'obbligo di verità gravante sul fallito rispetto alla destinazione dei beni e per giustificare l'onere, in mancanza di spiegazioni, di provare la destinazione degli stessi

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come limite nella esposizione dei motivi in cassazione (criteri di motivazione del ricorso)

Massime di principio

  • In tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale la prova della distrazione di beni può essere desunta dalla mancata dimostrazione, da parte dell'amministratore, della destinazione dei beni non rinvenuti: l'onere di spiegare spetta al gestore dell'impresa.
  • Per la configurazione del dolo nella bancarotta patrimoniale è sufficiente la consapevolezza che le operazioni sul patrimonio sociale siano idonee a cagionare un danno ai creditori; non è necessaria l'intenzione specifica di arrecare il danno.
  • Anche la sottrazione di beni di modesto valore può integrare il reato se dimostra un depauperamento rilevante per l'integrità della garanzia creditoria (es. beni riacquistati o funzionali all'attività aziendale).
  • Operazioni sproporzionate o spese estranee all'attività (es. acquisto massivo di SIM intestate a familiari con indebitamento a carico della società) possono configurare dissipazione o distrazione fraudolenta se non giustificate dall'impresa.
  • Quanto alla bancarotta documentale, l'omessa considerazione da parte del giudice d'appello di specifiche censure sulla utilizzabilità delle dichiarazioni o sulla consegna delle scritture contabili determina vizio idoneo all'annullamento e al rinvio: il giudice di legittimità richiede che tali questioni siano affrontate e motivate.

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