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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26/2025 del 02/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso per cassazione contestava l'ordinanza della Corte d'appello di Catania che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione riferita al periodo di custodia cautelare (30/04/2019-21/05/2019) e successivi arresti domiciliari (21/05/2019-19/10/2020). Agosta deduceva violazione di legge e difetto di motivazione (art.606, comma 1, lett. b) ed e), c.p.p.) in relazione all'art.314 c.p.p., sostenendo che la Corte territoriale non aveva valutato compiutamente il suo comportamento anteriore e successivo alla misura cautelare e che aveva documentato azioni volte a dimostrare la propria estraneità (istanze di riesame, revoca/sostituzione, appello) tali da escludere dolo o colpa grave che avrebbero impedito il riconoscimento dell'indennizzo.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte territoriale secondo la quale sussisteva una causa ostativa al diritto alla riparazione rappresentata da una condotta gravemente colposa del ricorrente: in particolare l'intestazione fittizia di un'impresa, emersa dalle intercettazioni, era ritenuta elemento materiale idoneo a costituire comportamento di colpa grave che ha potuto ingenerare nell'autorità procedente la falsa apparenza della configurabilità di un reato. La Cassazione ha inoltre rilevato che il ricorrente non ha adeguatamente confrontato le proprie doglianze con le specifiche argomentazioni poste alla base dell'ordinanza impugnata. Per tali ragioni il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese processuali e alla rifusione delle spese del resistente.

Norme richiamate

  • Codice penale, art.110

    Richiamato quale norma che disciplina la partecipazione al reato (concorso di persone), posto a contesto dell'imputazione originaria ma non decisivo per la valutazione della riparazione.

  • Codice penale, art.512-bis

    Norma sostanziale relativa all'intestazione fittizia; la Corte di merito ha ritenuto che dagli atti emergesse l'elemento materiale di tale fattispecie, elemento usato dal giudice della riparazione per valutare la possibile colpa grave del ricorrente.

  • Decreto legislativo 306/1992, art.12-quinquies (richiamato)

    art.12quinquies d.lgs. 306/1992

    Citazione della precedente formulazione normativa riconducibile all'attuale art.512bis; utilizzata per contestualizzare la qualificazione dell'illecito.

  • Codice di procedura penale, art.315

    Disposizione che individua il giudice competente per il procedimento di riparazione per ingiusta detenzione; la Corte d'appello è stata valorizzata come giudice adito ai sensi di tale norma.

  • Codice di procedura penale, art.314

    Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; centrale nella valutazione dell'esistenza di cause ostative come il dolo o la colpa grave del richiedente.

  • Codice di procedura penale, art.606, comma 1, lett. b) ed e)

    art.606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e)

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e difetto di motivazione) invocate dal ricorrente; la Cassazione ha ritenuto che il ricorrente non abbia soddisfatto l'onere di confronto con le ragioni della decisione impugnata.

  • Giurisprudenza di legittimità (selezione di precedenti)

    es. Sez.4, n.34656/2010 Davoli; Sez.4, n.4372/2014 Garda De Medina; Sez.U, n.32383/2010 D'Ambrosio; Sez.4, n.27548/2019 Hosni; Sez.4, n.22281/2008 Nocca

    Richiamo ai principi affermati dalla Cassazione: distinzione tra giudizio penale e giudizio di riparazione; onere del giudice della riparazione di valutare autonomamente se comportamenti del richiedente (pre o post misura) abbiano causato la detenzione per dolo o colpa grave; l'accettare di farsi intestare beni come 'testa di legno' può integrare colpa grave.

Massime di principio

  • Nel procedimento per la riparazione per ingiusta detenzione il giudice valuta autonomamente, e non in termini penali, se il comportamento del richiedente abbia causato la detenzione per dolo o colpa grave; non si tratta di accertare la sussistenza del reato ma se la condotta ha creato la falsa apparenza della sua configurabilità.
  • Il giudice della riparazione deve considerare la condotta del richiedente sia prima sia dopo l'applicazione della misura (anche le istanze di riesame, revoca, appello), ma la valutazione deve confrontarsi specificamente con le argomentazioni che hanno fondato la decisione impugnata; il ricorrente in cassazione ha l'onere di indicare la relazione tra le ragioni della decisione e le proprie censure.
  • Comportamenti extra-processuali quali l'accettare di farsi intestare fittiziamente beni o imprese possono integrare colpa grave e rappresentare causa ostativa al diritto all'indennizzo, perché chi si presta a essere 'testa di legno' assume il rischio di coinvolgimento in attività illecite.
  • L'autoincolpazione o il silenzio consapevole su elementi probatori decisivi (es. esistenza di un alibi) rientrano tra i comportamenti processuali che possono integrare colpa grave e giustificare il diniego della riparazione.
  • In cassazione il mancato confronto specifico con le motivazioni del giudice di merito comporta spesso l'inammissibilità o il rigetto del ricorso: il gravame deve dimostrare il nesso logico tra le censure e le ragioni di fatto e di diritto poste a fondamento della decisione impugnata.

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