Sentenza n. 928/2026 - Firenze, Sezione 3
per l'annullamento - delle ordinanze n. 161/2023 e n. 165/2023 in data 28.3.2023 emesse dal Dirigente del Comune di Firenze Servizio Edilizia Privata aventi ad oggetto l'ordine di rimessa in pristino ex art. 200 c. 3 LRT n. 65/2014 di due autorimesse - box auto siti in Firenze, via Rocca Tedalda n. 5; - di tutti gli atti presupposti, conseguenziali o comunque connessi tra cui i provvedimenti di diniego n. 1878/2022 e n. 1879/2022 del 26.8.2021 emessi dallo stesso Comune in relazione alle pratiche di concessione edilizia in sanatoria ai sensi della LRT n. 53/2004 protocolli A/1835 e A/1836 presentate dal Sig. Lido Milazzo; nonché per l'accertamento e la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Firenze in ordine all'istanza di annullamento/sospensione dei suddetti dinieghi presentata in data 20.10.2022 dal tecnico dei ricorrenti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanze di rimessa in pristino relative a due autorimesse e dinieghi di sanatoria edilizia, nonché silenzio sull’istanza di annullamento o sospensione in autotutela
Esito
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato le ordinanze n. 161/2023 e n. 165/2023, adottate dal Comune di Firenze ai sensi dell’art. 200, comma 3, della legge regionale Toscana n. 65/2014, aventi a oggetto la rimessa in pristino di due autorimesse, nonché i connessi dinieghi di sanatoria edilizia relativi alle pratiche presentate ai sensi della legge regionale Toscana n. 53/2004. È stata inoltre proposta domanda di accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dal Comune sull’istanza di annullamento o sospensione dei dinieghi. Nel corso del giudizio il Comune ha adottato provvedimenti di annullamento in autotutela dei dinieghi di sanatoria e delle conseguenti ordinanze di rimessa in pristino, chiedendo la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo che l’annullamento in autotutela dei dinieghi di sanatoria e delle conseguenti ordinanze impugnate abbia integralmente soddisfatto l’interesse dei ricorrenti e abbia determinato il venir meno oggettivo della lite. Il giudice ha richiamato il principio secondo cui la cessazione della materia del contendere può essere dichiarata quando il ricorrente ottenga in via amministrativa il bene della vita perseguito, rendendo inutile la prosecuzione del processo. Le spese di lite sono state compensate, conformemente alla richiesta del Comune e in assenza di opposizione dei ricorrenti.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
La disposizione è richiamata quale base processuale della declaratoria conseguente alla sopravvenuta soddisfazione dell’interesse fatto valere in giudizio.
art. 200, comma 3, l.r. Toscana n. 65/2014
È la disposizione regionale posta a fondamento delle ordinanze comunali di rimessa in pristino impugnate.
l.r. Toscana n. 53/2004
È la disciplina regionale ai sensi della quale erano state presentate le pratiche di concessione edilizia in sanatoria oggetto dei dinieghi poi annullati in autotutela.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere può essere dichiarata quando, nel corso del giudizio, l’amministrazione adotti provvedimenti pienamente satisfattivi dell’interesse perseguito dal ricorrente, determinando il venir meno oggettivo della controversia e l’inutilità della prosecuzione del processo.
- L’annullamento in autotutela dell’atto impugnato e degli atti consequenziali può comportare la cessazione della materia del contendere quando elimini integralmente gli effetti lesivi contestati e soddisfi la posizione sostanziale dedotta in giudizio.
- Le spese di lite possono essere compensate quando tale regolazione sia richiesta dall’amministrazione e non sia contestata dalla parte ricorrente.
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