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Sentenza

Sentenza n. 4133/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202505516

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania, Sez. VI, n. 4795/2025, che aveva dichiarato irricevibile il ricorso contro gli atti di ricognizione e valorizzazione del patrimonio comunale, respinto il ricorso contro l’ordinanza di rilascio di un immobile comunale e dichiarato inammissibili i motivi aggiunti contro gli atti di approvazione del progetto di riconversione dell’area in asilo nido

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’appellante ha dedotto un unico motivo, sostenendo che il complesso immobiliare già sede del macello comunale appartenesse al patrimonio disponibile del Comune, poiché la destinazione a pubblico macello sarebbe cessata nel 1990 e mancherebbe un’effettiva, specifica e attuale destinazione a pubblico servizio. Ha contestato, quindi, la legittimità delle deliberazioni comunali che avevano inserito i beni nel piano delle alienazioni e valorizzazioni e successivamente li avevano qualificati come patrimonio indisponibile in funzione della realizzazione di un asilo nido finanziato dal PNRR, nonché dell’ordinanza di rilascio dell’immobile. Secondo l’appellante, il Comune non avrebbe potuto esercitare i poteri amministrativi di autotutela previsti dall’art. 823 c.c. nei confronti di un bene appartenente al patrimonio disponibile; la controversia avrebbe dovuto rientrare nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di rapporto paritetico. Ha inoltre invocato una precedente sentenza del TAR Campania, ritenendo che essa avesse accertato la natura disponibile del bene, e ha dedotto la carenza assoluta di potere dell’amministrazione, anche in ragione della pendenza di un giudizio sull’acquisto per usucapione e dell’asserita mancata concreta destinazione dell’immobile al servizio pubblico.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato integralmente la sentenza di primo grado. Il Collegio ha ritenuto decisivi tre elementi: l’occupazione sine titulo dell’immobile da parte dell’appellante almeno dalla cessazione del rapporto di servizio, l’accertata proprietà comunale del bene, confermata dalla Corte di cassazione, e l’impedimento alla realizzazione di un progetto di rilevanza sociale, consistente in un asilo nido finanziato con fondi PNRR e soggetto a stringenti tempi di attuazione. È stata esclusa la rilevanza della precedente sentenza del TAR Campania, poiché avente natura processuale e priva di giudicato sostanziale idoneo a impedire al Comune di modificare la qualificazione giuridica del bene. Le deliberazioni comunali e l’ordinanza di rilascio sono state ritenute atti idonei e strutturalmente legittimi a dare concreta attuazione alla scelta amministrativa di destinare l’immobile a una funzione pubblica sociale e di procedere preliminarmente allo sgombero dell’occupante sine titulo. L’appellante è stato condannato alla rifusione delle spese del grado, liquidate in euro 3.000, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 823 c.c.

    eventuale quote, SOLO SE PRESENTE

    La norma è stata invocata dall’appellante per sostenere che i poteri amministrativi di autotutela possessoria spettino all’amministrazione soltanto per i beni demaniali o appartenenti al patrimonio indisponibile; il Consiglio di Stato ha tuttavia ritenuto legittimi gli atti comunali di destinazione pubblica del bene e l’ordinanza di rilascio.

  • art. 58 d.l. n. 112/2008

    eventuale quote, SOLO SE PRESENTE

    L’appellante ha contestato l’inserimento dei beni nel piano delle alienazioni e valorizzazioni, assumendo una violazione della disciplina sulla ricognizione e valorizzazione del patrimonio degli enti locali; la censura è stata respinta con il rigetto dell’appello.

  • art. 12-bis, comma 5, d.l. n. 68/2022, convertito dalla l. n. 108/2022

    eventuale quote, SOLO SE PRESENTE

    La disposizione è stata richiamata dal TAR per applicare il dimezzamento dei termini processuali ai procedimenti relativi a interventi finanziati, in tutto o in parte, con risorse PNRR, conducendo alla dichiarazione di irricevibilità del ricorso contro la deliberazione comunale.

  • art. 119, comma 2, c.p.a.

    "tutti i termini processuali ordinari sono dimezzati, salvo quelli per la notificazione del ricorso, del ricorso incidentale e dei motivi aggiunti"

    La norma è stata applicata dal giudice di primo grado per ritenere tardivo il deposito del ricorso relativo agli atti comunali connessi a un intervento finanziato con risorse PNRR.

Massime di principio

  • Una pronuncia processuale priva di giudicato sostanziale non impedisce all’amministrazione proprietaria di modificare la qualificazione giuridica di un bene pubblico sulla base di una successiva e concreta scelta di destinazione del bene a una funzione pubblica.
  • L’accertata proprietà comunale di un immobile e la sua occupazione sine titulo, protrattasi dopo la cessazione del rapporto funzionale che giustificava l’utilizzo del bene, possono legittimare l’adozione di un’ordinanza di rilascio quale atto preliminare alla realizzazione di una funzione pubblica sociale.
  • La destinazione di un immobile comunale alla realizzazione di un servizio pubblico, formalizzata dagli atti dell’amministrazione e collegata a un progetto concreto finanziato con risorse PNRR, può sorreggere la qualificazione del bene come patrimonio indisponibile e l’esercizio dei poteri amministrativi finalizzati al suo rilascio.
  • L’occupante sine titulo di un immobile comunale non conserva un interesse concreto e attuale a contestare le modalità esecutive di un progetto pubblico sul bene quando sia già tenuto a rilasciarlo in forza di un legittimo provvedimento di sgombero.

Come è indicizzato

MateriePatrimonio e alienazioniDecisione e riti speciali
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiEfficacia ed esecutorietàRiparto di giurisdizioneLegittimazione e interesse a ricorrerePrincipio di legalità e tipicità

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