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Ordinanza

Ordinanza n. 1166/2026 - Napoli, Sezione 7

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, della ingiunzione reg. ord. prot. n. 220 del 7/6/2023, notificata il 12 detti, emessa ai sensi dell'art. 33 del DPR n. 380/01 e recante ordine di procedere alla demolizione delle opere di cui ai nn. 1, 2, 5, 6, 7, 8 e 9, oltre alla lettera a), con ripristino dello stato dei luoghi preesistente alla realizzazione delle opere de quibus; nonché di ogni altro provvedimento preordinato, connesso e consequenziale comunque lesivo degli interessi dei ricorrenti, tra cui, per quanto di ragione, la relazione tecnica prot. n. 13195 del 14/3/2023

Giustizia amministrativa202304473

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VIIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ingiunzione di demolizione di opere edilizie e ripristino dello stato dei luoghi, adottata ai sensi dell'art. 33 d.P.R. 380/2001

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ingiunzione comunale di demolizione delle opere individuate nell'atto, chiedendone l'annullamento previa sospensione cautelare. Dalla motivazione dell'ordinanza emerge che, nelle more, è stato adottato un diniego di accertamento di conformità ai sensi dell'art. 36-bis d.P.R. 380/2001, impugnato in un distinto giudizio. Il TAR ha ritenuto rilevante, ai fini della valutazione cautelare, che tale diniego fosse adeguatamente motivato sulla mancanza di prova della preesistenza del manufatto: il manufatto non risultava visibile nelle aerofoto del 1956 e la soletta in calcestruzzo di remota realizzazione era stata ricondotta dagli stessi ricorrenti a un piazzale esterno all'area occupata dal locale, non al manufatto. La realizzazione della soletta nel 1959 è stata pertanto ritenuta meramente ipotizzata e non sostenuta da elementi indiziari.

La decisione

Il TAR ha respinto l'istanza cautelare, ritenendo non adeguatamente dimostrata, allo stato degli atti, la preesistenza del manufatto e quindi non ravvisando elementi sufficienti per sospendere l'efficacia dell'ingiunzione di demolizione. La motivazione valorizza il diniego di accertamento di conformità adottato nel 2025, giudicato adeguatamente motivato quanto all'assenza di prova della preesistenza dell'opera. Le spese della fase cautelare sono state compensate. L'ordinanza non definisce il merito dell'impugnazione dell'ingiunzione.

Norme richiamate

  • art. 33 d.P.R. 380/2001

    Costituisce la base normativa dell'ingiunzione comunale di demolizione e del ripristino dello stato dei luoghi.

  • art. 36-bis d.P.R. 380/2001

    Rileva in relazione al diniego di accertamento di conformità, ritenuto adeguatamente motivato per la mancata prova della preesistenza del manufatto.

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare incidentale, sulla quale il TAR ha pronunciato respingendo l'istanza.

Massime di principio

  • In sede cautelare, la sospensione di un ordine di demolizione può essere negata quando la parte non fornisca elementi sufficienti a dimostrare la preesistenza del manufatto e la riconducibilità degli elementi materiali disponibili all'opera contestata.
  • La documentazione aerofotografica che non evidenzi il manufatto e una base in calcestruzzo riferibile, secondo la stessa prospettazione dei ricorrenti, a un piazzale esterno non costituiscono elementi sufficienti a provare la realizzazione pregressa dell'edificio.
  • Il diniego di accertamento di conformità adeguatamente motivato sulla mancata prova della preesistenza del manufatto può costituire elemento rilevante nella valutazione del fumus boni iuris della domanda cautelare proposta contro l'ordine di demolizione.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioTutela cautelare
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiTutela cautelareOnere della prova e principio dispositivoDifetto di istruttoria

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