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Sentenza

Sentenza n. 5517/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'accertamento della illegittimità del silenzio e del diritto del ricorrente ad ottenere il visto d’ingresso per motivi di lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202600124

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio formatosi sull'istanza di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto d'ingresso per lavoro subordinato

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

La parte ricorrente, nella qualità di datore di lavoro, ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per ottenere l'accertamento dell'illegittimità del silenzio dell'amministrazione e del proprio diritto a ottenere il visto d'ingresso in favore di un lavoratore subordinato straniero. Nel corso del giudizio, successivamente alla proposizione del ricorso, la competente sede diplomatica ha fissato un appuntamento per la presentazione della domanda di visto. L'amministrazione ha dedotto l'avvenuta attivazione del procedimento e il difetto di legittimazione attiva della ricorrente, in quanto datore di lavoro; tale circostanza non è stata contestata dalla controparte.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo che la fissazione dell'appuntamento da parte della competente sede diplomatica integrasse l'avvenuta attivazione del procedimento per il rilascio del visto e, quindi, il soddisfacimento della pretesa fatta valere in giudizio. La decisione è stata adottata ai sensi del combinato disposto degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a. Il Collegio non ha esaminato nel merito la spettanza del visto né ha accertato l'illegittimità del silenzio, poiché l'attivazione del procedimento ha eliminato l'utilità della decisione richiesta. Le spese di lite sono state compensate in considerazione del dedotto difetto di legittimazione attiva della ricorrente, nella sua qualità di datore di lavoro.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione; il ricorso è stato proposto per ottenere l'accertamento dell'illegittimità del silenzio e del diritto all'attivazione del procedimento relativo al visto d'ingresso.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    Consente la declaratoria di cessazione della materia del contendere quando, nel corso del giudizio, la pretesa azionata risulta integralmente soddisfatta dall'amministrazione.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale presupposto per l'oscuramento delle generalità della parte interessata a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, unitamente all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a fondamento dell'oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la sopravvenuta attivazione del procedimento amministrativo richiesto dal ricorrente può determinare la cessazione della materia del contendere quando tale attività soddisfa integralmente la pretesa azionata, ai sensi del combinato disposto degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a.
  • La fissazione di un appuntamento per la presentazione della domanda di visto integra l'attivazione del relativo procedimento, ma non equivale, di per sé, al rilascio del visto né determina l'accertamento della sua spettanza sostanziale.
  • La questione relativa alla legittimazione attiva del datore di lavoro nel giudizio concernente il visto d'ingresso può incidere sulla regolazione delle spese anche quando la sopravvenuta attività amministrativa determina la cessazione della materia del contendere.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesseLegittimazione e interesse a ricorrere

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