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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16295/2022 del 28/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato la richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere. L’argomentazione principale del ricorrente era l’insufficiente e non adeguatamente motivata individuazione dell'autore dei reati: sosteneva che non vi fossero prove certe della sua identità (assenza di rilievi dattiloscopici, uso di documenti trovati in un'abitazione privi di foto, esibizione di generalità riconducibili a persona diversa "Terraf Er Remyqy Fouad", precedente espulsione dal territorio nazionale con il nome di Daoui Jawad, e quindi impossibilità di possedere i documenti spagnoli). Denunciava che la Polizia Giudiziaria si era limitata all'esibizione di documenti e a circostanze (nomignoli nelle intercettazioni) senza indagini identificative adeguate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza. Ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale del riesame avesse adeguata motivazione e si fondasse su elementi di fatto insindacabili in sede di legittimità: esibizione di documenti e generalità al momento dell'ingresso in ospedale e durante controlli, costante indicazione delle stesse generalità nell'interrogatorio di garanzia, intercettazioni in cui il ricorrente veniva chiamato "jawad" o "Jawad lo spagnolo", nonché accertamenti di servizi di osservazione, pedinamento e controllo che lo indicavano come fornitore milanese di droga. La Corte ha quindi escluso la necessita di riesaminare i fatti e le valutazioni probatorie poste a fondamento della misura cautelare. Ha condannato il ricorrente al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende e alle spese del procedimento e ha disposto l'inoltro degli atti alla cancelleria per gli adempimenti di rito.

Norme richiamate

  • art. 73 T.U. stupefacenti

    Norma sostanziale che vien richiamata per caratterizzare i reati a cui si riferisce la misura cautelare (illeciti in materia di stupefacenti). La Corte non discute la configurazione del reato ma si limita a valutare la legittimità della misura sulla base degli elementi d'indagine.

  • art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    Limita la trattazione dei motivi in cassazione ai "limiti strettamente necessari" per la motivazione; la Corte rileva che il ricorso non prospetta rilievi idonei a contestare profili di diritto che possano rilevare in sede di legittimità e si limita a una rivalutazione dei fatti, non consentita.

  • art. 349 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente in tema di identificazione dell'imputato; la Corte osserva che il giudice del riesame ha motivato l'identificazione sulla base di plurimi elementi (documenti esibiti, comportamento, intercettazioni, servizi d'osservazione) e che le critiche del ricorrente sono generiche e non dimostrano vizio di motivazione o violazione della norma.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata dalla Corte per irrogare la sanzione pecuniaria (e la condanna al pagamento alla Cassa delle ammende) in caso di inammissibilità del ricorso.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria conseguenti alla dichiarazione di inammissibilità; la Corte dispone l'invio degli atti per gli adempimenti di competenza.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione in materia di misure cautelari non procede a una nuova valutazione dei fatti se il giudice di merito ha fornito una motivazione logica, coerente e priva di contraddizioni: i rilievi di merito sono inammissibili se si limitano a chiedere una rivalutazione probatoria.
  • Per contestare l'individuazione dell'autore dei reati è necessario allegare e dimostrare elementi concreti che evidenzino errori o carenze investigative determinanti (es. assenza o falsità di prove documentali, accertamenti tecnici che provino la non identità), non semplici dubbi o ipotesi alternative.
  • L'esibizione di documenti e la costanza di generalità fornite in momenti diversi (ingresso in ospedale, controlli di polizia, interrogatorio) unite ad elementi di contesto (intercettazioni che usano un soprannome, osservazioni e pedinamenti che collegano la persona all'attività criminale) possono costituire una base sufficiente per ritenere identificata la persona ai fini della custodia cautelare, purché il giudice motivi tale valutazione.
  • Se si lamenta l'uso di documenti falsi o di provenienza dubbia per l'identificazione, occorre indicare e richiedere specifici mezzi di prova o accertamenti (rilievi dattiloscopici, fotosegnalamento, indagini sulla provenienza dei documenti) nel corso delle indagini o del riesame, diversamente il giudice potà ritenere non decisiva tale circostanza.
  • I ricorsi alla Corte di Cassazione devono essere formulati in modo non generico e devono cogliere profili di diritto o vizi di motivazione ben individuati; la mera reiterazione di argomentazioni di merito già affrontate dal giudice di merito è inefficace e può comportare l'inammissibilità e sanzioni economiche.
  • Quando si contesta la legittimità di una misura cautelare per vizi di identificazione, è strategico chiedere tempestivamente e provare l'esecuzione di specifici atti identificativi (impronte, foto, comparazioni biometriche) e documentare eventuali incongruenze formali o materiali nei documenti esibiti.

Testo integrale

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