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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28904/2024 del 17/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma in appello delle condanne per il reato di ricettazione. Contestano: carenze e contraddittorietà della motivazione; insufficiente prova della provenienza illecita della maggior parte dei beni sequestrati (molti degli oggetti non dimostrati provenire da specifici reati); uso abusivo di presunzioni semplici; errata qualificazione del dolo (accertamento del dolo eventuale in appello); ritenuta responsabilità in concorso senza specifica contestazione dell'art. 110 c.p.; omissione o errata valutazione di richieste favorevoli (messa alla prova, sostituzione pena con lavori di pubblica utilità, riconoscimento di attenuanti generiche e di cui all'art. 62 n.6 c.p., tenuità del fatto); vizi relativi a sequestro e confisca (mancata convalida sequestro, applicazione indebita dell'art. 240 c.p. e confisca estesa a beni non dimostrati come provento del reato); eccezione di incompetenza territoriale per Pucci Oscar.

La decisione

La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili e respinge tutte le censure. Ritiene corrette le valutazioni di merito: la presenza di oggetti di sicura provenienza furtiva, le modalità anomale di conservazione/occultamento, l'assenza di giustificazione documentale e di redditi idonei, nonché elementi intercettativi e di collegamento con altri soggetti, giustificano, anche mediante prove logiche/indiziarie, l'affermazione della ricettazione e la confisca dell'intero compendio sequestrato. Sul punto della prova la Cassazione ribadisce il divieto di riesaminare le prove in fatto se la motivazione di merito non è manifestamente illogica. Le censure sulla messa alla prova e sulle pene sostitutive sono ritenute inammissibili perché fondate su giudizi prognostici di merito adeguatamente motivati. Si rigettano altresì le doglianze sulla mancata convalida del sequestro: la confisca è ammissibile anche senza preventiva convalida ove i beni siano individuabili e la prova logica ne dimostri la provenienza illecita. Conseguentemente, la Corte condanna i ricorrenti alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 ciascuno alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen. (ricettazione)

    La provenienza illecita della cosa può essere accertata anche mediante prove logiche e indiziari; non è richiesto l'accertamento giudiziale del delitto presupposto né dei suoi autori.

  • art. 648-bis cod. pen. (riciclaggio)

    Analogamente alla ricettazione, l'accertamento della provenienza illecita e delle modalità di occultamento può fondarsi su prove logiche; non è necessario individuare giudizialmente il delitto presupposto o i suoi autori.

  • art. 240 cod. pen. (confisca)

    La confisca può essere disposta per cose frutto del reato; la Corte ha ritenuto legittima la confisca quando la provenienza illecita del compendio è stata dimostrata con prove logiche.

  • art. 355 cod. proc. pen. (convalida del sequestro)

    La mancata convalida del sequestro probatorio non è automaticamente impeditiva di una successiva confisca se i beni sono individuabili e la loro provenienza illecita è dimostrata in fase esecutiva.

  • art. 521 cod. proc. pen. (limiti della pronuncia)

    La Corte ha ritenuto infondata l'eccezione di violazione: la contestazione dei fatti ai coimputati era chiara anche se non riportava espressamente l'art. 110 c.p., perciò non è stata ravvisata alcuna violazione formale decisiva.

  • art. 464-quater cod. pen. (messa alla prova)

    L'ammissione alla messa alla prova è rimessa al giudizio discrezionale del giudice di merito che formula una prognosi sulla rieducazione; tale valutazione, se adeguatamente motivata, è insindacabile in Cassazione.

  • art. 133 cod. pen. (criteri per la determinazione della pena e valutazioni prognostiche)

    I criteri di valutazione per la preferenza delle misure sostitutive e per la prognosi dell'astensione dal reato sono discrezionali e soggetti al sindacato di legittimità solo quando manchi motivazione o sia manifesta l'illogicità.

  • art. 62 n. 6 cod. pen. e art. 62 n. 4 cod. pen. (attenuanti)

    La Corte ha ritenuto fondatamente negate o limitate le attenuanti in relazione alla parzialità dei risarcimenti, al numero/valore degli oggetti e alla natura professionale dell'attività illecita, motivazione che esula dal sindacato di legittimità se corretta in fatto.

  • art. 712 cod. pen. (riqualificazione del fatto)

    I giudici di merito hanno escluso che i fatti fossero riconducibili a mera colpa o a fattispecie differenti: la valutazione in merito è considerata coerente e non viziata.

  • art. 12-sexies legge 7 agosto 1992 n. 356

    La confisca patrimoniale prevista dalla norma può essere autonoma rispetto a un sequestro preventivo e non richiede che il sequestro sia sempre antecedente alla confisca.

  • art. 533 cod. proc. pen. (criterio della prova oltre ogni ragionevole dubbio)

    La Corte sottolinea che il criterio "al di là di ogni ragionevole dubbio" in sede di legittimità può essere invocato solo se la motivazione di merito è manifestamente illogica; la Cassazione non procede a un’autonoma rivalutazione delle prove.

  • art. 616 cod. proc. pen. (conseguenze dell'inammissibilità)

    In caso di inammissibilità dei ricorsi la Corte può condannare i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e all'oblazione in favore della Cassa delle ammende.

  • articoli 56-ter e 58 legge 681/81

    Richieste di sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità sono valutate discrezionalmente dal giudice di merito in base agli elementi di fatto e alla prognosi; in questo caso il rigetto è stato ritenuto motivato.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150

    Citato in riferimento alle modifiche sulle pene sostitutive: il giudice resta vincolato ai criteri di cui all'art. 133 c.p. e la valutazione motivata esula dal sindacato di legittimità.

  • art. 27 Costituzione

    Invocata dai ricorrenti in tema di garanzie personali; la Corte non ha ravvisato violazioni costituzionali emergenti dai motivi dedotti.

Massime di principio

  • La ricettazione può essere accertata anche in assenza di prova giudiziale del reato presupposto: il giudice può fondarsi su prove logiche e indizi quando la somma degli elementi (oggetti di sicura provenienza furtiva, modalità anomale di occultamento, assenza di giustificazioni e di redditi adeguati, rapporti con altri soggetti coinvolti) rende probabile la provenienza illecita.
  • La Cassazione non riesamina liberamente le prove di merito: le doglianze sull'apprezzamento probatorio sono ammissibili solo se dimostrano manifesta illogicità, contraddittorietà o violazione di regole giuridiche ben individuate nella motivazione.
  • La mancata specificazione formale di una fattispecie partecipativa (es. art. 110 c.p.) non determina automaticamente nullità o vizio se i fatti risultano chiaramente contestati ai coimputati; l'assenza di indicazione dell'articolo non è sempre decisiva.
  • Il giudice d'appello può, entro i limiti del devoluto, riformulare la valutazione dell'elemento soggettivo (anche riconoscendo il dolo in forma eventuale) se la decisione finale resta conforme ai fatti contestati e la motivazione è adeguata.
  • La concessione della messa alla prova o di pene sostitutive è soggetta a una valutazione prognostica discrezionale del giudice di merito (art. 133 c.p.); se ben motivata, tale valutazione è difficilmente sindacabile in Cassazione.
  • La confisca patrimoniale può essere disposta anche se non vi è stata preventiva convalida del sequestro, purché i beni siano individuabili al momento dell'esecuzione e la loro provenienza illecita risulti dimostrata in base agli elementi acquisiti.
  • In situazioni analoghe è strategico: documentare redditi e provenienze lecite dei beni, conservare fatture e titoli di proprietà, proporre tempestivamente prove testimonali e richieste di messa alla prova con programmi trattamentali dettagliati e supportati da riscontri concreti.

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