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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4642/2024 del 01/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione del decreto della Corte d'appello di Palermo che aveva rigettato l'istanza di revoca della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (misura disposta con decreto del 10/02/2006, definitiva 23/03/2007). Il ricorrente deduceva violazione di legge (art. 14, comma 2-ter, d.lgs. n. 159/2011) per omesso e generico accertamento dell'attualità della sua pericolosità sociale, nondimeno avendo trascorso un lungo periodo di detenzione e avendo precedenti per narcotraffico (reati risalenti al 2005/2006 e un episodio del 2016) e vicende successive (arresto nel 2018 e rapida scarcerazione). Il ricorso censurava inoltre l'uso di elementi meramente presuntivi quali l'irreperibilità e la residenza in Germania.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato il decreto impugnato e ha rinviato alla Corte d'appello di Palermo per un nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza di merito meramente apparente e insufficiente perché mancavano elementi necessari per valutare l'attualità della pericolosità del proposto (es.: contenuto e periodo delle ordinanze cautelari richiamate, ruolo e condotte contestate, motivo della rapida scarcerazione del 2018). Inoltre ha ritenuto che circostanze come la residenza in Germania o l'irreperibilità non possano, di per sé e senza adeguata contestualizzazione, comprovare la persistenza della pericolosità sociale.

Norme richiamate

  • art. 14, comma 2-ter, D.lgs. n. 159/2011

    art.14, comma 2 -ter, d. Igs. n. 159 del 2011

    Imposto l'onere al giudice di accertare concretamente l'attualità della pericolosità sociale; non è sufficiente richiamare precedenti passati, occorre una motivazione puntuale che colleghi fatti storici e elementi attuali

  • art. 73, comma 1, D.P.R. n. 309/1990

    articolo 73, comma 1, D.p.r. 309 del 1990

    Riferimento ai delitti in materia di stupefacenti contestati: richiamato come fatto storico rilevante, ma la sua mera esistenza non prova da sola l'attualità della pericolosità

  • Giurisprudenza costituzionale e di legittimità (Corte cost. n. 291/2013; Sez. U. n. 33451/2014; Sez. 6, n. 5267/2016)

    Richiamati principi consolidati secondo i quali, nei procedimenti di prevenzione, il vizio denunciabile è la motivazione inesistente o apparente e il giudice deve verificare in concreto la persistenza della pericolosità, specie se è trascorso tempo o vi è stato un lungo periodo detentivo

Massime di principio

  • La valutazione dell'attualità della pericolosità sociale richiede una motivazione concreta e specifica: il giudice deve indicare i fatti, il ruolo del proposto, i periodi temporali e le ragioni concrete che collegano i precedenti al rischio attuale
  • I reati commessi in passato, per quanto gravi, non bastano da soli a giustificare una misura di prevenzione se fra il fatto e il giudizio è trascorso tempo o si è avuto un lungo periodo detentivo privo di condotte sintomatiche di pericolosità
  • Circostanze come la residenza all'estero o una precedente irreperibilità non comprovano automaticamente l'attualità della pericolosità sociale: vanno inserite in un contesto fattuale specifico e adeguatamente motivate
  • Se il ricorrente è stato arrestato e poi rapidamente scarcerato occorre che il giudice spieghi le ragioni di tale scarcerazione se intende farne argomento per escludere la cessazione della pericolosità
  • Per il ricorrente/avvocato: sollevare la carenza motivazionale chiedendo l'esibizione o la precisazione del contenuto delle ordinanze cautelari e altre prove documentali; per il giudice: documentare e specificare il nesso causale tra fatti passati e rischio presente

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