Cassazione Penale, Sentenza n. 45908/2023 del 14/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Messina che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di detenzione e trasporto di oltre 9 kg di hashish, con l'aggravante di cui all'art. 80, comma 2, d.P.R. n. 309/1990. Il ricorrente contestava la sussistenza e la motivazione dell'aggravante, sostenendo che tale aggravante è valutativa e non può fondarsi unicamente sull'analisi chimica e sul dato ponderale; denunciava inoltre violazione del principio di correlazione tra imputazione e decisione (art. 521 c.p.p., art. 111 Cost., art. 6 CEDU) per mancata formale contestazione dell'art. 80, comma 2, e l'assenza di elementi quali la piazza di spaccio o il numero di potenziali acquirenti.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata abbia correttamente descritto gli elementi di fatto (il ritrovamento di un sacco contenente 9,6 kg di hashish, suddivisi in 99 panetti, con principio attivo equivalente a circa 2 kg e una stima di 81.756 dosi) e che tale descrizione corrispondesse ai criteri interpretativi delineati dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 24906/2019. La Corte ha inoltre affermato che, in sede cautelare e di riesame, il giudice può qualificare diversamente la condotta rispetto all'ordinanza applicativa della misura; la contestazione in fase cautelare è descrittiva e suscettibile di specificazioni (art. 292, comma 2, lett. b c.p.p.), perciò l'invocato principio di correlazione (art. 521 c.p.p.) non è applicabile nella stessa misura. La Corte ha, infine, ritenuto irrilevante il richiamo a valutazioni di altri giudici in altri territori e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 80, comma 2, d.P.R. n. 309 del 1990
art. 80, comma 2, d.P.R. n. 309 del 1990
L'aggravante dell'"ingente quantità" è stata ritenuta sussistente sulla base del dato ponderale unitamente alla stima del principio attivo e del numero di dosi; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dell'aggravante in linea con i criteri interpretativi delle Sezioni Unite.
art. 521 cod. proc. pen.
Il requisito di correlazione invocato dal ricorrente è improprio nella sede cautelare: la Corte ha distinto la fase cautelare/investigativa dalla fase dibattimentale, ritenendo che art. 521 c.p.p. non si applica con la stessa portata alle decisioni cautelari.
art. 111, secondo comma, Cost.
art. 111, secondo comma, Cost.
Richiamato dal ricorrente in relazione al diritto di difesa e alla legalità della tipizzazione; la Corte non ha ravvisato violazione, ritenendo che la descrizione sommaria dell'imputazione consentisse al difensore di esercitare i diritti di difesa nel riesame.
art. 6 CEDU
Invocato dal ricorrente in tema di equità del processo; la Corte non ha riscontrato alcuna lesione del diritto a un equo processo nella valutazione cautelare qui esaminata.
art. 292, comma 2, lettera b) cod. proc. pen.
art. 292, comma 2, lettera b) cod. proc. pen.
L'atto di accusa richiede solo una "descrizione sommaria del fatto" che può essere specificata durante le indagini; ciò giustifica la fluidità della qualificazione in sede cautelare e la possibilità di successiva qualificazione diversa.
Sez. U, sentenza n. 24906 del 2019 (Sezioni Unite)
sentenza numero 24906 del 2019 delle Sezioni unite
La Corte ha ritenuto che l'orientamento delle Sezioni Unite fornisse i criteri interpretativi adottati per valutare la sussistenza dell'aggravante per ingente quantità e che l'ordinanza fosse conforme a tali criteri.
Sez. U, n. 16 del 19/06/1996, Di Francesco, Rv. 205617
Sez. U, n. 16 del 19/06/1996, Di Francesco, Rv. 205617
Richiamata per il principio secondo cui il giudice del riesame può qualificare diversamente la condotta rispetto all'ordinanza applicativa della misura, con efficacia limitata al procedimento incidentale.
Massime di principio
- In sede cautelare il requisito di "correlazione" tra imputazione e decisione (art. 521 c.p.p.) non produce gli stessi effetti che ha nel giudizio principale: l'imputazione cautelare può essere descrittiva e suscettibile di precisazioni in sede di riesame o durante le indagini.
- La sussistenza dell'aggravante per "ingente quantità" (art. 80, comma 2, DPR 309/1990) può essere desunta anche dal dato ponderale aggregato e dalla stima del principio attivo e del numero delle dosi, senza che sia sempre necessario dimostrare la concreta "piazza di spaccio" o il numero di acquirenti.
- Il giudice del riesame ha il potere di riclassificare la fattispecie rispetto all'ordinanza che ha disposto la misura cautelare; tale riclassificazione è però circoscritta all'ambito del procedimento incidentale e non invalida automaticamente le garanzie difensive se l'indagato è stato posto in condizione di conoscere concretamente l'accusa.
- Per contestare efficacemente la sussistenza dell'aggravante in casi analoghi, la difesa dovrebbe mirare a mettere in dubbio i dati tecnici (calcolo del principio attivo, metodo di stima delle dosi, catena di custodia) oppure dimostrare l'assenza di indici concreti di destinazione allo spaccio all'ingrosso (es. confezionamento per la vendita, reti distributive), più che affidarsi esclusivamente al richiamo ad altri orientamenti giurisdizionali.
- Valutazioni divergenti operate da autorità giudiziarie in altri ambiti territoriali non sono facilmente sindacabili in cassazione, salvo che emergano errori logici o di diritto manifeste.
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