Sentenza n. 1346/2026 - Brescia, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Bergamo, Sezione Lavoro, n. 199/2024, che aveva riconosciuto il diritto delle docenti alla Carta elettronica del docente per gli anni scolastici indicati in motivazione
Esito
Favorevole al ricorrente (docenti)
Prevale il privato
La controversia
Le docenti hanno proposto ricorso per ottemperanza alla sentenza n. 199/2024 del Tribunale di Bergamo, pubblicata il 28 febbraio 2024 e notificata al Ministero il 7 novembre 2024. La sentenza aveva riconosciuto il diritto al beneficio previsto dall’art. 1, comma 121, della legge n. 107/2015 e condannato il Ministero a mettere a disposizione la Carta elettronica del docente, o altro strumento equipollente, per gli anni scolastici indicati in motivazione. Le ricorrenti lamentavano la mancata esecuzione del giudicato e hanno insistito per la rifusione delle spese.
La decisione
Nel corso del giudizio il Ministero ha documentato che il 13 febbraio 2026 Sogei aveva accreditato nel borsellino elettronico di entrambe le docenti l’importo riconosciuto dalla sentenza. Le ricorrenti hanno confermato l’avvenuto adempimento. Poiché la pretesa è stata integralmente soddisfatta in sede amministrativa, il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., senza ulteriori statuizioni sull’esecuzione. In applicazione della soccombenza virtuale, il Ministero è stato condannato a rifondere cinque sesti delle spese, liquidate in euro 500,00 oltre accessori, con distrazione in favore dei difensori antistatari e rimborso del contributo unificato ove versato; il restante sesto è stato compensato. La misura delle spese è stata motivata dal tardivo adempimento, dal successivo comportamento collaborativo dell’Amministrazione, dall’intervallo temporale trascorso e dalla serialità dei ricorsi, che consentiva una ripartizione dell’impegno professionale.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
In ragione di quanto sopra, pertanto, si deve ritenere che la domanda proposta in giudizio abbia trovato piena soddisfazione in sede amministrativa, sicché il Tribunale non è più chiamato a pronunciarsi sull’oggetto della controversia ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a..
Quando la pretesa dedotta in giudizio è integralmente soddisfatta dall’Amministrazione durante il processo, il giudice dichiara cessata la materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, l’integrale esecuzione del giudicato da parte dell’Amministrazione nel corso del processo determina la cessazione della materia del contendere, quando la pretesa azionata risulti pienamente soddisfatta.
- In caso di adempimento tardivo intervenuto durante il giudizio, le spese possono essere regolate secondo il criterio della soccombenza virtuale, ponendole a carico dell’Amministrazione inadempiente; la misura può essere ridotta considerando il comportamento collaborativo sopravvenuto, il tempo trascorso e la serialità dei ricorsi, se quest’ultima comporta una ripartizione dell’impegno professionale.
Come è indicizzato
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