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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6944/2023 del 17/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma della condanna per concussione (art. 317 cod. pen., in concorso, con l'art. 110) derivante da pressioni e minacce per ottenere la somma di €4.000 da un imprenditore per evitare contestazioni amministrative. In particolare chiedevano la derubricazione del fatto in induzione indebita ex art. 319‑quater cod. pen., la riqualificazione in tentativo e il riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno ex art. 62 n. 6 cod. pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per motivi di apoditticità, aspecificità e tentativo di rinnovata valutazione del merito. Ha ritenuto corrette le decisioni di merito (GIP e Corte d'appello) secondo cui le condotte integravano concussione, perché le minacce di sanzioni sproporzionate avevano creato un timore prevalente rispetto ad un qualsiasi vantaggio per la vittima; ha inoltre confermato che l'accordo sulla somma era già raggiunto prima della consegna, sicché il reato era consumato. Il riconoscimento dell'attenuante del risarcimento è stato escluso per mancanza di integrale ristoro (assenza di risarcimento del danno morale). Esiti pratici: dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi; condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di €3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende; condanna degli imputati alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili, liquidate in complessivi €4.220,00 oltre accessori; restano confermate le statuizioni di merito (condanne inflitte con il rito abbreviato dal GIP, poi confermate in appello).

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Causa di partecipazione: gli imputati sono stati contestati in concorso fra loro con riferimento al reato principale; la Corte lo prende in considerazione come elemento formale del concorso di persone nel reato

  • art. 317 cod. pen. (concussione)

    La Corte ha ritenuto integrata la concussione, evidenziando che la prospettazione di sanzioni amministrative sproporzionate e pretestuose ha costituito un male ingiusto tale da assorbire qualsiasi vantaggio promesso, configurando la costrizione tipica della concussione

  • art. 319‑quater cod. pen. (indebita induzione a dare o promettere denaro)

    Invocato dai difensori come derubricazione possibile; la Corte ha escluso la derubricazione perché, secondo la giurisprudenza citata, quando il male prospettato è così sproporzionato da assorbire il vantaggio, rileva la concussione e non l'induzione indebita

  • art. 62 n. 6 cod. pen. (attenuante per risarcimento del danno)

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui l'attenuante si applica solo se il risarcimento è volontario, integrale (comprensivo di danno patrimoniale e morale) ed effettivo; ha ritenuto che nel caso mancasse la componente morale e quindi l'attenuante è da escludere

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma applicata per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento di cassazione in caso di ricorsi inammissibili

  • art. 23, comma 8 d.l. n. 137/2020 conv. in l. n. 176/2020

    Richiamata perché il giudizio di cassazione si è svolto a trattazione scritta secondo la disciplina emergente da tale normativa (procedura per la trattazione scritta)

  • Sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000 n. 186

    Richiamata nel contesto dell'applicazione delle ammende per ricorsi inammissibili, disponendo il versamento equitativo alla Cassa delle ammende visto che non si è ravvisata colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

Massime di principio

  • La distinzione tra concussione (art. 317) e induzione indebita (art. 319‑quater) dipende non solo dalla presenza di un vantaggio per la vittima, ma dalla portata del male prospettato: se la minaccia è sproporzionata e prevalente, il beneficio privato perde rilevanza e sussiste concussione
  • La fattispecie si considera consumata quando la vittima ha già concretamente promesso o concordato la prestazione illecita prima di rivolgersi alle autorità: la successiva denuncia non esclude la consumazione se l'accordo era già formalizzato
  • Per ottenere l'attenuante del risarcimento del danno (art. 62 n. 6) è necessario che il risarcimento sia volontario, integrale (inclusivo del danno morale) ed effettivo; offerte tardive o parziali sono generalmente inidonee
  • In Cassazione non è ammessa la rinnovazione della valutazione di merito né l'esame diretto di nuovi documenti o rivalutazione delle prove: i motivi devono essere specifici e ben correlati alla motivazione della sentenza impugnata, altrimenti il ricorso è inammissibile
  • I ricorsi manifestamente infondati o apodittici possono comportare non solo il rigetto ma anche l'obbligo di rifusione delle spese processuali, il pagamento di ammende (Cassa delle ammende) e ulteriori sanzioni pecuniarie

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