Cassazione Penale, Sentenza n. 19811/2025 del 27/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente, detenuto in semilibertà presso la Casa circondariale di Napoli Secondigliano, ha richiesto la concessione di una licenza ai sensi dell'art. 52 ord. pen. Il Magistrato di sorveglianza ha rigettato l'istanza richiamando un precedente diniego del 20/07/2023 e motivando con la necessità di evitare contatti con il contesto malavitoso di riferimento. Bonura ha impugnato per cassazione denunciando carenza e mera apparenza della motivazione, evidenziando il lungo periodo detentivo (oltre 30 anni), circa 3 anni in semilibertà, numerosi permessi premio precedenti, encomi, periodi di liberazione anticipata e problemi di salute/età avanzata che non sono stati valutati.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per vizio di motivazione meramente apparente. Ha ritenuto che il riferimento generico al 'contesto malavitoso' sia insufficiente rispetto alla situazione soggettiva del detenuto e alle finalità rieducative e risocializzanti già perseguite mediante la semilibertà. Ha annullato il decreto impugnato e ha disposto il rinvio al Magistrato di sorveglianza di Napoli affinché rivaluti l'istanza con una motivazione coerente e adeguatamente argomentata, valutando in particolare il percorso detentivo, i permessi fruiti, la condotta, le condizioni di salute e i concreti rischi di contatto con ilinquente contesto di riferimento.
Norme richiamate
Norma che disciplina la concessione di licenze; nel caso in esame la licenza richiesta è stata valutata alla luce delle condizioni del detenuto in regime di semilibertà
art. 111 Cost.
Principio che consente la proponibilità del ricorso per cassazione nei confronti di provvedimenti che incidono sulla libertà personale per violazione di legge; la Corte lo interpreta come accesso alla Cassazione solo per violazione di legge, comprensiva di errori di diritto e vizi motivazionali radicali
Principio giurisprudenziale sull'obbligo di motivazione
vizi della motivazione cosi radicali da rendere l'apparato argomentativo del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza completezza e ragionevolezza
La Corte ha applicato il principio secondo cui la mera apparenza o l'assenza di motivazione costituiscono violazione della legge quando rendono incomprensibile l'itinerario logico del giudice; tale vizio è idoneo a giustificare l'annullamento del provvedimento
Massime di principio
- I decreti del magistrato di sorveglianza che negano licenze ai semiliberi possono essere impugnati in Cassazione per violazione di legge quando presentano carenza o mera apparenza della motivazione
- Un riferimento generico a rischi di contatto con contesti delinquenziali è insufficiente: il diniego deve essere motivato in concreto, con valutazione della situazione soggettiva del detenuto, della sua condotta carceraria, dei permessi già fruiti e delle condizioni personali (età, salute)
- La giustificazione del diniego deve bilanciare esigenze di sicurezza pubblica e finalità rieducative e risocializzanti; il giudice deve esplicitare i fatti e gli elementi probatori che giustificano il rischio eventualmente invocato
- La Cassazione, limitandosi alla verifica di violazioni di legge e vizi motivazionali gravi, non sostituisce la valutazione di merito: in presenza di vizio motivazionale annulla e rinvia perché il giudice di merito rivaluti la domanda con motivazione adeguata
- Nel valutare richieste analoghe, è opportuno documentare nel ricorso tutti gli elementi personali e comportamentali positivi (permessi premio, encomi, periodi di semilibertà, terapie o fragilità sanitarie) affinché il giudice li prenda esplicitamente in considerazione
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