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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11505/2023 del 20/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna il decreto che ha confermato la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per 5 anni, sostenendo che il provvedimento sarebbe viziato per erronea applicazione della legge e travisamento della prova: in particolare contesta l'utilizzo a sostegno della pericolosità di due vicende per le quali non è stato penalmente condannato (tentata estorsione Saraco e guardiania al porto di Badolato), l'attribuzione di rilievo a dichiarazioni dei collaboratori Procopio e Costa che invece non avrebbero riferito fatti significativi sul ricorrente, e la mancanza di motivazione sull'attualità della pericolosità sociale, vista la lunga detenzione dal 2003 con buona condotta e segnali di reinserimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudizio di legittimità contro provvedimenti di prevenzione sia limitato a profili di violazione di legge e che le critiche di merito sulla motivazione e sul travisamento della prova siano inammissibili, salvo il caso di motivazione inesistente o meramente apparente. La Corte ha inoltre condiviso la valutazione di merito secondo cui sussisteva appartenenza stabile all'organizzazione criminale e che la condotta carceraria non forniva elementi concreti di allontanamento dal contesto delinquenziale; pertanto non è stata ravvisata motivazione meramente apparente. Conseguentemente il ricorso è stato respinto; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 10, comma 3

    "avverso il decreto della corte d'appello, è ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge, da parte del pubblico ministero e dell'interessato e del suo difensore, entro dieci giorni. La Corte di cassazione provvede, in camera di consiglio, entro trenta giorni dal ricorso. Il ricorso non ha effetto sospensivo"

    Il ricorso in Cassazione contro i decreti della corte d'appello in materia di misure di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge; ciò restringe il sindacato sugli atti di motivazione, salvo i casi di motivazione inesistente o meramente apparente.

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 7, comma 1

    Imposta l'obbligo di motivazione del decreto applicativo della misura di prevenzione; in sede di legittimità sono sindacabili i casi di motivazione assente o meramente apparente che configurano violazione di legge.

  • Legge 27 dicembre 1956, n. 1423, art. 4

    Richiamata quale quadro normativo antecedente che delimita il sindacato in Cassazione sulle misure di prevenzione, confermando l'ammissibilità del ricorso solo per violazione di legge.

  • Legge 31 maggio 1965, n. 575, art. 3-ter, secondo comma

    Riferimento normativo storico che contribuisce al principio secondo cui il controllo di legittimità sulle misure di prevenzione è limitato a violazioni di legge.

  • Costituzione, art. 111, sesto comma

    Richiamato per sottolineare il principio di legalità e il necessario apparato motivazionale dei provvedimenti giurisdizionali, la cui carenza può integrare vizio rilevante in Cassazione.

  • Codice di procedura penale, art. 125, comma 3

    Richiamato in connessione con la nullità del provvedimento per radicale mancanza di argomentazione su punto essenziale.

  • Codice di procedura penale, art. 616, comma 1

    Norma che prevede la condanna alle spese e il versamento in favore della Cassa delle ammende a carico del ricorrente alla luce della decisione di rigetto/inammissibilità.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U., Sent. n. 111/2017 - Gattuso)

    Principio consolidato secondo cui il controllo di legittimità è ammissibile quando vi sia totale esclusione di argomentazione su elemento costitutivo della fattispecie; riconosce la possibile presunzione di stabilità del vincolo associativo quando sussistono elementi sintomatici di partecipazione a sodalizio criminale.

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione contro provvedimenti di prevenzione è incentrato esclusivamente su violazioni di legge: le censure di merito sulla valutazione delle prove o sull'apprezzamento degli elementi fattuali sono inammissibili, salvo che si tratti di motivazione inesistente o meramente apparente.
  • La contestazione del travisamento della prova o della valutazione delle fonti (es. dichiarazioni di collaboratori, vicende non condannate) non è idonea, di per sé, a fondare il ricorso in Cassazione contro misure di prevenzione.
  • La buona condotta carceraria e il tempo trascorso non determinano automaticamente la cessazione dell'attualità della pericolosità: se sussistono elementi che indicano una stabile appartenenza a organizzazione criminale, il giudice può ritenere sussistente il pericolo sociale.
  • Per ottenere successo in Cassazione contro una misura di prevenzione occorre dimostrare che manchi completamente la motivazione su un punto essenziale (radicale omissione di argomentazione) o che sussista una specifica violazione di legge.
  • Chi propone ricorso inammissibile può essere condannato alle spese e a una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; valutare attentamente l'ammissibilità giuridica prima di ricorrere.

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