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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32350/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'Appello di Milano del 09/12/2022 nella parte in cui aveva aumentato il quantum dell'indennizzo per riparazione da euro 80.000,00 (precedente ordinanza) a euro 100.000,00. Il Procuratore Generale deduceva inosservanza di legge e vizio di motivazione, sostenendo che, non essendo stata impugnata la precedente liquidazione da parte dell'interessato, sul quantum si sarebbe formato un giudicato interno e la Corte di appello non avrebbe potuto andare oltre la somma già liquidata (c.d. ultra petitum).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la sentenza di annullamento della Sezione Terza (sent. n. 37401/21) aveva travolto l'originaria ordinanza nella sua interezza, sicché in sede di rinvio la Corte d'Appello era stata investita del giudizio 'ex novo' sia sull'an debeatur sia sul quantum. Ne consegue che il giudice del rinvio poteva liberamente quantificare l'indennizzo (e legittimamente ha aumentato la somma a euro 100.000,00). La Cassazione ha quindi respinto il motivo relativo al presunto giudicato interno e ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte ha valutato la sussistenza dei presupposti per l'indennizzo ai sensi di questa norma e ha ritenuto che, dopo annullamento, il giudice del rinvio possa riesaminare la questione in pieno.

  • art. 620 comma 1 lett. l) c.p.p.

    Richiamato dal difensore in via subordinata per chiedere l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata (confirmando la misura originaria di euro 80.000,00); la Corte non ha accolto tale richiesta perché ha ritenuto che l'annullamento intervenuto avesse travolto integralmente il provvedimento di merito.

  • Sentenza n. 37401/21 (Cass. Sez. III, 1/7/2021)

    Decisione che aveva annullato l'originaria ordinanza della Corte d'Appello di Milano per difetto di motivazione sull'an debeatur. La Corte di Cassazione ha precisato che tale annullamento ha effetto sull'intera ordinanza cassata e, in sede di rinvio, il giudice del merito può investire e riesaminare sia l'an sia il quantum.

Massime di principio

  • Se la Corte di Cassazione annulla con rinvio un provvedimento di merito, il giudice del rinvio è investito dell'intero giudizio e può riesaminare sia la sussistenza del diritto (an) sia la quantificazione del ristoro (quantum), anche se la parte non ha impugnato specificamente il quantum.
  • La mera impugnazione da parte del Pubblico Ministero limitata all'an debeatur non impedisce al giudice del rinvio di rideterminare o aumentare il quantum: l'annullamento travolge l'intero provvedimento cassato quando la motivazione viene ritenuta insufficiente.
  • La formazione di un 'giudicato interno' sulla quantificazione dell'indennizzo non è automatica quando l'originario provvedimento è stato integralmente annullato dalla Corte di Cassazione; il principio del giudicato parziale non si aplica per precludere la valutazione del quantum dopo annullamento con rinvio.
  • In contestazioni simili, chi impugna dovrebbe considerare che limitare il gravame a soli profili non comporta necessariamente la conservazione degli altri capi del provvedimento, specie se la Corte di legittimità ritiene che la motivazione originaria fosse complessivamente viziata.
  • Per il resistente/istante: l'assenza di impugnazione del quantum nella fase antecedente non garantisce automaticamente l'immutabilità della somma qualora il provvedimento intero venga annullato e il giudice del rinvio riconsideri i presupposti.

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