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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48951/2022 del 23/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva dichiarato inammissibile l'istanza di rideterminazione della pena in esecuzione alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 40/2019 (riguardante l'art. 73 T.U. stupefacenti). Il ricorrente ha dedotto due motivi: (1) nuova questione relativa alla non esecuzione delle pene pecuniarie congiunte a quelle detentive; (2) la pena contestata era compresa in un cumulo in esecuzione e quindi, previo scioglimento del cumulo, doveva essere rideterminata sulla base della pronuncia della Corte costituzionale.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la questione fosse già stata esaminata e rigettata nel precedente procedimento (con sentenza della Corte di Cassazione n. 23229/2021) e che la nuova istanza non apportasse elementi di novità. La giurisprudenza richiamata conferma che la rideterminazione della pena a seguito di declaratoria di illegittimità costituzionale è possibile solo se il trattamento sanzionatorio non è stato interamente eseguito; nel caso concreto la pena detentiva era stata interamente espiata (periodo 10/02/2009 - 27/11/2016) e la questione sulla pena pecuniaria era già stata valutata e ritenuta infondata. Per tali ragioni il ricorso è inammissibile ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p. Il ricorrente è stato inoltre condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 666, comma 2, cod. proc. pen.

    Fondamento dell'inammissibilità per reiterazione di istanza già decisa: il ricorso va dichiarato inammissibile se non contiene elementi di novità rispetto a precedente incidente di esecuzione già deciso.

  • art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti)

    Norma incidente sul trattamento sanzionatorio per i reati di stupefacenti; la parte della norma relativa al minimo edittale è stata interessata dalla pronuncia di illegittimità della Corte costituzionale (n. 40/2019), con possibile incidenza sulla determinazione della pena per condanne irrevocabili non integralmente eseguite.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 40/2019

    Declaratoria di illegittimità costituzionale relativa ad aspetti della disciplina sanzionatoria dell'art. 73 T.U. stupefacenti; tale pronuncia può dare luogo, in presenza di interesse concreto, alla rideterminazione della pena in sede esecutiva se il rapporto esecutivo non è esaurito.

  • art. 30, legge 11 marzo 1953, n. 87

    Riferimento giurisprudenziale sull'esaurimento del rapporto esecutivo: secondo ordinamenti interpretativi, il rapporto esecutivo si esaurisce con l'espiazione della pena detentiva (ma esistono orientamenti discordanti sul rilievo della mancata riscossione della pena pecuniaria).

  • art. 657, comma terzo, cod. proc. pen.

    Predisposizione relativa alla fungibilità dell'espiazione della pena e alla possibilità di imputare periodi di detenzione a diverse condanne; richiamata per valutare se eventuale detenzione in eccesso possa essere imputata ad altra condanna e dunque giustificare interesse alla rideterminazione.

  • Sez. U, n. 42858/2014 (Gatto)

    Principio secondo cui il giudice dell'esecuzione deve rideterminare la pena a favore del condannato dopo declaratoria di illegittimità costituzionale solo se il trattamento non è stato interamente eseguito.

  • Sez. 6, n. 27403/2016 (Crivello)

    Conferma che l'interesse alla rideterminazione sussiste quando la pena non è stata interamente espiata o quando una quota di pena espia in eccesso possa essere imputata ad altra condanna, purché la detenzione in eccesso sia sofferta dopo la commissione del reato per cui si chiede la fungibilità.

  • Sez. 1, n. 20248/2018 (Rinaldi)

    Affermato che l'istanza di rideterminazione è inammissibile se la pena detentiva è stata interamente eseguita, poiché il rapporto esecutivo si esaurisce con tale espiazione, senza rilevanza della mancata riscossione della pena pecuniaria.

  • Sez. 5, n. 27666/2019 (Nirta)

    Dichiara che dopo la sentenza Corte cost. n. 40/2019 la pena inflitta sulla base della previgente cornice è illegale e, se il trattamento non è interamente eseguito, il giudice dell'esecuzione può intervenire con i poteri valutativi e accertativi previsti dalla legge.

  • Sez. 1, n. 13072/2020 (Candido)

    Orientamento secondo cui, nel settore degli stupefacenti, l'interesse alla rideterminazione può sussistere anche se la pena detentiva è stata interamente eseguita ma resta da eseguire la sola pena pecuniaria; in tal caso il giudice dell'esecuzione deve comunque prendere in considerazione la revisione della pena detentiva in funzione della commisurazione della residua pena concorrente.

Massime di principio

  • Una istanza di rideterminazione della pena a seguito di declaratoria di illegittimità costituzionale è ammissibile solo se esiste un interesse concreto e attuale: tipicamente quando la pena non è stata interamente eseguita.
  • Se la pena detentiva è stata interamente espia­ta, secondo l'orientamento prevalente il rapporto esecutivo si considera esaurito e la rideterminazione non è ammessa; esiste però un orientamento (Candido) che consente la rideterminazione se resta da eseguire la sola pena pecuniaria.
  • Se si sostiene la non esecuzione di pene pecuniarie per giustificare la rideterminazione, è essenziale provare concretamente tale circostanza e non limitarsi ad affermazioni generiche; questioni già decise in un precedente incidente di esecuzione e prive di elementi nuovi possono essere dichiarate inammissibili per reiterazione ex art. 666 c.p.p.
  • Quando le pene derivano da cumulo, occorre valutare se sussista ancora una pena residua eseguibile e se sia possibile la fungibilità (art. 657 c.p.p.) per imputare eventuale detenzione in eccesso ad altra condanna: ciò può determinare l'interesse alla rideterminazione.
  • Prima di proporre un nuovo ricorso in materia esecutiva, verificare la giurisprudenza applicabile e portare nuovi elementi di fatto o di diritto non già valutati in precedenti incidenti di esecuzione.

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