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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9444/2025 del 07/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Monza che aveva rigettato la richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo funzionale alla confisca delle somme di euro 15.859,41 (saldo conto presso Cassa di Risparmio di Asti) e euro 26.212,40 (saldo conto presso Allianz Bank), ritenute profitto del reato di cui all'art. 334 c.p. per il quale è indagato Roberto Roncalli. La ricorrente deduce la violazione dell'art. 335-bis c.p.p., sostenendo che nel caso sarebbe stata disposta una confisca per equivalente non consentita dalla norma e che si sarebbe in pratica duplicata la misura reale, posto che in altro procedimento Roncalli aveva messo a disposizione beni per euro 512.000 in sostituzione di due polizze originariamente sequestrate.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. Pur rilevando un recente mutamento di orientamento delle Sezioni Unite (che limita la qualifica automatica di "confisca diretta" per somme di denaro prevedendo la necessità della prova del nesso di derivazione causale), la Corte ritiene che il Tribunale di Monza abbia legittimamente individuato elementi sintomatici della derivazione del denaro dal reato: ha quantificato il profitto specifico attribuito alla società ricorrente (euro 289.600), ha evidenziato la riconducibilità della società a Roncalli (quote societarie, gestione familiare) e l'assenza di allegazioni difensive circa l'originaria lecita provenienza delle somme. La Corte sottolinea inoltre che i due procedimenti concernono distinte fattispecie con profitti differenti, pertanto la messa a disposizione di beni nell'altro procedimento non rende illegittimo il sequestro nel presente. Conseguentemente il ricorso è dichiarato infondato e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 334 cod. pen.

    Norma sostanziale relativa al reato da cui sarebbe derivato il profitto. La Corte accerta che le somme sequestrate sono ritenute profitto del reato per il quale si procede contro Roncalli.

  • art. 335-bis cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i limiti e le garanzie per le misure cautelari reali dirette a impedire la consumazione o l'aggravamento del reato o a conservare cose pertinenti al reato; il ricorso deduce violazione della norma per la sottolineata illegittima confisca per equivalente, ma la Corte ritiene che, anche alla luce del mutato orientamento delle Sezioni Unite, la misura sia compatibile con l'art. 335-bis quando sussistano elementi indiziari del nesso di derivazione del denaro dal reato.

  • artt. 321 e 322-ter cod. proc. pen.

    Richiamati come disposizioni processuali pertinenti al sequestro preventivo funzionale alla confisca e alle modalità di sequestro di somme/beni ritenuti profitto del reato.

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000

    Norma richiamata in riferimento alla confisca e ai sequestri funzionali all'accertamento e al recupero del profitto dei reati fiscali e patrimoniali; utilizzata per inquadrare la misura cautelare adottata nei procedimenti connessi.

  • Sez. U, n. 42415 del 27/05/2021 (C.)

    Orientamento delle Sezioni Unite che aveva affermato che, quando il profitto sia costituito da denaro, la confisca delle somme depositate sul conto corrente disponibile per il soggetto debba essere qualificata come confisca diretta, senza necessità di provare il nesso di derivazione del denaro dal reato. La sentenza impugnata richiamava questo principio, ma la Corte nota che è stato successivamente ridimensionato.

  • Sez. U, n. 31617 del 26/06/2015 (Lucci)

    Ulteriore precedente delle Sezioni Unite richiamato in tema di confisca di denaro come confisca diretta per la natura fungibile del bene; anche questo orientamento è stato in parte superato dal più recente intervento delle Sezioni Unite.

  • Sezioni Unite (udienza 26/9/2024, proc. Massini)

    Pronuncia più recente (motivazione non ancora depositata) che ridimensiona la regola precedente: la confisca diretta di somme di denaro è possibile solo se provato il nesso causale tra le somme e il reato; in assenza di tale prova la confisca deve qualificarsi per equivalente.

Massime di principio

  • Dopo il recente intervento delle Sezioni Unite, la confisca diretta di somme di denaro richiede la prova del nesso di derivazione causale tra il denaro e il reato; se tale nesso non è dimostrato, la confisca va qualificata come per equivalente.
  • Gli elementi indiziari che possono consentire di ritenere il nesso di derivazione includono la riconducibilità della società o del conto all'indagato (partecipazioni societarie, gestione effettiva, rapporti familiari), i flussi di denaro collegati all'attività illecita e l'assenza di allegazioni probatorie sulla lecita provenienza delle somme.
  • Se sono pendenti più procedimenti distinti relativi a differenti fattispecie di reato, provare che uno stesso ammontare di beni è stato già utilizzato come equivalente in un procedimento non impedisce automaticamente il sequestro in un altro procedimento, salvo dimostrazione che si tratti dello stesso profitto oggetto di duplicazione.
  • In presenza di contestazioni sulla duplicazione di misure reali, la difesa deve puntare a dimostrare l'identità del profitto tra i procedimenti o la lecita provenienza delle somme per evitare la qualificazione come profitto illecito.
  • Per limitare il rischio di sequestro e successiva confisca è utile per la difesa documentare tempestivamente la provenienza lecita dei fondi e richiedere il riesame puntuale del collegamento causale tra reato e somme sequestrate.

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