Cassazione Penale, Sentenza n. 51233/2023 del 21/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.). Due motivi: 1) contestazione della sussistenza della gravità indiziaria e della tenuta motivazionale in relazione al ruolo attribuito al ricorrente nell'associazione, sostenendo che gli unici elementi fossero la parentela e rapporti di lavoro con Massimo Gallo; 2) censura sulla sussistenza delle esigenze cautelari e sulla adeguatezza della misura, deducendo il recesso del ricorrente dal circuito criminale in quanto trasferitosi in Emilia Romagna e lavorante stabilmente fino al novembre 2022.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto inammissibile la censura sul giudizio di gravità indiziaria perché la decisione impugnata conteneva motivazioni puntuali: le intercettazioni, anche alla presenza di altri sodali, mostrano discussioni sulla strategia per estorsioni, sul controllo del territorio e sulla copertura dei movimenti di Gallo, attestando fiducia e condivisione attiva di Cipolla nelle dinamiche associative. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha confermato la decisione del Tribunale ritenendo che il trasferimento e l'attività lavorativa del ricorrente fossero transitori e non idonei a provare un effettivo recesso dall'associazione; pertanto è stata confermata la misura cautelare e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art 416 bis cod. pen.
La corte ha ritenuto applicabile la norma per la configurazione di un'associazione di tipo mafioso sulla base delle intercettazioni che dimostrano l'intraneità del ricorrente all'organizzazione: non è necessario che il singolo abbia partecipato a reati fine, bastano ruoli di coordinamento, condivisione della programmazione criminale e controllo territoriale
Massime di principio
- Intercettazioni che mostrano partecipazione a pianificazione, coordinamento o controllo del territorio hanno forte valore indiziario per dimostrare l'intraneità a un'associazione anche in assenza di diretti coinvolgimenti nei reati 'fine'.
- Rapporti di parentela o di lavoro con il capo dell'associazione non escludono automaticamente la responsabilità: vanno valutati nel contesto fattuale e alla luce di elementi probatori quali le comunicazioni intercettate e la loro portata.
- L'assenza di riscontri su atti criminali a carico dell'indagato non impedisce l'applicazione di misure se emergono prove della condivisione della strategia criminale e di ruoli operativi nell'associazione.
- Il trasferimento lavorativo o la permanenza temporanea in altro territorio non costituiscono di per sé prova del recesso dall'associazione; per superare la presunzione di continuazione del vincolo associativo occorrono elementi certi e duraturi di allontanamento o di cessazione del rapporto criminale.
- Per contrastare efficacemente una custodia cautelare fondata su associazione mafiosa è utile produrre prove documentali o testimoniali che dimostrino un reale e perdurante distacco dall'organizzazione, collaborazione sostanziale con le indagini o elementi che sminuiscano la qualità delle intercettazioni invocate.
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