Cassazione Penale, Sentenza n. 44706/2024 del 05/12/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza di appello che confermava la condanna per rapina impropria; il difensore contestava l'eccessività della pena e chiedeva l'applicazione dei principi emergenti dalla sentenza della Corte costituzionale n. 86/2024, intervenuta dopo la sentenza di appello, che investono la disciplina della diminuzione di pena per la "lieve entità" del fatto
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 86/2024, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di parti dell'art. 628 c.p.; ha quindi annullato la sentenza impugnata limitatamente al punto relativo alla applicazione della circostanza attenuante della "lieve entità" e ha rinviato ad altra Sezione della Corte d'appello di Torino per un nuovo giudizio esclusivamente su tale profilo
Norme richiamate
art. 628 c.p.
art. 628, co. 2 e, per i medesimi motivi, il co. 1, nella parte dichiarata incostituzionale
La Corte costituzionale ha rilevato l'illegittimità della parte che non prevedeva la diminuzione della pena fino a un terzo quando il fatto risulti di "lieve entità"; la norma va dunque interpretata (o applicata) in modo da consentire la diminuzione quando ricorrono gli elementi della lieve entità
Corte costituzionale, sent. n. 86/2024
dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 628, co. 2 c.p. e, per conseguenza, del co. 1
Estende al delitto di rapina il principio già affermato per l'estorsione: se, per natura, mezzi, modalità, circostanze dell'azione o per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto è di "lieve entità", la pena può essere diminuita in misura non eccedente un terzo
Corte costituzionale, sent. n. 120/2023
precedente relativo all'estorsione
Ha costituito il precedente che ha motivato l'estensione del criterio della "lieve entità" anche ad altri reati con elevato minimo edittale, ora richiamato e applicato alla rapina dalla sent. 86/2024
Giurisprudenza della Corte di cassazione
Sez. 6, n. 21982 del 16/05/2013; Sez. 3, n. 4595 del 27/6/2017; Sez. 2, n. 4365 del 15/12/2023; Sez. 2, n. 19938 del 15/5/2024
Principio che la Cassazione può rilevare d'ufficio la nullità sopravvenuta della sentenza impugnata nella parte relativa alla determinazione della pena quando intervenga una declaratoria di illegittimità costituzionale di norma influente sulla pena
Massime di principio
- Quando interviene una sentenza della Corte costituzionale che dichiara l'illegittimità di una norma relativa alla determinazione della pena, la Corte di cassazione può annullare d'ufficio la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena e disporre il rinvio per un nuovo giudizio su quel punto
- La nozione di "lieve entità" può ora essere valutata anche per il reato di rapina: se, per natura, mezzi, modalità, circostanze o per la tenuità del danno/pericolo il fatto è di scarso impatto, la pena può essere diminuita fino a un terzo
- La valutazione della "lieve entità" richiede un giudizio concreto e comparativo sulle modalità dell'azione, il danno o il pericolo effettivamente causati e le circostanze personali; non è automatica e va motivata
- La riformulazione dell'applicabilità della diminuzione può beneficiare anche di processi abbreviati o sentenze già passate in giudicato, ma non sempre produce la revisione automatica della colpevolezza: spesso si limita alla rideterminazione della pena
- Difensore e pubblica accusa devono considerare le novità costituzionali sopravvenute e possono sollevare o sostenere la ricorrenza della lieve entità anche dopo la pronuncia di merito, chiedendo rinvio per nuovo esame della pena
- In casi analoghi, è utile documentare elementi concreti che attestino la modesta offensività dell'azione (valore della refurtiva, modalità della condotta, limitata lesività, assenza di pericolo persistente) per sostenere la configurabilità della attenuante della "lieve entità"
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