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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9686/2022 del 21/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 18/11/2021 che aveva parzialmente confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente su un immobile (fino a 48.600,00 euro, rispetto ai 59.600,00 inizialmente indicati). Il ricorrente denunciava la violazione dell'obbligo di trasmissione al Tribunale del riesame di due annotazioni di servizio (28/07/2021 e 12/06/2020) sulle quali si fondava parte dell'accertamento del prezzo/profitto del reato di corruzione, con la conseguente omessa e contraddittoria motivazione circa l'esatta individuazione della somma da porre in sequestro; il Tribunale del riesame aveva infatti riconosciuto che le annotazioni non erano state acquisite, le aveva ritenute poi irrilevanti senza adeguato esame e aveva rimandato l'approfondimento a una fase successiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione in relazione all'individuazione della somma ritenuta profitto del reato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Livorno (ai sensi dell'art. 324, comma 5, cod. proc. pen.), invitandolo a rimuovere i vizi di motivazione e a valutare correttamente le risultanze documentali non acquisite nella precedente cognizione.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen., comma 10

    norma richiamata in relazione all'obbligo di corretta formazione e trasmissione degli atti d'indagine al giudice che deve decidere sulle misure cautelari, la mancata trasmissione di atti rilevanti può incidere sul giudizio di adeguatezza e sulla motivazione del provvedimento cautelare

  • art. 324 cod. proc. pen., comma 7

    dispone i poteri del Tribunale del riesame nelle decisioni sulle misure cautelari; nel caso concreto la norma è richiamata in relazione al dovere del riesame di acquisire e valutare le fonti probatorie rilevanti per la decisione

  • art. 324 cod. proc. pen., comma 5

    indica la competenza per il nuovo giudizio ordinato dalla Corte di cassazione dopo annullamento; la Corte ha disposto il rinvio al Tribunale di Livorno ai sensi di questa disposizione

  • artt. 318-319 cod. pen.

    norme sostanziali che definiscono i reati di corruzione propria e impropria, indivduati come il fatto-reato da cui deriverebbe il prezzo/profitto oggetto del sequestro preventivo

Massime di principio

  • Se il giudice che decide sul riesame non acquisisce atti d'indagine che sono stati richiamati come rilevanti per il provvedimento cautelare, la decisione rischia di essere viziata per manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione.
  • La mera dichiarazione della mancata acquisizione di documenti, seguita dall'affermazione della loro irrilevanza senza un'analisi effettiva, costituisce un vizio motivazionale che può portare all'annullamento e al rinvio per nuovo esame.
  • In materia di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, l'individuazione dell'ammontare del prezzo/profitto del reato richiede una motivazione chiara e il vaglio concreto delle risultanze documentali e delle eccezioni difensive; valutazioni approssimative o omissioni sul punto sono correggibili in sede di impugnazione.
  • Il rimedio in tali ipotesi tipicamente è l'annullamento dell'atto impugnato con rinvio al giudice competente affinché integri il contraddittorio e compia il necessario esame probatorio e motivazionale.
  • Per la difesa, è strategico sollevare tempestivamente l'eccezione di mancata trasmissione o di incompletezza degli atti e chiedere l'acquisizione/esame puntuale di ogni documento ritenuto rilevante per la quantificazione del profitto/benificio.

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