Cassazione Penale, Sentenza n. 25798/2024 del 02/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Cavaliere impugnava l'ordinanza della Corte d'appello di Salerno che aveva rigettato la sua domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa agli arresti domiciliari dal 14/03/2011 al 19/09/2011 per fatti poi assolti con sentenza definitiva (artt. 110,112,81,314,479 c.p.). Lamentava vizio di motivazione, omessa valutazione di elementi decisivi (in particolare il comportamento processuale successivo alla misura e la ricostruzione fattuale della sentenza di assoluzione), nonché la violazione dell'art.314 c.p.p. in relazione alla ritenuta colpa grave, considerando anche la successiva riqualificazione dei fatti dalla Cassazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto congrua e sufficiente la motivazione della Corte d'appello secondo cui il ricorrente, per il ruolo apicale e per le scelte di liquidazione dei lavori nonostante elementi di irregolarità e l'omissione di controlli, aveva concorso con colpa grave a far apparire configurabile l'illecito, rendendolo pertanto escluso dal diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. La riqualificazione del reato in truffa aggravata è stata ritenuta irrilevante ai fini della causa ostativa, perché la condotta rilevata poteva comunque giustificare misure cautelari. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero in questo grado.
Norme richiamate
art.315 cod.proc.pen.
Individua il giudice competente per la domanda di riparazione per ingiusta detenzione; la Corte d'appello ha agito come giudice adito ai sensi di tale norma.
art.314 cod.proc.pen.
Stabilisce la causa ostativa al diritto alla riparazione per ingiusta detenzione quando la detenzione sia stata causata dal dolo o dalla colpa grave del detenuto; la Corte ha ritenuto applicabile tale causa ostativa rispetto alla condotta del ricorrente.
art.606, comma 1, lett. b) ed e), cod.proc.pen.
Criteri di formulazione dei motivi di cassazione: il ricorrente ha dedotto carenza/contraddittorietà della motivazione e omessa valutazione di prove decisive ai sensi di questa norma.
art.530, comma 2, cod.proc.pen.
Riguarda il caso di sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto o per insufficienza di prove; la Corte ha osservato che l'assoluzione ai sensi del comma 2 non impedisce di valutare autonomamente, ai fini della riparazione, se il comportamento del detenuto abbia contribuito a far sorgere la falsa apparenza del reato.
Massime di principio
- In un giudizio per riparazione da ingiusta detenzione il giudice adito svolge un'autonoma valutazione (distinta da quella del giudice penale) per accertare se il detenuto abbia con dolo o colpa grave contribuito a determinare la detenzione.
- La condotta extra-processuale o processuale (es. omissione di controlli, scelte amministrative colpose, autoincolpazione o silenzio consapevole) può costituire causa ostativa anche se nel processo penale non è stata riconosciuta come reato.
- Il ruolo apicale o di responsabilità aumentano l'onere di diligenza: chi riveste posizioni di vertice può essere ritenuto gravemente colpevole per omissioni organizzative o controlli mancati che hanno reso plausibile l'illecito agli occhi dell'autorità.
- La riqualificazione del fatto in altra figura di reato non elimina automaticamente la possibilità di ritenere la colpa grave ai fini della riparazione, purché la condotta valutata possa comunque avere legittimato l'applicazione di misure cautelari; è rilevante solo se la nuova qualificazione esclude la possibilità di misure custodiali.
- Il giudice della riparazione non è tenuto a confutare espressamente ogni deduzione difensiva: è sufficiente una motivazione che ricostruisca i fatti e conduca implicitamente alla reiezione delle tesi contrarie, senza lasciare alternative valide.
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