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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7869/2024 del 22/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione, in sede di cassazione, dell'ordinanza del Tribunale di Roma in funzione di giudice dell'esecuzione che aveva rigettato l'opposizione presentata da Del Gaudio volta alla revoca della confisca dell'immobile sito in Albano Laziale (via degli Ulivi n. 10) e alla sua assegnazione a titolo di risarcimento. La confisca era stata disposta in sede di merito come profitto del reato di usura per cui Angelo e Domenico Spada erano stati condannati. Il ricorrente deduceva, tra l'altro, erronea applicazione/interpretazione degli artt. 185 e 644 c.p., degli artt. 568 e 576 c.p.p., vizio di motivazione, e sollevava profili di incostituzionalità in relazione all'impossibilità della parte civile costituita di impugnare la confisca

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i primi tre motivi di ricorso nei termini indicati. Ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale di Roma e ha stabilito che, se la parte civile costituita in fase di merito dimostra, in sede esecutiva, l'esistenza di un "fatto nuovo" (nel caso concreto l'incapienza patrimoniale dei condannati che impedisca il soddisfo del risarcimento), può essere equiparata alla posizione del terzo in buona fede e pertanto è legittimata ad agire ex art. 676 c.p.p. per chiedere la revoca della confisca e la restituzione, purché dimostri i presupposti (es.: condizioni di permanente validità del diritto alla restituzione). La Corte ha precisato che la confisca ex art. 644, comma sesto, c.p. è una misura speciale e obbligatoria diretta allo Stato ma che lascia "salvi i diritti della persona offesa del reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni"; ha altresì escluso che la parte civile possa ottenere contemporaneamente la restituzione del bene e il risarcimento in denaro (per evitare ingiustificato arricchimento). Il procedimento è quindi rinviato al giudice dell'esecuzione per nuovo esame sulla base dei principi delineati

Norme richiamate

  • art. 644 cod. pen.

    "salvi i diritti della persona offesa del reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni"

    La confisca prevista dall'art. 644, comma sesto, è una confisca obbligatoria diretta che opera come misura autonoma rispetto al diritto della persona offesa alla restituzione o al risarcimento; tuttavia la norma tutela espressamente i diritti della vittima, che possono trovare tutela in sede esecutiva se emergono fatti nuovi

  • art. 676 cod. proc. pen.

    Strumento procedurale (incidente di esecuzione) attraverso il quale il terzo non parte del giudizio o, se dimostra un fatto nuovo, anche la parte civile già costituita nel merito, può chiedere la revoca della confisca e far valere la sussistenza dei presupposti per la restituzione

  • art. 185 cod. pen.

    Riferita nella parte relativa alle restituzioni: la Corte sottolinea che la restituzione di un bene immobile in sede penale richiede specifiche accertamenti (es. nullità del trasferimento) e non può sostituirsi automaticamente al risarcimento liquidato in sede di merito

  • artt. 568 e 576 cod. proc. pen.

    Norme richiamate in relazione alle impugnazioni ed al procedimento esecutivo. La Corte precisa che l'impugnazione della confisca in sede di merito non è esperibile dalla parte civile che non abbia interesse attuale e concreto, ma la disciplina non esclude l'intervento in sede esecutiva con art. 676 se sussiste fatto nuovo

  • art. 240 e 240-bis cod. pen.

    Richiamati per differenziare la disciplina generale della confisca da quella speciale prevista per il reato di usura: l'art. 644 contiene una disciplina speciale che non è sovrapponibile automaticamente a quella degli artt. 240/240-bis

  • legge n. 512/1999; art. 48 d.lgs. n. 159/2011; art. 12-sexies, comma 4-bis, d.l. n. 306/2002 conv. L. n. 355/1992 (ora art. 104-bis disp. att. c.p.p.)

    Norme richiamate per la destinazione di taluni proventi/confische al ristoro delle vittime in via generale e indiretta; la Corte osserva che tale destinazione non crea un interesse processuale specifico per la singola vittima rispetto alla statuizione ablativa

Massime di principio

  • Quando la confisca è stata disposta in una sentenza divenuta irrevocabile, essa fa stato nei confronti dei soggetti che hanno partecipato al procedimento di cognizione e, in linea generale, la parte civile costituita non ha interesse attuale e concreto per impugnare la confisca in sede di merito
  • La confisca prevista dall'art. 644, comma sesto, è una misura speciale diretta allo Stato ma lascia comunque "salvi i diritti della persona offesa"; questi diritti vanno tutelati con gli strumenti processuali appropriati e non determinano automaticamente il diritto alla restituzione del bene confiscato
  • Se, dopo il giudicato, la parte civile costituita prova l'esistenza di un "fatto nuovo" (es. l'incapienza patrimoniale dei condannati che rende impossibile il soddisfo del risarcimento), può agire in sede esecutiva ai sensi dell'art. 676 c.p.p. e sarà legittimata, come un terzo in buona fede, a chiedere la revoca della confisca e la restituzione del bene, previa dimostrazione dei presupposti
  • La restituzione del bene immobile in sede penale richiede specifici accertamenti (ad es. la nullità del contratto di compravendita) e non è automaticamente conseguibile in alternativa al risarcimento già liquidato; non è ammesso ottenere contemporaneamente risarcimento in denaro e restituzione del medesimo cespite (principio anti-arricchimento)
  • La destinazione di proventi o beni confiscati a misure generali di ristoro non conferisce alla singola vittima un interesse processuale specifico che autorizzi l'interlocuzione sulla statuizione ablativa adottata in sede di merito

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