Cassazione Penale, Sentenza n. 37866/2023 del 15/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Piras era stato condannato per estorsione: dopo aver eliminato una piantagione di canapa indiana sul terreno di Gaddo Risso, minacciò di morte quest'ultimo e gli chiese 1.000 euro come risarcimento. Risso avvertì le forze dell'ordine che organizzarono una consegna controllata con banconote fotocopiate. In cassazione il difensore deduceva: (a) che le richieste di denaro derivavano da presunti debiti pregressi di Risso; (b) carenza di efficacia costrittiva delle minacce; (c) agent provocateur e configurazione di reato impossibile; (d) al più, tentativo, perché il denaro venne consegnato solo per consentire il fermo e sarebbe stato restituito.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto fondata la motivazione della Corte d'appello che aveva escluso l'esistenza di pretese economiche legittime (anche sulla base dei messaggi in cui Piras affermava che la "fattura era una scusa"). Ha affermato che le minacce, ripetute e anche rivolte ai familiari, erano idonee a coartare la volontà della vittima e che la consegna controllata del denaro sotto il diretto controllo della polizia non esclude la consumazione del reato di estorsione. Ha inoltre precisato che l'intervento della polizia o l'adesione della vittima alla consegna non trasformano in reato impossibile una condotta realizzata autonomamente dall'agente. Conseguentemente, dichiarata l'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 629 cod. pen.
La condotta di Piras è stata ricondotta ai presupposti dell'estorsione: minacce ripetute e idonee a costringere la vittima a consegnare denaro. La Corte ha ritenuto sussistere il reato nella forma consumata.
art. 616 cod. proc. pen.
In conseguenza della dichiarata inammissibilità del ricorso, la Corte ha disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall'articolo.
art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020
Il procedimento di cassazione si è svolto con contraddittorio scritto ai sensi della disposizione citata, ossia modalità ordinarie di celebrazione del giudizio in forma scritta previste dalla norma.
Massime di principio
- La consumazione dell'estorsione non viene esclusa se la vittima consegna il denaro sotto il controllo della polizia giudiziaria: la consegna controllata può integrare la forma consumata del reato.
- La valutazione dell'idoneità minacciosa si fonda sull'effetto costrittivo obiettivo della condotta, non sulla resistenza effettiva mostrata dalla vittima dopo le minacce.
- Le giustificazioni apparenti delle richieste (es. riferimenti a debiti o fatture) possono essere scrutinati in base al contesto e ai contenuti delle comunicazioni; se emergono elementi che dimostrano l'inesistenza di pretese legittime, la condotta riconduce all'estorsione.
- L'operato di un agente provocatore o l'iniziativa della vittima nell'organizzare l'incontro non escludono automaticamente l'antigiuridicità dell'azione dell'estorsore: il reato è escluso solo se l'azione criminosa dipende esclusivamente e in via assoluta dall'istigazione esterna.
- In sede di impugnazione in Cassazione, questioni di fatto e di motivazione pienamente fondate sui documenti processuali sono difficili da rimettere in discussione e possono determinare l'inammissibilità del ricorso.
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