Sentenza del 12/12/2018 n. 5533 - Comm. Trib. Reg. per la Sicilia
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
La XXXX S.r.l. ha impugnato un avviso di accertamento relativo al periodo d’imposta 2009, contestando l’applicazione della disciplina sulle cosiddette società di comodo. La società aveva già ottenuto due decisioni favorevoli, con le quali era stata riconosciuta la sua non riconducibilità a una società di comodo, ma l’Agenzia non aveva annullato l’atto in autotutela perché tali decisioni non erano ancora definitive. La società ha inoltre sostenuto che l’avviso non considerasse adeguatamente le precedenti pronunce. L’Agenzia ha appellato la sentenza favorevole alla società, deducendo difetti di motivazione, violazione delle norme processuali e dell’art. 30 della legge n. 724/1994, nonché contestando la valutazione della società come non operativa in relazione ai ricavi attribuiti al marchio aziendale.
La decisione
La Commissione Tributaria Regionale ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate e confermato la sentenza di primo grado favorevole alla XXXX S.r.l. Il Collegio ha ritenuto adeguatamente motivata la decisione impugnata e ha confermato che la società aveva dimostrato la propria operatività o, comunque, le circostanze che impedivano il raggiungimento dei ricavi minimi previsti. Ha inoltre ritenuto non condivisibile la tesi dell’Amministrazione secondo cui il marchio non fosse un bene strumentale, valorizzando la natura finanziaria e di private equity delle società socie e i vincoli di utilizzo dei beni sociali. L’Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese del grado d’appello, liquidate in 2.000 euro oltre accessori.
Norme richiamate
Legge 23 dicembre 1994, n. 724, art. 30
Possono essere considerate società di comodo quelle che non superano i test di operatività, ovvero il minimo dei ricavi normativamente previsti.
La disciplina presume la non operatività quando la società non raggiunge determinati ricavi minimi, ma il contribuente può dimostrare l’effettiva operatività o l’esistenza di circostanze oggettive che hanno impedito il conseguimento dei ricavi.
D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 23
Richiamato dall’Agenzia per contestare profili processuali della sentenza, ma senza esito favorevole nel giudizio d’appello.
D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36
La sentenza di primo grado è stata ritenuta sufficientemente motivata, poiché indicava gli elementi valutati e il percorso logico-giuridico seguito.
D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 68
Richiamato dall’Agenzia in relazione agli effetti delle pronunce tributarie non definitive, ma non ritenuto idoneo a giustificare la riforma della sentenza favorevole alla società.
Codice civile, art. 2909
Richiamato dall’Agenzia con riferimento all’efficacia del giudicato; nel caso concreto, le precedenti pronunce favorevoli, pur non definitive, sono state valorizzate come elementi rilevanti della controversia.
Codice di procedura civile, art. 118 disp. att.
Richiamato insieme alle norme sulla motivazione della sentenza; il giudice regionale ha escluso che la motivazione della decisione di primo grado fosse carente.
Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 5
Secondo il principio citato dalla Cassazione, il vizio di omessa motivazione ricorre solo quando il giudice non indichi gli elementi posti a fondamento della decisione o li esponga in modo tale da impedire il controllo sul ragionamento. Una motivazione sintetica ma logicamente verificabile non è sufficiente a configurare il vizio.
D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 106
La posizione delle società socie, iscritte come intermediari finanziari, è stata considerata dal Collegio nel valutare la concreta struttura e operatività della società contribuente.
Massime di principio
- Nelle controversie sulle società di comodo, il mancato superamento dei ricavi minimi non determina automaticamente la soccombenza del contribuente: è possibile dimostrare l’effettiva operatività oppure circostanze oggettive che abbiano impedito il raggiungimento della soglia.
- La valutazione dell’operatività deve considerare la concreta struttura societaria, l’attività svolta, la natura dei soci, i vincoli normativi e l’utilizzo effettivo dei beni aziendali, senza basarsi esclusivamente su un calcolo astratto dei ricavi.
- Un marchio o altro bene immateriale può essere considerato strumentale all’attività d’impresa quando, alla luce delle circostanze concrete, è funzionale all’organizzazione e allo svolgimento dell’attività sociale.
- Precedenti decisioni tributarie favorevoli, anche se non ancora definitive, costituiscono elementi rilevanti che l’Amministrazione deve considerare nella motivazione dei successivi atti, pur non producendo necessariamente un giudicato vincolante.
- Il difetto di motivazione della sentenza sussiste solo quando non sia possibile ricostruire gli elementi valutati e il ragionamento seguito; non è sufficiente contestare la brevità o la non condivisione della motivazione.
- Quando l’Amministrazione perde il giudizio d’appello, normalmente è condannata alle spese processuali, salvo specifiche ragioni per una diversa decisione.
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