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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19309/2022 del 17/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato il sequestro probatorio di un dipinto attribuito a Goya, sostenendo l'inosservanza e l'erronea applicazione della legge penale. Contestava che il dipinto non avesse i requisiti dell'art. 10 d.lgs. n. 42/2004 per giustificare il sequestro, denunciava motivazione generica da parte dei giudici, la mancata valutazione della consulenza di parte e l'assenza di elementi a favore dell'attribuzione a Goya; chiedeva l'annullamento del sequestro e la restituzione del bene.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione del Tribunale del riesame fosse esaustiva: l'indagato è stato trovato all'aeroporto con il dipinto e documenti (foto, bozza di dichiarazione notarile) e ha dichiarato di aver ricevuto l'opera da una terza persona con precedenti. L'opera era stata affidata ad un'esperta della Galleria nazionale per valutazioni; la consulenza di parte è stata ritenuta inaffidabile perché redatta senza la visione materiale del bene (poiché in sequestro). Il Tribunale del riesame ha correttamente confermato il sequestro probatorio in attesa del completamento delle indagini sul tentativo di esportazione senza autorizzazioni. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, all'onere di cui all'art. 616 c.p.p. e al versamento, in via equitativa, di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato per indicare che il procedimento riguarda un'ipotesi di reato tentato (tentativo), in combinazione con la normativa sui beni culturali; la corte ha considerato compatibile la misura cautelare probatoria in presenza di indizi relativi al tentativo di esportazione.

  • art. 174, comma 1, d.lgs. n. 42/2004

    Norma penale che sanziona l'esportazione illecita di beni culturali senza autorizzazione. La corte ha ritenuto sussistessero indizi tali da giustificare il sequestro probatorio in funzione delle investigazioni su questo reato.

  • art. 10 d.lgs. n. 42/2004

    Riferita dalla difesa come criterio per individuare i requisiti del bene culturale; la corte ha ritenuto che, anche in assenza di definitiva attribuzione, la apparenza del bene come potenzialmente di interesse storico-artistico e gli elementi probatori giustificassero il sequestro cautelare.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per imporre al ricorrente l'onere delle spese del procedimento in caso di ricorso dichiarato inammissibile.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Citatà per stabilire i criteri sul versamento alla Cassa delle Ammende: la corte ha ritenuto che non sussistesse colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, ma ha comunque disposto un versamento equitativo di 3.000 euro.

Massime di principio

  • Il sequestro probatorio di un'opera d'arte può essere confermato anche sulla base di indizi di apparente rilevanza storico-artistica e di elementi di contesto (provenienza dubbia, dichiarazioni dell'indagato, documentazione allegata), anche prima di un parere definitivo dell'esperto.
  • Una consulenza di parte redatta senza la visione materiale del bene (ad esempio perché già sottoposto a sequestro) ha limitata efficacia probatoria e può essere ritenuta inaffidabile dal giudice.
  • L'assenza di un'attribuzione definitiva (es. a un autore noto) non impedisce l'adozione di misure cautelari probatorie quando sussistono sospetti concreti di illecita esportazione o di valore storico-artistico del bene.
  • Le censure meramente fattuali e formule generiche sulla motivazione del giudice sono spesso insufficienti a superare l'ordinanza di conferma del sequestro se il giudice ha fornito ragioni concrete sull'inaffidabilità di prove difensive e sulla necessità delle indagini.
  • In caso di ricorso dichiarato inammissibile il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e, nei termini previsti, a un versamento alla Cassa delle Ammende; la quantificazione può essere effettuata equitativamente dal giudice quando manchi colpa grave nella presentazione del ricorso.

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