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Sentenza

Sentenza n. 4787/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202404103

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Veneto che aveva respinto il ricorso contro l’ordinanza comunale di ripristino relativa alla chiusura di un portico mediante serramenti

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’appellante contestava l’ordinanza comunale che, ai sensi dell’art. 31 d.P.R. 380/2001, aveva ingiunto il ripristino dello stato dei luoghi per l’installazione di due serramenti che avevano chiuso il portico, trasformandolo da vano accessorio a vano utile, con preannuncio dell’acquisizione gratuita dell’area in caso di inottemperanza. Deduceva che il portico fosse già legittimamente chiuso su tre lati e che la precedente DIA in sanatoria avesse assentito la relativa superficie e volumetria; l’aggiunta dei serramenti, pertanto, non avrebbe comportato nuovo volume o superficie utile e sarebbe stata qualificabile come manutenzione straordinaria, intervento pertinenziale o ristrutturazione edilizia leggera, soggetta eventualmente alle sanzioni pecuniarie degli artt. 33 o 37 d.P.R. 380/2001, ma non alla demolizione. Contestava inoltre l’applicazione della disciplina relativa agli immobili vincolati, l’acquisizione gratuita del bene e dell’area di sedime, nonché la motivazione del TAR, che aveva richiamato l’art. 27 e l’art. 32 d.P.R. 380/2001 benché il Comune avesse agito ai sensi dell’art. 31. Deduceva anche violazione dell’art. 34, comma 2, c.p.a. e dell’art. 73, comma 3, c.p.a., per avere il giudice rilevato d’ufficio questioni non sottoposte al contraddittorio, oltre alla violazione dell’art. 21-octies l. 241/1990.

La decisione

Il Consiglio di Stato non ha esaminato nel merito i motivi d’appello. Ha ritenuto che la dichiarazione dell’appellante di avere eseguito il ripristino dell’immobile facesse venir meno l’interesse concreto e attuale alla decisione sull’impugnazione dell’ordine di ripristino. La richiesta di rinvio dell’udienza è stata respinta perché riferita a vicende successive agli atti impugnati e non pregiudiziali alla trattazione dell’appello. L’appello è stato quindi dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse. Nulla è stato disposto sulle spese, poiché il Comune non si è costituito in appello e in ragione della causa di improcedibilità.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    "ordinanza di ripristino"; "acquisizione gratuita dell’area"

    La disposizione è stata richiamata quale base dell’ordine comunale di ripristino e della conseguente acquisizione gratuita in caso di inottemperanza, ma la sentenza d’appello non ne ha esaminato nel merito l’applicabilità.

  • art. 37 d.P.R. 380/2001

    "interventi eseguiti in assenza o difformità da SCIA"

    La sua applicabilità era stata dedotta dall’appellante quale alternativa alla sanzione ripristinatoria; la questione è rimasta assorbita dall’improcedibilità.

  • art. 33 d.P.R. 380/2001

    "interventi di ristrutturazione edilizia realizzati in assenza di permesso di costruire"

    La sua applicabilità e la possibilità di una sanzione pecuniaria alternativa erano state prospettate dall’appellante, ma non sono state decise per il venir meno dell’interesse.

  • art. 32 d.P.R. 380/2001

    "variazioni essenziali realizzate su immobili soggetti a vincolo paesistico e ambientale"

    Il TAR lo aveva richiamato per qualificare le variazioni su immobile vincolato come totale difformità; il Consiglio di Stato non ha pronunciato sul merito di tale ricostruzione.

  • art. 27 d.P.R. 380/2001

    L’appellante contestava il richiamo del TAR a tale disposizione, ritenendolo riferito a un potere non esercitato dal Comune; la censura non è stata esaminata.

  • art. 10, comma 1, lett. c), d.P.R. 380/2001

    "ristrutturazione edilizia"

    La disposizione era invocata per qualificare l’intervento come ristrutturazione edilizia e per escludere l’applicazione dell’art. 31; la questione è rimasta assorbita.

  • art. 142, comma 1, lett. a), d.lgs. 42/2004

    Il TAR aveva rilevato la sottoposizione dell’area a vincolo paesaggistico; il Consiglio di Stato non ha definito la relativa questione sostanziale.

  • art. 34, comma 2, c.p.a.

    "preclude la pronuncia con riferimento a poteri amministrativi non esercitati"

    La violazione era dedotta contro il richiamo giudiziale all’art. 27 d.P.R. 380/2001, ma non è stata valutata.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    "questione rilevata d’ufficio"

    L’appellante lamentava la mancata instaurazione del contraddittorio sulle questioni rilevate d’ufficio; la sentenza non ha esaminato il motivo.

  • art. 21-octies l. 241/1990

    L’appellante contestava la possibilità di sanare i vizi dell’atto in assenza di costituzione dell’amministrazione; la questione non è stata decisa.

Massime di principio

  • La sopravvenuta esecuzione dell’ordine amministrativo impugnato, quando elimina l’utilità concreta e attuale della decisione sull’impugnazione, determina l’improcedibilità dell’appello per sopravvenuta carenza d’interesse.
  • La richiesta di rinvio fondata su vicende successive all’adozione degli atti impugnati non deve essere accolta quando tali vicende non risultano pregiudiziali alla trattazione e alla definizione del giudizio.
  • Quando il giudizio diviene improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse, il giudice non è tenuto a esaminare i motivi di merito ancora controversi.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseEfficacia ed esecutorietà

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