Sentenza n. 1730/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Seconda) n. 815/2023.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Puglia n. 815/2023, che aveva respinto l'impugnazione dell'ordinanza di demolizione, dell'accertamento di mancata ottemperanza e dell'acquisizione gratuita del bene al patrimonio comunale con irrogazione di sanzione pecuniaria
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La proprietaria aveva impugnato in primo grado l'ordinanza di demolizione n. 579/19 e il successivo provvedimento dirigenziale di accertamento dell'inottemperanza, acquisizione gratuita del bene e irrogazione di sanzione pecuniaria. Il TAR aveva respinto il ricorso e i motivi aggiunti. In appello sono stati dedotti: error in iudicando e violazione dell'art. 31 d.P.R. 380/2001, con censura di difetto di motivazione e di mancato accertamento della possibilità di demolire separatamente le opere abusive preservando quelle conformi al titolo; violazione del principio di tutela del legittimo affidamento, in ragione della risalenza delle opere; violazione degli artt. 10, 22 e 33 TUE eccesso di potere, con riferimento alla qualificazione delle tettoie come mere pertinenze o opere precarie rientranti nell'edilizia libera; illegittimità dell'acquisizione per mancata specificazione delle aree trasferite al patrimonio comunale.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha rigettato l'appello e confermato la sentenza del TAR. Quanto alla motivazione dell'ordine di demolizione, ha ritenuto rilevante la valutazione globale e non atomistica delle opere, poiché la pluralità degli interventi — scale inglobate in un vano, un vano non previsto, trasformazione della destinazione dei locali, ampliamenti di circa 53 mq per unità e tre tettoie per una superficie complessiva di circa 380 mq — era avvinta da un unico nesso funzionale e aveva creato un organismo edilizio sostanzialmente diverso da quello autorizzato. Ne derivava la necessità di un titolo edilizio, mancante, e la legittimità dell'ordine di ripristino senza necessità di una specifica motivazione ulteriore sulla scindibilità delle opere. Ha escluso che il decorso del tempo potesse fondare un legittimo affidamento, poiché l'ordine di demolizione di opere abusive è atto dovuto e vincolato, adeguatamente motivato con la descrizione delle opere e delle ragioni della loro abusività. Ha inoltre escluso che le tettoie potessero qualificarsi come opere precarie o mere pertinenze, considerate la pluralità, le rilevanti dimensioni e le caratteristiche costruttive in pilastri e travi di legno. Infine, ha ritenuto sufficientemente specificata l'area oggetto di acquisizione mediante gli estremi catastali, inclusi foglio, particella e subalterni. Spese compensate per giusti motivi legati alla natura delle questioni.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. 380/2001
L'accertamento dell'inottemperanza all'ordine di demolizione può condurre all'acquisizione gratuita dell'area al patrimonio comunale; l'area deve essere individuata con elementi catastali sufficientemente specifici.
artt. 10, 22 e 33 TUE
Richiamati dall'appellante in relazione alla qualificazione delle opere e alla dedotta illegittimità degli interventi repressivi; le censure sono state respinte.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato per lo svolgimento dell'udienza di smaltimento dell'arretrato mediante collegamento da remoto.
Massime di principio
- La valutazione dell'incidenza urbanistico-edilizia di una pluralità di opere deve essere compiuta in modo globale e non atomistico, quando gli interventi siano collegati da un nesso funzionale e concorrano a realizzare un organismo edilizio sostanzialmente diverso da quello autorizzato.
- L'ordine di demolizione di opere abusive è un atto dovuto e vincolato: è sufficientemente motivato mediante la descrizione delle opere e l'indicazione della loro abusività, senza necessità di una specifica motivazione sull'interesse pubblico concreto e attuale al ripristino della legalità violata.
- Il mero decorso del tempo dalla realizzazione dell'abuso edilizio non determina un legittimo affidamento del proprietario e non impone una motivazione rafforzata dell'ordine di demolizione, poiché l'affidamento tutelabile presuppone provvedimenti amministrativi idonei a generare aspettative stabilizzate e rapporti giuridici certi.
- Tettoie numerose e di rilevante superficie, realizzate con elementi strutturali quali pilastri e travi, non possono essere qualificate come opere precarie o mere pertinenze edilizie quando, per consistenza e caratteristiche, incidano sull'assetto edilizio e territoriale.
- Ai fini dell'acquisizione gratuita dell'area conseguente all'inottemperanza all'ordine di demolizione, l'obbligo di specificazione dell'area acquisita è assolto mediante l'indicazione di dati catastali sufficientemente determinati, inclusi particella e subalterni.
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