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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1780/2025 del 15/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Orrò Paolo Antonio ha impugnato la riqualificazione in appello del fatto a appropriazione indebita (capo B), lamentando contraddittorietà logica tra la motivazione che interpretava gli accordi di separazione come limitativi dell'uso di stanze e l'affermazione che i beni della moglie fossero invece nel garage; ha poi censurato la quantificazione delle spese di costituzione e difesa. Grussu Annalisa ha censurato l'interpretazione degli accordi di separazione da parte della Corte d'appello (che avrebbe permesso all'imputato di chiudere a chiave alcune stanze senza impedire l'accesso alla stanza a lei riservata) e ha contestato la formula assolutoria per carenza di dolo, ritenendola contraddittoria rispetto alla motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi come motivi non consentiti e comunque manifestamente infondati. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse adeguatamente motivato la presenza di beni di proprietà della parte civile nel garage e che l'accertamento delle volontà negoziali e la conseguente interpretazione dell'accordo di separazione fossero valutazioni di merito non sindacabili in sede di legittimità. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende; respinta la richiesta di liquidazione delle spese in favore della parte civile assente all'udienza.

Norme richiamate

  • art. 646 cod. pen.

    La Corte territoriale ha riqualificato il fatto originariamente contestato come appropriazione indebita, ritenendo che l'imputato si sia appropriato di beni mobili della moglie custoditi nel garage; la Cassazione ha ritenuto la valutazione di merito non rivedibile.

  • art. 649 cod. pen.

    Applicata dalla Corte d'appello quale causa di non punibilità per i beni della figlia (valore infimo), motivo che ha determinato la declaratoria di non punibilità per quella parte dell'imputazione.

  • art. 1362 cod. civ.

    La Corte d'appello ha interpretato l'accordo di separazione richiamando la volontà delle parti secondo i criteri dell'art. 1362 c.c.; la Cassazione ha ritenuto che tale interpretazione, sorretta dalla motivazione e dagli elementi di fatto, non fosse sindacabile.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non rivede le valutazioni di fatto e di prova del giudice di merito salvo profili di illegitimità o manifesta illogicità: le questioni di merito sull'interpretazione di un accordo di separazione spettano al giudice del merito e sono incensurabili se motivate.
  • La riqualificazione del reato (es. da furto ad appropriazione indebita) dipende dagli elementi di fatto: possesso, disponibilità e comportamento dell'agente sui beni. Occorre prova specifica del luogo, del tempo e della condotta per dimostrare il dolo dell'appropriazione.
  • La causa di non punibilità per valore infimo (art. 649 c.p.) può essere applicata quando il valore dei beni giustifica l'esclusione della punibilità; il suo accertamento richiede valutazione di merito sul valore e sulle circostanze.
  • Per contestare davanti alla Cassazione la motivazione del giudice occorre una critica fondata su vizi di diritto o manifesta contraddittorietà: rilievi meramente probatori o valutazioni di credibilità dei testi sono inammissibili.
  • Gli appellanti che propongono ricorso infondato o con motivi non consentiti rischiano la condanna alle spese e sanzioni (es. pagamento alla Cassa delle Ammende); richieste di liquidazione spese per parti assenti o con memorie non pertinenti possono essere rigettate.

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