Sentenza n. 871/2026 - Firenze, Sezione 2
per l'annullamento - della determinazione n. -OMISSIS-del -OMISSIS-, prot. -OMISSIS- del -OMISSIS- dell’Ufficio Messi 2021 notificata all’interessato in data -OMISSIS-, mediante la quale è stato disposto “il diniego di utilizzo autorizzato di alloggio di edilizia residenziale pubblica” e per l’accertamento - del diritto del ricorrente all’utilizzo autorizzato dell’alloggio secondo quanto previsto dall’art. 2 dell’avviso pubblico adottato dal Comune di Livorno in data -OMISSIS- con la conseguente condanna - del Comune di Livorno al rilascio del provvedimento di utilizzo autorizzato dell’alloggio con la formula 3+3 in favore del Sig. -OMISSIS- -OMISSIS- e per l’annullamento - di ogni atto antecedente o successivo, anche se sconosciuto al ricorrente, e comunque lesivo degli interessi e della posizione giuridica dello stesso.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, prendendo atto della dichiarazione depositata dal ricorrente il 2 aprile 2026. Il ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione; il Comune non si è opposto. Il giudice ha applicato l’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. e ha compensato integralmente le spese di lite in ragione della dinamica dei fatti processuali.
Atto impugnato: diniego di utilizzo autorizzato di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, con contestuale domanda di accertamento del diritto all’utilizzo e di condanna al rilascio dell’autorizzazione
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato la determinazione dell’Ufficio Messi del Comune di Livorno recante il diniego di utilizzo autorizzato di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Ha inoltre chiesto l’accertamento del proprio diritto all’utilizzo autorizzato dell’alloggio secondo l’avviso pubblico comunale e la condanna del Comune al rilascio del provvedimento di utilizzo autorizzato con formula 3+3. Dal testo non risultano specifici motivi di illegittimità articolati nel ricorso, poiché il giudizio è stato definito per sopravvenuta carenza di interesse.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse
La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione comporta la declaratoria di improcedibilità del ricorso.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
La disposizione è richiamata quale presupposto per l’oscuramento delle generalità del ricorrente a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Le disposizioni sono richiamate, unitamente all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a fondamento dell’oscuramento dei dati identificativi del ricorrente.
Massime di principio
- Quando, nel corso del giudizio amministrativo, il ricorrente dichiara in modo espresso la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione e l’amministrazione non si oppone, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
- La declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse non comporta necessariamente la condanna alle spese dell’amministrazione: il giudice può compensarle in ragione della dinamica processuale.
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