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Sentenza

Sentenza n. 645/2026 - Napoli, Sezione 7

per l'annullamento a) dell'ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale a firma del Dirigente dell'Area Pianificazione e Gestione Territoriale del Comune di Arzano n. 6 prot. n. 24326 del 04.07.2022, notificata ad entrambi i destinatari in data 11.07.2022; b) per la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Arzano a fronte dell'istanza ai sensi dell'art. 34 del D.P.R. 380/2001 (cd. ‘fiscalizzazione' dell'abuso) prot. n. 28745 del 29.07.2022. d il conseguente accertamento dell'obbligo del Comune di provvedere in relazione alla medesima istanza, mediante l'adozione di un provvedimento espresso.

Giustizia amministrativa202205201

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di opere abusive e dell’area di sedime, nonché silenzio sull’istanza di fiscalizzazione dell’abuso

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale adottata dopo la mancata esecuzione, entro novanta giorni, dell’ordinanza di demolizione di un’intera unità abitativa abusiva e di un ulteriore volume di circa 200 mc. Hanno dedotto, da un lato, l’illegittimità del silenzio serbato dal Comune sull’istanza di applicazione dell’art. 34 d.P.R. 380/2001, relativa alla cosiddetta fiscalizzazione dell’abuso, sostenendo l’impossibilità materiale di demolire le opere senza pregiudicare le parti legittime dell’edificio e invocando la violazione dell’art. 2 l. 241/1990; dall’altro, hanno censurato l’ordinanza di acquisizione per difetto di motivazione e sproporzione, sostenendo che essa avesse acquisito aree ulteriori rispetto al sedime, inclusi circa 100 mq destinati al transito, per una superficie complessiva superiore a 169 mq, in violazione dell’art. 31, comma 2, d.P.R. 380/2001.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Quanto alla fiscalizzazione, ha rilevato che l’istanza era stata presentata il 29 luglio 2022, dopo la scadenza del termine di novanta giorni previsto per l’esecuzione dell’ordine demolitorio e dopo l’adozione dell’ordinanza di acquisizione del 4 luglio 2022. Il decorso infruttuoso del termine determina l’automatico trasferimento della proprietà del bene abusivo e dell’area di sedime al Comune; pertanto, l’istanza presentata successivamente è stata ritenuta tardiva e non più proponibile, essendo i proprietari privati ormai privi di legittimazione sul bene. In ogni caso, l’art. 34 d.P.R. 380/2001 non era applicabile, poiché gli interventi erano stati realizzati sine titulo e rientravano nel regime dell’art. 31, relativo alle nuove opere realizzate in assenza di permesso o in totale difformità. Il giudice ha inoltre ritenuto legittima l’acquisizione dell’area ulteriore: l’ordinanza indicava con precisione la superficie di 100 mq, i dati catastali e la funzione dell’acquisizione, necessaria per consentire il transito, il raggiungimento dell’immobile e le operazioni di demolizione. L’area non è stata giudicata sproporzionata, perché inferiore al limite massimo di dieci volte la superficie utile abusivamente costruita previsto dall’art. 31, comma 3. Per tali ragioni, anche un eventuale successivo provvedimento espresso sull’istanza di fiscalizzazione non avrebbe potuto modificarne l’esito, sicché non è stata ravvisata illegittimità nel silenzio comunale. I ricorrenti sono stati condannati alle spese, liquidate in euro 1.500 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    L'area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita.

    La mancata demolizione entro novanta giorni comporta l’acquisizione automatica del bene abusivo e dell’area di sedime al patrimonio comunale; l’area ulteriore acquisibile deve essere precisamente individuata, motivata e rispettare il limite massimo di dieci volte la superficie utile abusiva.

  • art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001

    Il termine di novanta giorni per ottemperare all’ordine di demolizione è perentorio; il suo inutile decorso determina il trasferimento ipso iure della proprietà del bene abusivo e dell’area di sedime al Comune.

  • art. 31, comma 5, d.P.R. 380/2001

    Dopo l’acquisizione, il Comune può decidere di non demolire l’opera esercitando le proprie prerogative sulla destinazione del bene.

  • art. 34, comma 2, d.P.R. 380/2001

    Quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il responsabile dell'ufficio applica una sanzione pari al triplo del costo di produzione stabilito in base alla legge 27 luglio 1978, n. 392, della parte dell'opera realizzata in difformità dal permesso di costruire, se ad uso residenziale, e pari al triplo del valore venale, determinato a cura della agenzia del territorio, per le opere adibite ad usi diversi da quello residenziale.

    La fiscalizzazione è una misura eccezionale, alternativa alla demolizione, applicabile quando l’intervento sia in parziale difformità dal titolo e la demolizione arrechi pregiudizio alla parte conforme; non si applica alle nuove opere realizzate senza titolo o in totale difformità, soggette all’art. 31.

  • art. 33 d.P.R. 380/2001

    La fiscalizzazione può operare anche per interventi di ristrutturazione edilizia realizzati senza permesso o in totale difformità, nei casi previsti dalla norma.

  • art. 2 l. 241/1990

    L’obbligo generale di conclusione del procedimento non impone una pronuncia espressa quando sia definitivamente accertato che l’istanza non può comunque essere accolta e il provvedimento sarebbe privo di utilità sostanziale.

Massime di principio

  • Il termine di novanta giorni assegnato con l’ordinanza di demolizione ai sensi dell’art. 31 d.P.R. 380/2001 è perentorio: il suo inutile decorso determina automaticamente l’acquisizione ipso iure del bene abusivo e dell’area di sedime al patrimonio comunale, rendendo irrilevante l’adempimento tardivo del privato.
  • Dopo l’acquisizione automatica del bene abusivo al patrimonio comunale, il precedente proprietario perde la legittimazione a presentare istanze direttamente incidenti sul bene, compresa l’istanza di accertamento di conformità e, secondo la decisione, quella di fiscalizzazione dell’abuso.
  • La fiscalizzazione prevista dall’art. 34, comma 2, d.P.R. 380/2001 costituisce un rimedio eccezionale e alternativo alla demolizione, applicabile quando la demolizione di opere realizzate in parziale difformità dal titolo pregiudichi la parte conforme; essa non è utilizzabile per una nuova opera realizzata senza titolo o in totale difformità, sottoposta all’art. 31.
  • L’acquisizione di aree ulteriori rispetto all’area di sedime è legittima quando l’ordinanza individui con precisione superficie e dati catastali, esponga la concreta necessità dell’acquisizione e rispetti il limite massimo di dieci volte la superficie utile abusivamente costruita previsto dall’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001.
  • Quando, alla luce della disciplina applicabile e della sequenza procedimentale ormai definita, l’istanza amministrativa è manifestamente non accoglibile, l’assenza di un provvedimento espresso non determina l’accoglimento dell’azione contro il silenzio se una pronuncia dell’amministrazione non potrebbe produrre alcuna utilità sostanziale.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniTermini del procedimento e silenzio
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimentoProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di motivazione

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