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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43215/2024 del 27/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 26/04/2024 che aveva rigettato la richiesta di applicazione della disciplina della continuazione ex art. 671 c.p.p.; il ricorrente ha censurato, ex art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p., il difetto di motivazione, sostenendo che il giudice dell'esecuzione ha motivato il rigetto unicamente richiamando un dato temporale errato/inefficace e non ha considerato che le date delle sentenze citate (19/01/2020; 31/01/2020; 10/02/2020) mostrano un lasso di tempo ristretto, idoneo a far ritenere l'esistenza di un medesimo disegno criminoso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per difetto di motivazione dell'ordinanza impugnata. Ha rilevato che il giudice dell'esecuzione si è limitato al solo elemento temporale, senza indicare l'oggettività giuridica dei reati né le modalità di commissione, e ha isolato uno solo degli elementi rilevanti ai fini della continuazione. La decisione è stata annullata e il procedimento è stato rinviato per nuovo giudizio al giudice dell'esecuzione in diversa persona fisica, affinché siano valutati tutti gli elementi utili al riconoscimento o al diniego del vincolo della continuazione.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    La norma regolamenta la continuazione in sede esecutiva; la Corte evidenzia che la sua applicazione richiede una valutazione articolata e motivata di più elementi fattuali, non riducibile al solo dato temporale.

  • art. 81 cod. pen.

    inciso "anche in tempi diversi"

    L'inciso non esclude la rilevanza del fattore temporale: la vicinanza temporale non è indizio necessario della medesima volontà criminale, ma la notevole distanza temporale può costituire indizio negativo per la continuazione. Occorre valutare il tempo insieme ad altri elementi (pianificazione, deliberazione, mutamenti nel tempo).

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Il vizio denunciato era il difetto di motivazione; la Corte ha ritenuto fondata la censura e ha annullato l'atto impugnato per carenza motivazionale.

  • Corte cost. n. 183 del 2013

    Principio richiamato per disporre il rinvio a giudice dell'esecuzione in diversa persona fisica, al fine di garantire imparzialità nel nuovo giudizio.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 49711 del 13/10/2022, Guarini)

    Precedente richiamato che spiega come l'aumento dell'intervallo temporale tra reati riduca la probabilità di riconoscere la continuazione; conferma che il tempo è elemento rilevante ma non esclusivo.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione devono essere valutati con motivazione puntuale più elementi: identità del disegno criminoso, modalità di commissione, obiettivi comuni, programmabilità e vicinanza temporale; non basta richiamare solo il tempo.
  • La mera distanza temporale tra reati può essere un indizio negativo, ma non è decisiva di per sé: la Corte permette che tempi diversi non escludano la continuazione se sussistono altri elementi unificanti.
  • Un provvedimento che rigetta o riconosce la continuazione deve contenere una motivazione chiara e completa che analizzi tutti gli elementi fattuali e giuridici rilevanti; il difetto di motivazione è motivo di annullamento in Cassazione.
  • In caso di annullamento per carenza motivazionale il rinvio deve essere a giudice diverso (per ragioni di imparzialità) e il nuovo giudizio deve valutare integralmente la questione.
  • Quando si propone o si resiste a una richiesta di riconoscimento della continuazione, è strategico documentare/contestare: date precise, analogie nelle modalità, identità degli obiettivi, circostanze preparatorie, vittime o situazioni omogenee, e qualsiasi elemento che dimostri (o smentisca) un unico disegno criminoso.

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