Cassazione Penale, Sentenza n. 18875/2022 del 12/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiedeva la sospensione dell'ordine di demolizione di opere abusive, disposto con sentenza di condanna del 12/11/1999, deducendo la pendenza presso il Comune di Striano di procedimenti amministrativi relativi a una richiesta di accertamento di conformità (art. 33, comma 2, DPR 380/2001) e a una istanza di sanatoria (art. 36 DPR 380/2001), nonché nuove prove circa una prospettata traslazione volumetrica; sosteneva che tali elementi avrebbero potuto giustificare la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione e chiedeva accertamenti integrativi presso il Comune
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo infondato perché la mera pendenza di procedimenti amministrativi non è sufficiente a giustificare la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione: è necessario che il giudice dell'esecuzione accerti elementi che rendano plausibilmente prossima l'adozione da parte dell'amministrazione di un provvedimento di accoglimento (richiamata giurisprudenza di Sez. 3). Il secondo e il terzo motivo sono stati dichiarati inammissibili per carenza di specificità e per la formulazione cumulativa e apodittica delle censure. Le richieste di ulteriori accertamenti presso il Comune sono state ritenute estranee alle competenze della Corte di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare in favore della Cassa delle Ammende la somma di euro 3.000,00. Decisione resa il 09/02/2022.
Norme richiamate
D.P.R. 380/2001, art. 33, comma 2
La Corte rileva che la sola pendenza di una richiesta di accertamento di conformità non basta ad impedire l'esecuzione dell'ordine di demolizione; occorre prova della concreta e prossima probabilità di accoglimento dell'istanza da parte dell'amministrazione
D.P.R. 380/2001, art. 36
Analogamente, la mera presentazione di una istanza di sanatoria non determina automaticamente la sospensione o la revoca dell'ordine di demolizione dopo il passaggio in giudicato: serve un accertamento della prossimità dell'esito favorevole
D.P.R. 380/2001, art. 31
Richiamato come criterio normativo di riferimento per la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione; la giurisprudenza interpreta tale disciplina nel senso che il giudice dell'esecuzione può revocare/sospendere solo ove risulti plausibile l'imminente adozione del provvedimento amministrativo che sanerebbe l'opera
Codice di procedura penale, art. 616
Articolo invocato per l'attribuzione delle spese del procedimento al ricorrente nei casi di inammissibilità
Codice di procedura penale, artt. 581 e 591
Richiamati in relazione ai motivi di inammissibilità per aspecificità: la giurisprudenza applica tali norme quando i motivi di cassazione sono carenti di specificità e non consentono l'esame di merito
Corte Costituzionale, sentenza 13 giugno 2000 n. 186
Richiamata in ordine alla possibilità di applicare una sanzione pecuniaria (versamento alla Cassa delle Ammende) valutata in via equitativa, tenuto conto dell'assenza di colpa grave nella determinazione della causa di inammissibilità
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 3, n. 43878/2004; Sez. 3, n. 9145/2015 e altre)
La Corte ha richiamato precedenti secondo cui la revoca o sospensione dell'ordine di demolizione dopo il passaggio in giudicato richiede elementi che rendano plausibile e prossima l'adozione da parte dell'amministrazione di un provvedimento di sanatoria o di accoglimento
Massime di principio
- La mera pendenza di istanze amministrative (accertamento di conformità, condono o sanatoria) non sospende automaticamente né impedisce l'esecuzione di un ordine di demolizione già divenuto definitivo; è necessario che emergano elementi concreti che rendano plausibile e prossima l'adozione di un provvedimento amministrativo favorevole
- In sede di esecuzione penale il giudice può valutare la sospensione o revoca dell'ordine di demolizione solo se sussistono elementi probatori idonei a far ritenere prossimo l'esito favorevole delle procedure amministrative pendenti
- I motivi di ricorso in Cassazione devono essere redatti con specificità: censure generiche, cumulative o apodittiche (denuncia 'perplessa' di più vizi insieme) rendono il ricorso inammissibile
- Non compete alla Corte di Cassazione svolgere accertamenti istruttori su fatti amministrativi locali; richieste di verifiche presso uffici comunali vanno presentate e comprovate in sede di merito o davanti al giudice dell'esecuzione
- La parte soccombente può essere condannata al pagamento delle spese e, in presenza delle condizioni previste dalla giurisprudenza costituzionale, a un versamento alla Cassa delle Ammende determinato equitativamente
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