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Sentenza

Sentenza del 26/05/2023 n. 1527 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria

Studi di settore - contraddittorio - invito - omessa risposta - conseguenze

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Impedita impugnazione di un avviso di accertamento relativo a Irpef, Iva e Irap per l'anno 2011, basato sull'applicazione degli studi di settore. L'Ufficio aveva determinato maggiori redditi tramite l'applicazione automatica degli standards; il contribuente ha contestato la metodica adottata, denunciando carenza di motivazione, fornendo documentazione (estratti conto 2010-2013, bonifici, smobilizzo titoli) e spiegazioni fattuali (concorrenza incrementata per liberalizzazione e effetti negativi sulla clientela dovuti a misure cautelari subite), ma il primo giudice aveva rigettato il ricorso. In appello si e' riproposta la mancata considerazione della documentazione e l'uso acritico dei coefficienti degli studi di settore senza ulteriori indagini bancarie o prove adeguate da parte dell'Ufficio.

La decisione

La Corte d'appello ha accolto l'appello, riformando integralmente la sentenza di primo grado. Ha ritenuto illegittimo l'accertamento fondato sulla sola applicazione matematica degli studi di settore in presenza della documentazione e delle presunzioni semplici offerte dal contribuente, nonche' dell'assenza di indagini integrative da parte dell'Ufficio (es. approfondimenti bancari). Ha quindi dichiarato illegittima la pretesa tributaria e ha compensato le spese del doppio grado del giudizio.

Norme richiamate

  • Cassazione, sent. n. 6230/2015

    Riconosce che in caso di mancata risposta al contraddittorio amministrativo l'Ufficio puo' motivare l'accertamento sulla base degli studi di settore indicando l'impossibilita' di costituire il contraddittorio; tuttavia il giudice puo' valutare la mancata risposta nel quadro probatorio.

  • Cassazione, sent. n. 11633/2013

    Conferma che l'esito del contraddittorio non incide sull'impugnabilita' dell'accertamento e che il giudice puo' liberamente valutare l'applicabilita' degli standards e la controprova del contribuente.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 42/1980

    Principio secondo il quale le presunzioni tributarie non sono illegittime di per se', ma devono basarsi su indici concretamente rilevatori di ricchezza affinche' l'imposizione non abbia base fittizia.

  • Cassazione, sent. n. 16235/2010

    Afferma che la flessibilita' degli strumenti presuntivi trova fondamento nell'art. 53 Cost. e che non puo' essere ammessa una determinazione automatica del reddito a prescindere dalla capacita' contributiva del soggetto.

  • Art. 53 Cost.

    Richiamato come base costituzionale che giustifica la flessibilita' degli strumenti presuntivi ma impone che la determinazione del reddito rispetti la capacita' contributiva del soggetto.

Massime di principio

  • Se il contribuente non risponde all'invito al contraddittorio, l'Ufficio puo' motivare l'accertamento sulla base degli studi di settore indicando l'impossibilita' di costituire il contraddittorio, ma il giudice potra' valutare tale omissione come elemento probatorio nel complesso quadro istruttorio.
  • La mera applicazione matematica degli studi di settore, senza ulteriori indagini o riscontri (es. controlli bancari, verifiche documentali), non e' sufficiente a fondare un accertamento se il contribuente produce documenti e presunzioni semplici idonee a giustificare gli scostamenti.
  • Le presunzioni tributarie sono ammesse, ma devono poggiare su indici concreti e rilevatori della capacita' economica; non e' lecita una determinazione automatica del reddito che ignori la reale capacita' contributiva.
  • Il contribuente gode di ampia facolta' di controprova in giudizio e non e' vincolato alle eccezioni sollevate nel contraddittorio amministrativo; pertanto documenti bancari e spiegazioni plausibili possono ribaltare accertamenti fondati su studi di settore.
  • In presenza di questioni particolari e di valutazioni complesse, il giudice puo' decidere per la compensazione delle spese se la controversia presenta elementi che giustificano tale soluzione.

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