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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23914/2023 del 31/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione all'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta. Secondo l'accusa la donna, moglie di un soggetto apicale detenuto (Franco Presta), svolgeva il ruolo di collegamento tra il capo e il gruppo, veicolando messaggi e ricevendo uno stipendio. In cassazione la difesa ha dedotto: insufficiente motivazione sul grado di gravità indiziaria; affidamento e insufficienza delle dichiarazioni del collaboratore Roberto Presta; ambiguità delle intercettazioni e delle somme di denaro contestate (potrebbero riguardare altri familiari); vizio di motivazione sulle esigenze cautelari, con riferimento al cambiamento di vita della ricorrente dopo il lutto familiare e alla tardività degli eventi (termini degli accertamenti fino al 2017).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità e mancato confronto puntuale con la motivazione del provvedimento impugnato. Ha ritenuto congrua la motivazione del Tribunale che, riportando il contenuto delle conversazioni intercettate, ha ritenuto provata la ricezione di denaro dall'associazione e il coinvolgimento nella gestione interna del gruppo; ha altresì ritenuto irrilevante, ai fini della sopravvenuta non pericolosità, l'evento delittuoso subito dalla ricorrente (l'uccisione del figlio). Conseguentemente il ricorso è stato respinto, la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; la sentenza dispone l'inoltro alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disposizioni attuative del codice di procedura penale.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che la presunzione di pericolosità prevista dalla norma non fosse superata dalla circostanza del lutto e dalle condizioni personali della ricorrente; l'evento (uccisione del figlio) non elimina, di per sé, i gravi indizi posti a base della misura cautelare.

  • artt. 581 e 591, cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato i requisiti di specificità e di critica argomentata dell'impugnazione: i motivi generici che non confutano punto per punto la motivazione del provvedimento rendono il ricorso inammissibile ai sensi delle norme procedurali richiamate.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per gli adempimenti amministrativi conseguenti alla decisione (trasmissione/annotazione presso la Cancelleria); la sentenza dispone l'inoltro per l'esecuzione degli obblighi previsti dalla norma.

Massime di principio

  • Per impugnare con successo una ordinanza cautelare in Cassazione è necessario un confronto puntuale e specifico con la motivazione del giudice di merito: motivi generici sono inammissibili.
  • Intercettazioni e riscontri concreti (es. indicazioni di percepire denaro, ruoli organizzativi) possono giustificare la misura cautelare se il giudice motiva in modo dettagliato il nesso tra conversazioni e ruolo associativo.
  • Le dichiarazioni di collaboratori vanno contestate con argomentazioni precise sul loro contenuto e attendibilità; non è sufficiente affermare genericamente che il collaboratore non ha chiarito il ruolo dell'imputato.
  • Eventi personali sopravvenuti (es. lutti, mutamento di vita) o il decorso del tempo non superano automaticamente la presunzione di pericolosità: occorre dimostrare in modo specifico la perdita del rischio indicato dall'ordinanza.
  • In fase di ricorso è strategico indicare esattamente quali passaggi motivazionali si contestano (trascrizioni, attribuzioni di referenti per somme di denaro, interpretazione delle intercettazioni) e proporre elementi alternativi di fatto o di diritto.

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