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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29744/2026 del 05/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (imputato)

La controversia

La vicenda riguarda un imputato ritenuto responsabile in rito abbreviato di un tentato omicidio aggravato ai danni di una persona offesa e di lesioni personali ai danni di un'altra, per fatti avvenuti il 4 febbraio 2024. In appello la pena è stata ridotta, ma sono state confermate la qualificazione del fatto principale come tentato omicidio, le aggravanti dei motivi futili e del metodo mafioso, nonché il diniego delle attenuanti generiche. Con il ricorso per cassazione l'imputato ha dedotto: 1) erronea qualificazione giuridica del fatto come tentato omicidio, sostenendo che la condotta, svolta in un contesto concitato, al più integrasse lesioni volontarie e che mancasse la prova del dolo omicidiario; 2) erronea applicazione e vizio di motivazione sulla circostanza aggravante dei motivi futili, contestando che vi fosse una reale base fattuale per leggere la condotta come espressione di prevaricazione e sostenendo che il movente non potesse essergli automaticamente esteso; 3) vizio di motivazione sull'aggravante del metodo mafioso, per avere la Corte territoriale valorizzato soltanto il contesto ambientale senza dimostrare l'effettivo avvalimento della forza intimidatrice mafiosa; 4) erronea applicazione di legge e vizio di motivazione sulla responsabilità concorsuale per il capo relativo alle lesioni; 5) erronea applicazione di legge sulla pena, con critica soprattutto al diniego delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondati il primo, il secondo e il quinto motivo, e inammissibile il quarto per mancata specifica deduzione in appello sulla responsabilità per il capo b). È stato invece accolto il terzo motivo: la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio limitatamente all'aggravante del metodo mafioso di cui all'art. 416-bis.1 c.p., con mantenimento della pena inflitta, poiché la Corte territoriale aveva fondato l'aggravante su mere circostanze di contesto ambientale e non sull'effettivo uso della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo o sulla concreta finalizzazione ad agevolare un'associazione mafiosa. Restano confermati la qualificazione del fatto principale come tentato omicidio, l'aggravante dei motivi futili e il diniego delle attenuanti generiche.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    Richiamato implicitamente nel ragionamento sul tentativo: la punibilità degli atti idonei e diretti in modo non equivoco a commettere un delitto va valutata ex ante e in concreto, secondo la prospettiva dell'agente.

  • art. 575 c.p.

    È la base della qualificazione del fatto principale come tentato omicidio, in combinazione con l'art. 56 c.p.

  • art. 582 c.p.

    Evocato dal ricorrente come possibile diversa qualificazione del fatto in termini di lesioni volontarie, ma non accolto dalla Corte.

  • art. 61 c.p.

    Richiamato in relazione all'aggravante dei motivi futili; la futilità va accertata in concreto come espressione di una spinta criminosa sproporzionata rispetto al fatto.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    L'aggravante richiede l'effettivo avvalimento delle condizioni previste dall'art. 416-bis c.p. oppure la finalizzazione del reato ad agevolare un'associazione mafiosa; non bastano riferimenti generici al contesto territoriale o alla caratura mafiosa degli autori.

  • art. 606, comma 3, c.p.p.

    Il motivo di ricorso sul capo b è stato dichiarato inammissibile perché la specifica censura non era stata introdotta in appello.

Massime di principio

  • Nel giudizio sul tentativo, l'idoneità degli atti e l'univocità della condotta devono essere valutate ex ante e in concreto, considerando mezzo impiegato, direzione dei colpi e dinamica complessiva dell'azione, senza sostituire alla ricostruzione di fatto del giudice di merito una lettura alternativa non verificabile in sede di legittimità.
  • Il dolo nel tentato omicidio può essere desunto in via indiziaria da indicatori fattuali esterni e non richiede necessariamente la prova di un dolo intenzionale; è sufficiente anche il dolo diretto di tipo alternativo, mentre resta incompatibile con il tentativo il mero dolo eventuale.
  • La circostanza aggravante dei motivi futili impone un accertamento concreto delle ragioni del gesto, al fine di verificare se la condotta esprima una spinta criminosa sproporzionata e un maggior disvalore del fatto; tale valutazione, se logicamente motivata, è insindacabile in cassazione.
  • L'aggravante del metodo mafioso non può essere affermata sulla sola base di un contesto territoriale con presenza mafiosa o della generica caratura mafiosa dell'agente: occorre dimostrare l'effettivo avvalimento della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, in modo incidente e causalmente collegato alla commissione del reato, oppure la concreta finalizzazione agevolatrice dell'associazione mafiosa.
  • Le doglianze sul punto di responsabilità o sul trattamento sanzionatorio che non siano state specificamente dedotte in appello sono inammissibili in cassazione, quando il ricorso introduca per la prima volta censure non devolute al giudice di secondo grado.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazioneCircostanze del reatoOmicidioLesioni
RamiProcesso penaleParte generaleDelitti contro la persona
IstitutiTentativoDolo eventualeContinuazioneOnere della prova

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