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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21417/2022 del 01/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per il delitto di truffa a danno di Massimiliano Palma. Il ricorrente contestava la valutazione probatoria che lo avrebbe ritenuto autore della truffa sostenendo che le condotte raggiranti furono compiute dall'intermediario Silvio Sirianni, che non sarebbe provato che Negri si fosse qualificato come curatore fallimentare, che Negri non aveva partecipato alla trattativa né intenzione sin dall'inizio di non consegnare l'autovettura, e che la sentenza avrebbe usato formulazioni dubitative e presuntive.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto il motivo aspecifico e volto a una diversa valutazione dei fatti, prerogativa che è preclusa al giudice di legittimità. Ha confermato la sussistenza, sulla base di circostanze coordinate (bonifici intestati a Negri mostrati da Sirianni, carta prepagata intestata a Negri su cui erano stati accreditati i 3.000 euro, attestazioni false di bonifici, assegno privo di copertura, sottrazione agli appuntamenti e precedenti specifici), dell'animus decipiendi di Negri e quindi la correttezza della decisione di merito. Per l'inammissibilità del ricorso il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.).

Norme richiamate

  • art. 616, cod. proc. pen.

    art. 616, cod. proc. pen.

    Prevede la condanna del proponente del ricorso inammissibile al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma alla cassa delle ammende; la Corte l'ha applicata qui, fissando la somma in euro tremila per la manifesta assenza di pregio degli argomenti.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186 del 13 giugno 2000

    Corte Cost., sent. n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata per il principio secondo cui l'assenza di colpa nel proporre l'impugnazione deve essere dimostrata; la Corte ha ritenuto che il ricorrente non avesse giustificato tale assenza e quindi ha confermato l'applicazione della sanzione.

Massime di principio

  • Il giudice di legittimità non può sostituirsi al giudice di merito nel valutare le prove: i ricorsi che si limitano a proporre una diversa interpretazione del materiale probatorio sono spesso inammissibili.
  • La decisione sulla sussistenza del dolo nella truffa può fondarsi su prove indirette e su una visione d'insieme di elementi di fatto coordinati (es. bonifici intestati, carta prepagata, documenti falsi, comportamenti elusivi).
  • La responsabilità penale di un imputato non è automaticamente esclusa dall'archiviazione o dall'assenza di responsabilità di un altro soggetto: le posizioni processuali sono autonome e richiedono valutazioni specifiche.
  • Per impugnare con successo una condanna per reato di truffa è necessario contestare errori di diritto o vizi motivazionali specifici e puntuali, non limitarsi a una generica ricostruzione alternativa dei fatti.
  • In caso di ricorso inammissibile il giudice può applicare sanzioni economiche previste dall'art. 616 c.p.p.; l'assenza di colpa nella proposizione del ricorso deve essere adeguatamente dimostrata per evitarle.
  • Elementi come la ripetuta produzione di false giustificazioni di pagamento, la mancata collaborazione con le indagini e precedenti specifici dell'imputato aumentano la probabilità che il dolo venga ritenuto dal giudice.

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