Cassazione Penale, Sentenza n. 20286/2023 del 12/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Coppola ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione di un manufatto edilizio ritenuto abusivo e condannato con sentenza definitiva del 1999, deducendo che il Comune di Belpasso aveva successivamente rilasciato una concessione in sanatoria (n. 174/2013) e che erano state presentate SCIA per le difformità; il giudice dell'esecuzione aveva invece rilevato che la sanatoria risultava illegittima perché fondata su un prospetto dei luoghi non corrispondente allo stato di fatto e che, pertanto, le opere rimangono abusive e non sanabili mediante semplice SCIA. Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che ha rigettato l'istanza di revoca, deducendo la illegittimità di tale rigetto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il giudice dell'esecuzione ha il potere/dovere di verificare la legittimità sostanziale dei titoli abilitativi (anche di condono/sanatoria) e che, accertata l'illegittimità della sanatoria per difformità tra quanto autorizzato e quanto realizzato, l'immobile resta abusivo e non è possibile regolarizzare le difformità con una SCIA. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle Ammende di euro 3.000,00 in via equitativa.
Norme richiamate
art. 666, comma 5, cod. proc. pen.
Attribuisce al giudice dell'esecuzione il potere di valutare i titoli abilitativi nella decisione sulle istanze di revoca dell'ordine di demolizione; la valutazione riguarda la legittimità sostanziale del titolo e la corrispondenza tra quanto autorizzato e quanto realizzato.
art. 616 cod. proc. pen.
Consente l'addebitamento delle spese processuali al ricorrente quando il ricorso è dichiarato inammissibile; qui utilizzato per giustificare l'onere delle spese a carico del Coppola.
Sentenza Corte Cost. n. 186/2000
Richiamata per escludere che il ricorso sia stato presentato con colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; tuttavia non ha impedito la condanna al versamento equitativo in favore della Cassa delle Ammende.
Massime di principio
- Il giudice penale (e il giudice dell'esecuzione) ha il dovere di sindacare la legittimità sostanziale dei titoli edilizi: un titolo amministrativo invalido o non corrispondente allo stato di fatto non estingue né revoca automaticamente l'ordine di demolizione.
- Una sanatoria o un condono illegittimo (per difformità tra quanto autorizzato e quanto realizzato) lascia l'immobile nella sua originaria condizione di abuso; le difformità non possono essere neutralizzate retroattivamente mediante presentazione di SCIA per interventi eseguiti su un manufatto ancora abusivo.
- Interventi successivi (anche di manutenzione o ristrutturazione) su un manufatto abusivo non sanato ripetono le caratteristiche d'illiceità dell'opera principale e possono integrare ulteriori profili di responsabilità; pertanto la possibilità di utilizzare la SCIA è preclusa se la struttura principale non è validamente sanata.
- L'ordine di demolizione può essere revocato solo se sussistono atti amministrativi idonei e legittimi che abbiano effettivamente eliminato l'abusività o reso incompatibile l'ordine rispetto alla nuova destinazione: non basta la mera presenza di un titolo amministrativo discutibile o difforme.
- In sede di cassazione non è possibile per la Corte svolgere indagini o acquisire autonomamente gli atti amministrativi non allegati o non di immediata percezione nel ricorso; i riferimenti a provvedimenti amministrativi nel ricorso non obbligano la Corte a una valutazione degli stessi se non fanno parte del fascicolo.
- Chi propone ricorso in cassazione deve valutare il rischio di inammissibilità e delle relative conseguenze economiche (spese processuali e somme equitative) qualora il motivo non sia fondato sul piano processuale o sostanziale.
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