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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10617/2024 del 13/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Lecce che, in sede di rinvio dopo annullamento, aveva riqualificato il reato di estorsione in tentativo e ritenuto più grave il reato di usura, rideterminando la pena complessiva. Il ricorrente denunciava: 1) violazione del divieto di reformatio in peius e vizio di motivazione nella quantificazione della pena, sostenendo che la Corte aveva adottato una pena base maggiore del minimo senza adeguata motivazione (richiamando i principi della sentenza Morales delle Sezioni Unite); 2) errore nel calcolo del trattamento sanzionatorio per la continuazione, con applicazione erronea dell'aumento di 6 mesi, che avrebbe dovuto portare a 3 anni e 2 mesi invece dei 3 anni e 4 mesi inflitti dalla Corte territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo ritenendolo manifestamente infondato: era lecito per la Corte di appello fissare una pena base diversa dal minimo edittale per il reato ritenuto più grave (usura) e non si configurava una vietata reformatio in peius. Il secondo motivo è stato accolto: la Corte d'appello ha errato nel calcolo dell'aumento per continuazione con riferimento alla pena base, per cui la pena impugnata è stata annullata senza rinvio limitatamente alla pena. La Cassazione ha rideterminato la pena in anni 3 e mesi 2 di reclusione e euro 4.500,00 di multa; il ricorso è stato dichiarato inammissibile nel resto.

Norme richiamate

  • Divieto di reformatio in peius (giurisprudenza delle Sezioni Unite, sentenza 'Morales')

    La Corte ha richiamato il principio per valutare se la ripercussione sul trattamento sanzionatorio possa integrare un peggioramento illegittimo. Ha ritenuto però che la modifica della pena base conseguente alla riqualificazione non costituisse reformatio in peius quando il risultato complessivo sia meno gravoso rispetto alle fasi precedenti

  • Orientamento Sezioni Unite, Sez. U, n. 16208 del 27/03/2014 (Rv. 258653)

    Richiamato per il principio secondo cui non è imposto al giudice, in caso di nuova qualificazione, di mantenere la stessa pena base applicata dal giudice precedente; occorre considerare la relazione tra nuova pena base e l'aumento per continuazione, senza comparazioni meccaniche che pretendano la fissazione della base al minimo edittale

  • Principio sul calcolo dell'aumento per continuazione (giurisprudenziale)

    La Corte ha sottolineato che l'aumento per continuazione va calcolato correttamente sobre la pena base effettivamente determinata; un errore aritmetico nel calcolo della somma può comportare l'annullamento limitato alla determinazione della pena

Massime di principio

  • La requalificazione di un reato in fase di rinvio può legittimamente comportare la fissazione di una nuova pena base anche se diversa dal minimo edittale: non sempre ciò integra reformatio in peius, purché la decisione sia motivata e il risultato complessivo non sia più gravoso rispetto alle precedenti fasi
  • Per i casi di continuazione occorre calcolare l'aumento scontato con precisione aritmetica sulla pena base effettivamente determinata; errori di calcolo possono portare alla cassazione limitata della parte sanzionatoria
  • Il divieto di reformatio in peius va valutato con riferimento all'effetto complessivo delle modifiche, non con confronti meccanici tra singoli elementi di commisurazione della pena tra diversi gradi
  • La Corte di Cassazione può annullare senza rinvio soltanto la parte relativa alla pena quando il vizio sia limitato al calcolo sanzionatorio e non incida sulla decisione di merito
  • In situazioni analoghe, il difensore deve impugnare sia le questioni di diritto (eventuale reformatio in peius, motivazione) sia le operazioni aritmetiche della statuizione sanzionatoria (calcolo dell'aumento per continuazione)
  • Quando più reati sono in continuazione, il giudice deve esplicitare quale reato assume rilievo come base e come sono calcolati gli aumenti, per evitare contestazioni di proporzionalità o errori di computo

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