Cassazione Penale, Sentenza n. 25056/2023 del 09/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
L'imputato ha impugnato la sentenza sostenendo, con un unico motivo di doglianza, che la Corte d'appello aveva errato nell'applicare l'aggravante prevista per la violazione di domicilio (capo B). La difesa ha contestato la motivazione sulla sussistenza dell'aggravante, rilevando che la violenza esercitata sull'offesa sarebbe stata finalizzata a colpirla e non all'introduzione o al permanere nell'abitazione; quindi, secondo la difesa, mancava il nesso funzionale necessario tra la violenza e la violazione di domicilio per applicare l'aggravante.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che i fatti, non contestati, dimostrino il nesso tra la violenza e la volontà di rimanere nel domicilio: dopo aver colpito la vittima con un coltello, il ricorrente si presentava presso l'abitazione senza chiavi, veniva rifiutato e quindi scavalcava il cancello; all'interno del giardino colpiva la vittima con un pugno. La Corte ha richiamato il principio secondo cui l'aggravante per violenza nella violazione di domicilio sussiste quando l'energia fisica o altro mezzo (esclusa la minaccia) siano contestuali e collegati da un nesso ideologico con la violazione di domicilio, e che la violenza può manifestarsi in uno qualunque dei momenti della fase esecutiva (anche successivamente, per permanere nel domicilio). Conclusione: ricorso rigettato e ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Giurisprudenza - Cassazione Sez. 1, n. 11746 del 28/02/2012, Rv. 252260
Principio richiamato dalla Corte secondo cui l'aggravante per violenza nella violazione di domicilio si applica quando l'energia fisica o altro mezzo (esclusa la minaccia) siano contestuali e collegati da un nesso ideologico con la violazione di domicilio; la violenza può manifestarsi in diversi momenti della fase esecutiva, anche successivamente all'accesso, quando sia finalizzata a permanere contro la volontà dell'avente diritto.
Massime di principio
- L'aggravante per violenza nella violazione di domicilio sussiste se la violenza è contestuale e funzionalmente collegata all'introduzione o al permanere nell'immobile, non necessariamente impiegata solo per l'atto iniziale di entrata.
- La violenza può intervenire in momenti diversi della fase esecutiva (prima, durante o dopo l'ingresso): ciò che conta è il nesso teleologico con la volontà di entrare o di rimanere nel domicilio contro la volontà del titolare.
- Per valutare la sussistenza dell'aggravante occorre esaminare le circostanze fattuali (es. rifiuto della vittima di far entrare, assenza delle chiavi, condotte successive dell'aggressore) che dimostrino l'intento di permanere nell'abitazione.
- Se la violenza è diretta esclusivamente a colpire la persona e non c'è allocazione o finalità di ingresso/permanenza nell'immobile, l'aggravante potrebbe non trovare applicazione; la distinzione è fattuale e richiede ricostruzione delle motivazioni e del nesso teleologico.
- In casi simili è essenziale provare temporalità, luogo e scopo della condotta violenta per stabilire se la violenza è strumentale alla violazione di domicilio o ha finalità indipendenti.
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