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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 06733/2026 del 18/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma delle condanne per bancarotta (distrattiva e altre qualificazioni) decise in primo e secondo grado. Galasso deduce assenza dell'elemento soggettivo e che il suo ruolo di amministratore era soltanto formale ("testa di legno"), lamentando che la Corte d'appello si sia basata su presenze, firme e ruoli formali senza valutare che egli si limitava ad apporre firme su disposizione di altri. D'Ambrosio deduce carenza di motivazione della sentenza di appello e mancato confronto con specifiche doglianze (ruolo effettivo di amministratore di fatto, destinazione dei bonifici, fittizietà delle operazioni con Colus e La Moglianese), contesta la diversa qualificazione penalistica (bancarotta fraudolenta distrattiva vs bancarotta preferenziale), contesta la qualificazione delle distrazioni di cassa e beni e il mancato accertamento sul periodo in cui avrebbe esercitato la gestione di fatto. Inoltre D'Ambrosio censura il diniego dell'applicazione della pena sostitutiva ex art.20-bis c.p. (perché sarebbe avvenuto il risarcimento) e il rigetto della richiesta di rinnovazione istruttoria ex art.603 c.p.p., con richiamo agli artt.111 Cost. e 6 CEDU.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i ricorsi nella parte indicata. Per D'Ambrosio ha accolto i motivi fondamentali di vizio di motivazione e omessa valutazione delle doglianze, annullando la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Venezia per nuovo giudizio (motivazione carente su più capi, mancato esame di prove e contestazioni specifiche, e ingiustificato rifiuto della rinnovazione istruttoria). Per Galasso ha ritenuto fondati in parte i motivi: ha annullato le condanne relative alla distrazione in favore della Colus (capo A) e alla bancarotta indicata nel capo B) con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Venezia; il resto del ricorso di Galasso è stato rigettato e le altre condanne confermate. In sintesi: parziale accoglimento per Galasso (annullamento e rinvio limitato ai capi indicati), annullamento e rinvio per D'Ambrosio; la pronuncia sottolinea carenze motivazionali della Corte d'appello e la necessità di confronto puntuale con le doglianze difensive.

Norme richiamate

  • art.216 L.F.

    Norma del diritto fallimentare richiamata in relazione a fatti di bancarotta; la Corte osserva che la motivazione di merito non ha affrontato in modo specifico e congruo le censure relative all'applicazione di tale disposizione rispetto alle condotte contestate

  • art.217 L.F.

    Richiamata come possibile diversa qualificazione delle distrazioni (ipotesi subordinata); la Corte rileva che i giudici di merito non hanno adeguatamente affrontato la richiesta di qualificazione subordinata e non hanno motivato sulla riconducibilità delle condotte a tale fattispecie

  • art.43 c.p.

    Norma sul concorso di persone nel reato: richiamata nelle doglianze relative all'imputazione congiunta e alla necessità di provare il concorso attivo o l'istigazione; la Corte richiede elementi probatori concreti per affermare il concorso

  • art.125 c.p.p.

    Richiamato in relazione al vizio di motivazione: la Corte ha osservato che la sentenza di appello non ha dato adeguata risposta alle doglianze specifiche, rendendo insufficiente la motivazione

  • art.20-bis c.p.

    Norma che prevede sanzioni sostitutive in presenza di risarcimento: il ricorso aveva dedotto la possibilità di applicarla in virtù di risarcimenti; la Corte ha ritenuto la censura assorbita nel caso concreto

  • art.603 c.p.p.

    Norma che disciplina la rinnovazione dell'istruttoria: la Corte ha ritenuto viziato il rigetto dell'istanza di rinnovazione in appello quando la motivazione di secondo grado non consente di capire perché la prova ritenuta decisiva sia stata esclusa

  • art.111 Cost.

    Richiamato in relazione alla garanzia del giusto processo e del diritto di difesa: la Corte ricorda che il rifiuto di ammettere prove decisive deve essere adeguatamente motivato

  • art.6 CEDU

    Richiamato per la tutela del giusto processo: la Corte evidenzia che violazioni procedurali o motivazionali che ledono il diritto di difesa possono determinare annullamento e rinvio

Massime di principio

  • La Corte d'appello deve affrontare e motivare espressamente tutte le doglianze specifiche sollevate in appello; il richiamo generico alla sentenza di primo grado non basta quando le censure sono puntuali
  • La qualificazione di amministratore formale vs amministratore sostanziale richiede prova delle concrete funzioni gestorie: la mera apposizione di firme o la posizione formale non sono di per sé sufficienti a provare la consapevolezza e la responsabilità penalmente rilevante
  • La tempestualità degli atti rispetto alla formale assunzione di carica è rilevante: operazioni avvenute prima della nomina formale richiedono prova della effettiva disponibilità o gestione di fatto al momento dei fatti
  • Il giudice di merito deve motivare adeguatamente eventuali cambi di qualificazione giuridica dei fatti (es. bancarotta preferenziale vs bancarotta fraudolenta) confrontandosi con le argomentazioni difensive e con decisioni collegate
  • Il diniego della rinnovazione probatoria o l'esclusione di prove decisive in appello deve essere sostenuto da una motivazione compiuta; in mancanza, la decisione è sindacabile in cassazione
  • Annullamenti parziali e rinvii a nuovo giudizio sono rimedi tipici quando la Corte di legittimità rileva lacune motivazionali rilevanti per capi specifici senza escludere la possibilità di nuovo esame probatorio

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