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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4998/2025 del 07/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava l'ordinanza del Tribunale di Salerno che aveva confermato gli arresti domiciliari disposti dal G.I.P. nei confronti di Solimene per il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e per fatti ricondotti al D.Lgs. 74/2000 (nel testo rilevato come art. 8 del D.Lvo 74/2000). L'ipotesi accusatoria descriveva un sistema associativo che, attraverso false documentazioni e fatture per operazioni inesistenti, consentiva di trasformare denaro contante di provenienza illecita in bonifici apparentemente leciti; nel meccanismo la Soledile Costruzioni s.r.l. (rappresentata da Solimene) avrebbe ricevuto denaro dai Cascone e poi effettuato bonifici verso società riconducibili ai medesimi, a fronte di fatture inesistenti. Il ricorrente eccepiva vizi di motivazione e manifesta illogicità del provvedimento in relazione alla valutazione dei gravi indizi e alla mancata considerazione della documentazione comprovante l'effettivo fabbisogno di carburante e i rapporti commerciali legittimi, nonché la sproporzione della misura cautelare rispetto al ruolo attribuito a Solimene.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente motivato la sussistenza dei gravi indizi di reità sulla base della complessiva analisi di elementi quali intercettazioni telefoniche, videoregistrazione di una consegna presunta di contante, ammissioni effettuate da terzi (anche il padre dell'imputato), l'incompatibilità fra oggetto sociale delle società coinvolte e le modalità dei flussi finanziari, nonché la sovrabbondanza e la sistematicità delle operazioni di riciclaggio. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto logica e congrua la scelta della misura detentiva, dato il carattere sistematico dell'attività di riciclaggio, gli importi elevati, la piena disponibilità dell'indagato e l'inquadramento nel contesto associativo; la valutazione del Tribunale non è stata ritenuta manifestamente illogica e pertanto non suscettibile di revisione di merito in Cassazione.

Norme richiamate

  • art. 648-bis cod. pen.

    Il comportamento contestato a Solimene (ricezione di contanti e successivi bonifici a fronte di fatture per operazioni inesistenti) è stato ritenuto integrativo del reato di riciclaggio ai sensi di questa norma.

  • D.Lgs. 74/2000 (art. 2 contestato in imputazione; fatto poi riqualificato)

    Nella imputazione iniziale era richiamato l'art. 2 del D.Lgs. 74/2000; il Tribunale ha però riqualificato il fatto come riconducibile all'art. 8 del D.Lgs. 74/2000 (presumibilmente relativa a fattispecie penal-tributarie rilevanti nel contesto).

  • art. 309, comma 6, cod. proc. pen.

    Riferito in relazione al deposito della memoria difensiva che il ricorrente lamentava non adeguatamente considerata; il Tribunale ha invece dato atto di averla esaminata e di non averla ritenuta decisiva.

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato nelle censure difensive in ordine alla valutazione delle dichiarazioni di parte; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente valutato l'attendibilità e i riscontri oggettivi delle dichiarazioni rese dai Cascone.

  • art. 606, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma invocata per motivare i motivi di cassazione riguardanti la manifesta illogicità della motivazione; la Corte ha però escluso che sussistessero vizi di motivazione tali da integrare i presupposti di cui a questa disposizione.

  • Giurisprudenza consolidata sulla revisione in Cassazione

    Sez. 2, n. 27866 del 17/6/2019; Sez. 2, n. 31553 del 17/5/2017; Sez. F, n. 47748 del 11/8/2014; Sez. U, n. 11 del 22/3/2000 (cit.)

    La Corte richiama il principio consolidato per cui il controllo di legittimità in tema di misure cautelari si limita a verificare la logicità e l'adeguatezza della motivazione senza poter ritrattare la valutazione di merito delle fonti probatorie; l'insussistenza dei gravi indizi è sindacabile in Cassazione solo se emerge una mancanza o manifesta illogicità della motivazione o violazione di norme.

Massime di principio

  • In sede di riesame/impugnazione la Corte di legittimità verifica principalmente la logicità e la completezza della motivazione, non rivede i fatti né ripesa le prove già valutate dal giudice di merito.
  • La sussistenza di 'gravi indizi' viene valutata sul complesso degli elementi (intercettazioni, videoregistrazioni, riscontri documentali e dichiarazioni): singoli documenti difensivi devono contraddire in modo chiaro e diretto questo quadro per incidere sulla misura cautelare.
  • Documentazione contabile e giustificativi di rapporti commerciali legittimi sono rilevanti, ma per superare l'ipotesi di riciclaggio devono spiegare coerentemente e compatibilmente tutte le anomalie riscontrate (es. oggetto sociale incompatibile, tempistiche, flussi bancari atipici).
  • La scelta di misure più afflittive può essere giustificata quando il reato appare sistematico, con importi rilevanti, immediata disponibilità dell'indagato e inserimento in un contesto associativo: in tale contesto la proporzionalità viene valutata alla luce del pericolo concreto e della persistenza del fenomeno.
  • Le ammissioni di terzi e le dichiarazioni etero/autoincursive vanno sempre confrontate con riscontri oggettivi; la loro apparente esclusione o minimizzazione non elimina automaticamente gli altri elementi indiziari.
  • Per ottenere l'annullamento in Cassazione della misura cautelare occorre dimostrare una manifesta illogicità o una violazione normativa della motivazione, non una semplice diversa interpretazione dei fatti o una rivalutazione degli stessi.

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