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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20388/2025 del 03/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 18/11/2024 che aveva riconosciuto la continuazione tra più sentenze e rideterminato la pena complessiva in 24 anni di reclusione e euro 5.900 di multa. Il ricorrente deduceva (1) violazione di legge e vizio di motivazione perché il giudice non avrebbe scorporato tutti i reati già unificati ai sensi dell'art.81 c.p. e non avrebbe rideterminato autonomamente gli aumenti per ciascun reato-satellite; (2) vizio di motivazione e nullità del dispositivo (art.125, comma 3 c.p.p.) per discordanza tra motivazione e dispositivo (la somma delle pene risultava 21 anni e 6 mesi) e perché, trattandosi di sentenze emesse con giudizio abbreviato, la pena non potrebbe superare il limite dei 20 anni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso: l'ordinanza è stata annullata con rinvio al giudice dell'esecuzione. La Corte ha rilevato che il giudice territoriale ha violato i principi consolidati di giurisprudenza nella rideterminazione della pena per continuazione: occorreva prima scorporare tutti i reati già riuniti nelle singole sentenze, individuare la pena più grave fra quelle inflitte nei procedimenti separati e poi applicare, sulla pena base così determinata, gli aumenti autonomi per i reati-satellite, senza aumenti superiori a quelli fissati dalle sentenze irrevocabili. Sul rilievo relativo al dispositivo e al limite del giudizio abbreviato la Corte ha ritenuto assorbite le altre censure dopo l'accoglimento del primo motivo e ha rinviato per nuovo calcolo conforme ai principi espressi.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Norma sulla unificazione delle pene per concorso di reati; la Corte interpreta che, quando si deve rideterminare la pena per continuazione tra reati già unificati in sentenze diverse, il giudice dell'esecuzione deve scorporare i reati già riuniti ai sensi dell'art.81 e procedere poi all'aumento per i reati-satellite secondo i limiti fissati nelle sentenze irrevocabili.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamata dal ricorrente per denunciata nullità del dispositivo in caso di discordanza tra motivazione e dispositivo; la Corte non ha deciso definitivamente sul vizio formale perché ha annullato e rinviato per motivi sostanziali connessi al calcolo delle pene.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione ai profili di impugnazione dell'ordinanza; il testo è richiamato nel quadro delle censure procedurali, ma la decisione si è concentrata sull'errata metodologia di calcolo della continuazione.

Massime di principio

  • Quando si ridetermina la pena per continuazione tra sentenze autonome, il giudice dell'esecuzione deve prima scorporare tutti i reati che il giudice della cognizione aveva già riunito ai sensi dell'art.81 c.p., individuare la pena più grave tra quelle irrogate nei diversi procedimenti e usarla come pena base.
  • Gli aumenti per i reati-satellite devono essere calcolati in modo autonomo sulla pena base e non possono eccedere gli incrementi fissati nelle sentenze irrevocabili che hanno già sancito quelle unificazioni.
  • Il giudice dell'esecuzione deve motivare chiaramente il procedimento di scorporo e il computo degli aumenti; eventuali discrepanze tra motivazione e dispositivo possono rendere necessario l'annullamento e il rinvio.
  • Se alcune condanne derivano da giudizio abbreviato, il limite massimo di pena previsto dalla normativa e dalla giurisprudenza (esclusione di superamento dei limiti specifici del rito) va verificato e rispettato nel calcolo complessivo, e il giudice dell'esecuzione deve tenerne conto al momento della rideterminazione.
  • In caso di più sentenze con unificazioni interne, la corretta prassi è documentare passo per passo il calcolo (quali reati si scorporano, quale pena si assume come base, calcolo degli aumenti per ogni satellite) per evitare vizi che determinino l'annullamento con rinvio.

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