Cassazione Penale, Sentenza n. 30930/2024 del 29/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza del 08/06/2023 del Tribunale di Sulmona, con cui era stato condannato (pena sospesa) a 6.000 euro di ammenda per il reato previsto dall'art. 29‑quattuordecies, comma 3, lett. a) e b), d.lgs. n.152/2006. La contestazione riguardava l'esercizio dell'impianto di trattamento meccanico‑biologico dei rifiuti in violazione dell'AIA: a) deposito di rifiuti anche all'esterno delle aree previste; b) emissioni di ammoniaca oltre il parametro del biofiltro. L'impugnante deduce due motivi principali: 1) violazione dell'art. 468, comma 4, c.p.p. e del diritto alla prova per l'omessa valutazione, ai fini della decisione, della testimonianza di Danilo Ciotti (ritualmente assunta ma non considerata); 2) errata applicazione della norma ambientale perché la condanna si sarebbe fondata sulla mera qualifica di legale rappresentante nonostante l'esistenza di una delega/funzione apicale (direttore tecnico responsabile dell'impianto) che avrebbe dovuto vigilare e segnalare i malfunzionamenti.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Sulla questione della testimonianza la Corte rileva che l'omessa utilizzazione ai fini della decisione costituisce al più "travisamento della prova" e che, per ottenere l'annullamento, il ricorrente doveva soddisfare il principio di "autosufficienza del ricorso" allegando e trascrivendo gli elementi processuali decisivi; non avendo fatto ciò il motivo è manifestamente infondato, generico e aspecifico. Il secondo motivo è ritenuto superfluo da esaminare ma, comunque, manifestamente infondato: il ricorrente ha focalizzato le censure su una sola delle due violazioni contestate, omettendo la contestazione del massiccio deposito di rifiuti all'esterno delle aree; inoltre la Corte richiama i criteri di validità della delega di funzioni (puntualità, trasferimento dei poteri decisionali e di spesa, prova certa della delega, idoneità tecnica del delegato, ecc.) e afferma che la presenza di un responsabile di impianto non è di per sé sufficiente a escludere la responsabilità del legale rappresentante, specialmente quando le violazioni derivino da deficit strutturali o scelte gestionali imputabili all'imprenditore. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese e al versamento di una somma (fissata in Euro 3.000,00) in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.lgs. n. 152 del 2006
art. 29‑quattuordecies, comma 3, lett. a) e b.
La norma incriminatrice è stata applicata al legale rappresentante per violazioni delle prescrizioni AIA relative a stoccaggio rifiuti ed emissioni; la Corte conferma che la responsabilità può colpire il rappresentante salvo prova di una delega valida e completa.
codice di procedura penale
Richiamata in relazione all'omessa utilizzazione di una testimonianza: la Corte precisa che l'omissione non implica automaticamente violazione del diritto di difesa a meno che non si dimostri il "travisamento della prova" con effetto decisivo sulla motivazione.
norme procedurali introdotte
art. 165‑bis disp. att. cod. proc. pen. (introdotto dall'art. 7, co.1, d.lgs. 6/2/2018, n.11)
Imposta l'onere di indicare e allegare gli atti che si assumono travisati in cassazione; applicato per richiedere l'autosufficienza del ricorso e l'allegazione della documentazione probatoria.
codice penale
Richiamato nei principi generali: la responsabilità personale del legale rappresentante può sussistere se il fatto deriva da cause strutturali o scelte gestionali imputabili all'imprenditore, indipendentemente dalla delega.
codice di procedura penale
La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna al pagamento delle spese del procedimento e può comportare l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende, come qui disposto.
d.lgs. n. 81 del 2008
Citato a titolo comparativo per spiegare che la giurisprudenza non richiede più la "necessità" della delega in relazione alle dimensioni dell'impresa; serve richiamare coerenza tra disciplina di prevenzione infortuni e reati ambientali.
Massime di principio
- L'omissione di valutare in motivazione una testimonianza ritualmente assunta non costituisce automaticamente violazione del diritto di difesa: occorre dimostrare che l'omissione ha travisato le prove in modo decisivo per la decisione.
- In Cassazione il ricorso deve essere "autosufficiente": chi denuncia un travisamento deve allegare e trascrivere i documenti/atti decisivi; l'assenza di tali allegazioni rende il motivo inammissibile o infondato.
- La presenza di un responsabile tecnico in azienda non esclude automaticamente la responsabilità penale del legale rappresentante: la delega deve essere specifica, trasferire poteri decisionali e di spesa, essere provata con certezza e il delegato deve essere idoneo.
- Anche con una delega valida, resta un dovere di vigilanza del delegante; la responsabilità del delegante può comunque emergere per "culpa in vigilando" o se le violazioni derivano da scelte gestionali/deficit strutturali imputabili al rappresentante.
- In contestazioni multiple il ricorrente deve affrontare tutte le censure rilevanti: concentrarsi su un aspetto e trascurarne un altro (es. emissioni vs. deposito massiccio di rifiuti) indebolisce il gravame.
- Le impugnazioni manifestamente generiche o non supportate dalla documentazione richiesta sono destinate all'inammissibilità e possono comportare condanna alle spese e somme a carico del ricorrente (art. 616 c.p.p.).
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