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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3833/2025 del 30/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione per il periodo di 1 anno, 2 mesi e 19 giorni corrispondente alla differenza tra la pena concordata (sentenza Corte d'appello Milano 28/02/2019: anni 4) e la pena poi rideterminata dal giudice dell'esecuzione (14/09/2021: anni 2 e mesi 8) in seguito alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 40 del 23/01/2019 che ha dichiarato incostituzionale l'art. 73 d.P.R. n. 309/1990 nella parte relativa al minimo edittale (8 anni anziché 6). Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione perché la Corte territoriale, secondo la difesa, avrebbe considerato legittima la pena inflitta il 28/02/2019 nonostante la pronuncia costituzionale, e la Procura avrebbe dato esecuzione a una pena "illegale" il 16/10/2019; si invocano gli effetti della declaratoria di incostituzionalità (art. 30 L. n.87/1953) e il diritto alla riparazione ai sensi dell'art. 314 co.5 c.p.p.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di legittimità ha ritenuto che al momento della pronuncia della sentenza di appello (28/02/2019) la disciplina incriminatrice era ancora in vigore e quindi la pena concordata non era illegittima. La sentenza della Corte Costituzionale è stata depositata successivamente (deposito 8/03/2019) e gli effetti della declaratoria decorrono dalla pubblicazione, per cui non si può ritenere errore dell'autorità giudiziaria che ha pronunciato e resa irrevocabile la sentenza. Non è stato allegato un rigetto illegittimo, da parte del giudice dell'esecuzione, di istanza di rideterminazione della pena prima della successiva rideterminazione dell'esecuzione del 14/09/2021; l'esecuzione effettuata dalla Procura il 16/10/2019 era quindi regolare. La Corte ribadisce il principio che il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione richiede l'esistenza di un errore dell'autorità procedente e non scatta automaticamente per la mera sopravvenuta modifica della cornice edittale. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese in favore del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la parte che prevedeva il minimo edittale pari a 8 anni invece che 6; tuttavia la modifica della cornice edittale ha efficacia dal momento della pubblicazione della pronuncia costituzionale, per cui le decisioni adottate anteriormente alla pubblicazione si valutano secondo il previgente quadro normativo.

  • art. 30 L. n. 87/1953

    Stabilisce che le pronunce di illegittimità costituzionale non possono avere applicazione retroattiva oltre il giorno successivo alla pubblicazione della decisione; la Corte ha ritenuto che ciò legittimi le pronunce adottate prima della pubblicazione.

  • art. 314 co. 5 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione al diritto alla riparazione per ingiusta detenzione in caso di abrogazione o invalidazione della norma incriminatrice; la Corte ha interpretato che il diritto alla riparazione sussiste solo se è ravvisabile un errore dell'autorità procedente (rigetto illegittimo, omissione o comportamento difettoso).

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Riferito al giudizio per patteggiamento; la Corte ha rilevato che la rideterminazione della pena in sede di accordo delle parti è esercitata secondo la legge vigente al momento della sentenza e non risulta di per sé illegittima se adottata prima dell'efficacia della pronuncia costituzionale.

  • art. 27 co. 3 Cost.

    Richiamato dalla difesa in relazione alla funzione rieducativa della pena e alla tutela della libertà personale; la Corte ha bilanciato il principio dell'intangibilità del giudicato con la necessità che la privazione della libertà abbia base legale e non ha ritenuto violato il diritto del ricorrente alla luce dei termini temporali e delle modalità di pubblicazione della pronuncia costituzionale.

Massime di principio

  • Il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione richiede la prova di un errore dell'autorità procedente (rigetto illegittimo, omissione di rivalutazione della pena da parte del giudice dell'esecuzione, comportamento gravemente colposo o doloso della pubblica autorità).
  • La pronuncia di illegittimità costituzionale produce effetti dal giorno successivo alla pubblicazione: le decisioni penali adottate prima della pubblicazione si valutano secondo la disciplina anteriore e non determinano automaticamente diritto all'indennizzo.
  • L'esecuzione di una pena irrevocabile da parte della Procura non costituisce di per sé errore se la sentenza è conforme alla legge all'epoca della pronuncia; l'eventuale rimedio consisteva nei gradi di impugnazione (es. ricorso in cassazione) o in una istanza al giudice dell'esecuzione successivamente alla pubblicazione.
  • La mera discrepanza tra pena definitiva e successiva rideterminazione, se derivante dall'applicazione normale di poteri discrezionali o da sopravvenute modifiche normative, non basta a fondare il diritto alla riparazione senza concreta allegazione di una condotta erronea dell'autorità.
  • Il soggetto che richiede la riparazione ha l'onere di allegare i fatti costitutivi dell'errore dell'autorità; in assenza di tale allegazione la domanda va rigettata.

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