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Sentenza

Sentenza n. 1046/2026 - Salerno, Sezione 3

per l'annullamento del Decreto n. -OMISSIS- notificato con PEC il -OMISSIS-, con cui il Questore di Salerno ha rigettato l’istanza di rilascio del permesso di soggiorno presentata dal ricorrente ex art. 103 co. 1 D.L. 34/2020, convertito in L. 17 luglio 2020 n.77.

Giustizia amministrativa202401972

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rilascio o conversione del permesso di soggiorno richiesto ai sensi dell’art. 103 del d.l. 34/2020, convertito dalla l. 77/2020

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego fondato sulla presenza di condanne per reati in materia di stupefacenti, deducendo la violazione e falsa applicazione dell’art. 103, comma 10, del d.l. 34/2020, degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, del d.lgs. 286/1998, nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria, incongruenza, illogicità e omessa valutazione concreta dell’effettiva pericolosità sociale. Ha sostenuto che l’Amministrazione avrebbe applicato in modo automatico la causa ostativa senza considerare la situazione personale, familiare e lavorativa e la risalenza dei reati. Ha inoltre contestato di essersi reso irreperibile e ha dedotto di non avere ricevuto il preavviso di diniego. Dagli atti risultavano due condanne definitive per il reato di cui all’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990, una condanna per resistenza a pubblico ufficiale e ulteriori segnalazioni SDI per reati in materia di stupefacenti, guida senza patente e minaccia. L’indirizzo indicato dal ricorrente era risultato inesistente a seguito di accertamenti della Polizia municipale.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, confermando integralmente la valutazione già espressa in sede cautelare. Ha riconosciuto che, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023, l’Amministrazione non può applicare automaticamente la causa ostativa derivante da una condanna per il reato di cui all’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990, ma deve effettuare una valutazione concreta e attuale della pericolosità sociale, considerando la tipologia e la risalenza del reato, la condizione familiare e lavorativa dello straniero e operando un adeguato bilanciamento degli interessi. Nel caso concreto, tuttavia, tale valutazione è stata ritenuta effettuata: la Questura ha considerato non soltanto le due condanne definitive per stupefacenti, ma anche la reiterazione delle condotte, la condanna per resistenza a pubblico ufficiale e le ulteriori segnalazioni per stupefacenti, guida senza patente e minaccia. Da tali elementi è stata ragionevolmente desunta una pericolosità sociale concreta e attuale. Il TAR ha inoltre ritenuto non decisivo il contratto di locazione prodotto, poiché l’indirizzo successivamente dichiarato all’Amministrazione era risultato inesistente; tale circostanza corroborava il rilievo relativo all’irreperibilità. Le censure di difetto di istruttoria, illogicità e irragionevolezza sono state quindi respinte. Le spese di lite sono state compensate per la peculiarità della controversia. È stata confermata l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato e sono stati liquidati al difensore del ricorrente euro 1.200, oltre spese generali e accessori.

Norme richiamate

  • art. 103, comma 10, d.l. 34/2020, convertito dalla l. 77/2020

    non sono ammessi alle procedure previste dai commi 1 e 2 ... i cittadini stranieri ... che risultino condannati ... per uno dei reati previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale o per i delitti contro la libertà personale ovvero per i reati inerenti agli stupefacenti

    La disposizione individua cause ostative all’ammissione alle procedure di emersione; la sua applicazione deve essere coordinata con l’obbligo di valutazione concreta della pericolosità sociale derivante dalla sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023.

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    La previsione sulle condanne ostative al rilascio del permesso di soggiorno non consente automatismi per le condanne relative al reato di cui all’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990, dovendo l’Amministrazione valutare in concreto la pericolosità sociale.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    Il diniego del permesso di soggiorno richiede, nei casi interessati dalla pronuncia costituzionale, una verifica concreta e attuale della pericolosità del richiedente e un adeguato bilanciamento degli interessi coinvolti.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Le condanne per il reato di spaccio di lieve entità rientrano nell’ambito della sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023, sicché non possono determinare automaticamente il diniego; la reiterazione e il concorso con ulteriori elementi possono però fondare un giudizio concreto di pericolosità.

  • art. 380 c.p.p.

    È richiamato dall’art. 103, comma 10, d.l. 34/2020 quale parametro per l’individuazione di reati ostativi.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito la base normativa per disporre l’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi del ricorrente.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    È richiamato, insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante l’oscuramento dei dati identificativi.

  • art. 82 d.P.R. 115/2002

    liquidazione dell’onorario e delle spese al difensore nei limiti dei «valori medi delle tariffe professionali vigenti»

    Consente la liquidazione giudiziale degli onorari e delle spese del difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, tenendo conto dell’impegno professionale.

  • art. 130 d.P.R. 115/2002

    Prevede il dimezzamento dei compensi spettanti al difensore nel patrocinio a spese dello Stato nel processo amministrativo.

Massime di principio

  • A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023, la condanna, anche non definitiva, per il reato di cui all’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990 non può determinare automaticamente il diniego o il mancato rinnovo del permesso di soggiorno; l’Amministrazione deve verificare in concreto e attualmente la pericolosità sociale dello straniero.
  • La valutazione concreta della pericolosità sociale deve considerare, in modo complessivo, la tipologia e la risalenza dei reati, la loro eventuale reiterazione, le ulteriori condotte risultanti dagli atti e la situazione personale, familiare e lavorativa dell’interessato, con adeguata motivazione e bilanciamento tra ordine pubblico e tutela dei diritti dello straniero.
  • Due condanne definitive per reati in materia di stupefacenti, anche se riconducibili all’ipotesi di lieve entità, unitamente a ulteriori condanne o segnalazioni per diverse condotte illecite, possono giustificare un giudizio amministrativo di pericolosità sociale concreta e attuale, purché l’Amministrazione non si limiti al mero automatismo derivante dalla condanna.
  • La valutazione della stabile residenza e dell’inserimento dello straniero può essere negativamente incisa dalla risultanza istruttoria secondo cui l’indirizzo dichiarato all’Amministrazione è inesistente; un contratto di locazione prodotto in giudizio non è di per sé sufficiente a superare tale accertamento.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penali
IstitutiDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaPonderazione degli interessi e interesse pubblico

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