Sentenza n. 424/2026 - Palermo, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di concessione di suolo pubblico per la posa di un dehors in via Maqueda
Esito
La controversia
La società ricorrente ha impugnato il diniego comunale del 28 novembre 2024 relativo all’istanza di concessione di suolo pubblico per un dehors. Il diniego era motivato dal fatto che l’occupazione ricadeva, in parte, nel triangolo di visibilità derivante dall’intersezione tra via Maqueda e via Bandiera, ai sensi dell’art. 18, comma 2, del Codice della strada, secondo il parere dell’ufficio Mobilità. Sono stati dedotti: violazione e falsa applicazione dell’art. 4 del regolamento comunale sui dehors, contraddittorietà con precedenti provvedimenti amministrativi, illogicità manifesta, carenza di istruttoria e difetto dei presupposti; violazione di precedenti ordinanze comunali, dell’art. 4, comma 3, del regolamento dehors, dell’art. 18, comma 2, e di altre disposizioni del Codice della strada; violazione dell’art. 10-bis della legge n. 241/1990, difetto di istruttoria, illogicità e contraddittorietà; violazione dell’art. 1, comma 2-bis, della legge n. 241/1990, degli artt. 2 e 97 Cost., nonché dei principi di buona fede, ragionevolezza, affidamento e leale collaborazione. In sede cautelare il TAR aveva ravvisato profili di difetto di istruttoria e motivazione e di violazione dell’art. 10-bis, ordinando il riesame della vicenda.
La decisione
Il giudizio è stato definito dichiarando la cessazione della materia del contendere. Dopo l’accoglimento della domanda cautelare, il Comune ha annullato in autotutela il diniego impugnato e ha proceduto al riesame dell’istanza. Nelle more del giudizio, l’amministrazione ha infine rilasciato, con determinazione del 9 febbraio 2026, la concessione di suolo pubblico richiesta dalla società, attribuendole il bene della vita perseguito. Il Collegio ha quindi ritenuto venuto meno l’interesse alla decisione sull’originario diniego e ha dichiarato cessata la materia del contendere. Le spese sono state compensate in ragione della peculiarità della fattispecie.
Norme richiamate
art. 4 regolamento dehors del Comune di Palermo
La società ne ha dedotto la violazione con riferimento ai presupposti per il rilascio della concessione di suolo pubblico; il giudizio non ha deciso nel merito tale censura per la sopravvenuta cessazione della materia del contendere.
art. 18, comma 2, Codice della strada
È stato richiamato dal diniego comunale quale fondamento del divieto connesso al triangolo di visibilità presso l’intersezione stradale; la legittimità concreta dell’applicazione non è stata esaminata nella decisione finale.
art. 10-bis l. 241/1990
Il TAR aveva ravvisato, in sede cautelare, un profilo di violazione della disciplina sul preavviso di rigetto e aveva ordinato il riesame; tale questione non è stata definita nel merito nella sentenza finale.
art. 1, comma 2-bis, l. 241/1990
La ricorrente lo ha invocato a sostegno dei principi di buona fede e correttezza dell’amministrazione; la sentenza non ha pronunciato sul merito della censura.
artt. 2 e 97 Cost.
Sono stati richiamati dalla ricorrente in relazione ai principi di buon andamento, ragionevolezza e affidamento; la decisione finale non ha esaminato tali doglianze.
Massime di principio
- Quando, nelle more del giudizio di annullamento, l’amministrazione annulla in autotutela il provvedimento impugnato e adotta un nuovo provvedimento che attribuisce al ricorrente il bene della vita richiesto, viene meno l’interesse alla decisione sull’atto originariamente impugnato e il giudice dichiara la cessazione della materia del contendere.
- L’adozione di un provvedimento favorevole in esito al riesame disposto o sollecitato nel corso del giudizio non comporta, di per sé, una pronuncia sul merito dei vizi dedotti contro il precedente provvedimento, se la domanda processuale è divenuta priva di oggetto.
- La regolazione delle spese può essere disposta mediante compensazione quando la vicenda presenta peculiarità tali da rendere non univoca l’imputazione della soccombenza, anche in presenza di una definizione del giudizio conseguente al rilascio del bene della vita.
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