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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37833/2022 del 06/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della conferma della responsabilità per il reato di usura (capo C) contestando: 1) errata valutazione delle dichiarazioni della persona offesa, ritenute contraddittorie e quindi inattendibili; 2) omessa considerazione dei rilievi del CTP sulla necessità della persona offesa di disporre di denaro contante; 3) errata esclusione dello stato di necessità con riferimento all'attività imprenditoriale della persona offesa, che secondo la difesa non sarebbe stata interessata ai prestiti oggetto d'imputazione.

La decisione

La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi non consentiti e privi della specificità richiesta dagli artt. 581, comma 1, e 591, comma 1, lett. c), c.p.p., ritenendo che le doglianze propongono una rivalutazione fattuale non consentita e che la Corte di appello ha correttamente motivato l'apprezzamento delle dichiarazioni della persona offesa (ritenute attendibili e riscontrate da documentazione bancaria) respingendo punto per punto le censure difensive. Per l'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, constatata la colpa nella proposizione del ricorso, una sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Limita i motivi di ricorso per cassazione richiedendo specificità: il mancato rispetto di tale prescrizione rende il ricorso inammissibile se propone doglianze generiche o riconducibili a rinnovata valutazione di fatto

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Individua le ipotesi di ricorso in cassazione per motivi non consentiti (tra cui la mera rivalutazione delle prove e dei fatti), usata dalla Corte per dichiarare l'inammissibilità del ricorso

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali per il ricorrente quando il ricorso è dichiarato inammissibile; applicata per liquidare le spese a carico del ricorrente

  • Corte costituzionale, sent. 13 giugno 2000 n. 186

    Giurisprudenza richiamata per sostenere che l'inammissibilità derivante da colpa del ricorrente può comportare l'applicazione di sanzioni pecuniarie; la Corte ha ritenuto evidente la colpa del ricorrente nella proposizione dell'atto

Massime di principio

  • La Cassazione non ammette ricorsi che si limitino a proporre una diversa valutazione dei fatti o della prova già compiuta dai giudici di merito; il ricorso deve dedurre violazioni di legge o specifici travisamenti decisivi degli elementi probatori
  • Le contestazioni sulla credibilità della persona offesa devono dimostrare un travisamento probatorio o un vizio motivazionale decisivo, non limitarsi a una lettura alternativa delle dichiarazioni
  • Se la Corte di merito motiva in modo coerente e riscontra le dichiarazioni con documentazione (es. movimenti bancari), tali valutazioni sono difficilmente sindacabili in Cassazione
  • La proposizione di ricorsi infondati o carenti di specificità può comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (anche alla Cassa delle ammende) se ricorre la colpa nella proposizione
  • Per impugnare con efficacia una sentenza penale in Cassazione è necessario centrare censure di diritto specifiche e documentare in modo preciso eventuali travisamenti o omessi esami di elementi decisivi

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